Patto migrazione e asilo. Cosa può cambiare (dal 2024). Dallo screening all’ingresso ai ricollocamenti, sperando funzioni

20 Dicembre 2023
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 Con l’accordo sul Patto migrazione e asilo, “finalmente abbiamo un meccanismo di solidarieta’ obbligatorio, e non e’ una piccola cosa: vuol dire che ciascun Paese membro si assumera’ responsabilita’ attraverso contributi flessibili e volontari”, ha detto Tomas Tobe’ (Ppe), presidente della commissione Sviluppo (Deve) del Parlamento europeo, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles. In base al meccanismo concordato, ogni anno verra’ istituito un fondo di solidarieta’ a cui tutti i Paesi dell’Ue dovranno contribuire con ricollocazioni (cioe’ trasferimenti di un richiedente o di un beneficiario di protezione internazionale dal territorio di uno Stato membro beneficiario al territorio di uno Stato membro contribuente) eo contributi finanziari. Il calcolo del contributo di ogni Stato membro si basera’ sulle dimensioni della popolazione (50 per cento) e del Pil (50 per cento), mentre ogni Paese e’ libero di decidere il tipo di contributo o una combinazione di essi. Gli Stati membri dichiarati sotto pressione migratoria verranno notificati al Consiglio e alla Commissione la loro intenzione di utilizzare il meccanismo e potranno richiedere una detrazione parziale o totale dei propri contributi di solidarieta’.

Il nuovo regolamento, come concordato, fissa la soglia minima per le ricollocazioni a 30 mila richiedenti e il contributo finanziario a 600 milioni di euro. In caso di impegni insufficienti per le ricollocazioni, uno Stato membro beneficiario può chiedere agli altri Stati membri di assumersi la responsabilità di esaminare le domande di protezione internazionale delle persone che devono essere rimpatriate nello Stato membro beneficiario, invece di contribuire con le ricollocazioni. Nel valutare la pressione migratoria, inoltre, viene presa in considerazione anche la situazione specifica dei Paesi con ricorrenti operazioni di ricerca e salvataggio (Sar) alle loro frontiere. Secondo il nuovo Patto, il diritto di richiedere protezione internazionale non comprende la scelta da parte del richiedente di quale Stato membro deve essere responsabile dell’esame della domanda o verso quale Stato membro deve essere ricollocato. Nel processo di identificazione delle persone da ricollocare e del loro possibile abbinamento con gli Stati membri di ricollocazione, si terra’ conto delle vulnerabilità’, comprese quelle dei minori non accompagnati. I contributi finanziari, specifica il Parlamento europeo in una nota, sosterranno le azioni nell’Ue in materia di migrazione, accoglienza e asilo. “Gli Stati membri possono anche fornire sostegno ad azioni nei Paesi terzi o in relazione ad essi, con un impatto diretto sui flussi migratori verso l’Ue”, si legge ancora nel comunicato. 

 In base a questo regolamento, sono previste alcune deroghe. In situazioni di crisi, la registrazione delle domande di asilo potrebbe richiedere fino a 10 giorni, mentre la procedura di frontiera verrebbe prolungata di altre sei settimane sia per le procedure di asilo che per quelle di rimpatrio. In situazioni di afflusso massiccio, infine, la soglia per la procedura di frontiera si applichera’ ai richiedenti con un tasso di riconoscimento fino al 50 per cento, mentre in situazioni di strumentalizzazione, la procedura di frontiera sara’ applicata a tutti gli arrivi. In situazioni di strumentalizzazione, dopo una valutazione individuale, le persone vulnerabili e le famiglie con bambini sotto i 12 anni potrebbero essere escluse dalla procedura di frontiera.

Secondo l’accordo trovato, nel nuovo Patto migrazione e asilo e’ previsto anche un nuovo regolamento sullo screening, secondo cui le persone che non soddisfano le condizioni per entrare nell’ Ue saranno sottoposte a una procedura di screening pre-ingresso, che comprendera’ l’identificazione, la raccolta di dati biometrici, controlli sanitari e di sicurezza, per un massimo di sette giorni. 

I colegislatori hanno infatti concordato una procedura più’ rapida per il riconoscimento o la revoca della protezione internazionale, applicabile in tutti gli Stati membri dell’Ue e che sostituisce le procedure nazionali. Le nuove norme, specifica il Parlamento europeo, renderanno piu’ efficiente l’esame delle richieste di asilo, con un termine di riferimento di sei mesi per la prima decisione e termini piu’ brevi per le richieste manifestamente infondate o inammissibili. Le procedure di asilo di frontiera piu’ rapide – che possono durare fino a 12 settimane – possono essere applicate alle frontiere esterne dell’Ue o in prossimita’ delle zone di transito, mentre i richiedenti asilo le cui domande sono respinte dovrebbero essere rimpatriati in meno di 12 settimane. Le persone considerano un pericolo per la sicurezza nazionale o l’ordine pubblico, o se il richiedente ha ingannato le autorita’ presentando informazioni false sull’identita’ o sulla nazionalita’, e quelle provenienti da Paesi con tassi di riconoscimento dell’asilo inferiori al Il 20 per cento, inoltre, saranno sempre soggette alla procedura di asilo di frontiera subito dopo lo screening. 

 Infine, il Patto prevede la riforma di Eurodac, che mira a identificare in modo piu’ efficace coloro che arrivano nel territorio dell’Ue, aggiungendo alle impronte digitali le immagini del volto ai database delle impronte digitali esistenti e informazioni aggiuntive, tra cui nome, cognome, nazionalita’, dati e luogo di nascita. Le autorita’ includeranno anche informazioni sulle decisioni di allontanamento e rimpatrio o di ricollocazione della persona. 

Le norme si applicheranno adesso anche per i bambini a partire dai sei anni, e non più’ da 14 anni, come in precedenza. In questo modo, si cerca di fare in modo che le autorita’ siano in grado di registrare se una persona puo’ rappresentare una minaccia per la sicurezza, se e’ violenta o armata illegalmente. Queste informazioni, specifica il Parlamento europeo in una nota, “renderanno più facile l’identificazione dei minori non accompagnati che potrebbero fuggire dagli istituti di accoglienza o dai servizi sociali per l’infanzia, e aiutare a tenere traccia dei minori separati dalle loro famiglie che potrebbero essere ritrovati in un altro Stato membro”. L’attuazione e l’implementazione del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo iniziera’ dall’inizio del prossimo anno, “ma richiedera’ un po’ di tempo”, ha spiegato la commissaria Johansson in conferenza stampa a Bruxelles. “Il Patto contiene sia regolamenti, che entreranno in vigore un po’ prima, sia direttive, le quali richiedono agli Stati membri un po’ più’ di tempo per essere implementate”, ha detto Johansson. “Quindi non avremo il Patto completamente attuato nel giro di pochi mesi”, ha avvertito la commissaria europea. L’accordo provvisorio, per poter diventare legge, dovra’ essere formalmente adottato dal Parlamento e dal Consiglio europeo. I colegislatori si sono impegnati ad approvare la riforma prima delle elezioni europee del 2024.

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