Passa la legge che abolisce l’abuso d’ufficio. Nordio: Non è favore a colletti bianchi

10 Luglio 2024
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Dire che l’abolizione del reato di abuso di ufficio è un favore ai colletti bianchi è un”’assurdità che non vale neanche la pena di commentare. Si tratta dell’abolizione di un reato che non aveva nessun significato, paralizzava i pubblici amministratori”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, margine dell’evento alla regione Lazio per il protocollo sulla città giudiziaria di Roma. L’abolizione ”non costituisce minimamente un favore alle organizzazioni criminali, peggio ancora parlare di reato spia che è una bestemmia dal punto di vista giuridico perché un reato o è un reato o non lo è”.

Sono diversi gli interventi contenuti nel disegno di legge, di iniziativa governativa, a firma anche del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, recante modifiche al Codice penale, al Codice di procedura penale, all’ordinamento giudiziario e al Codice dell’ordinamento militare, approvato in via definitiva dall’Aula della Camera.

Viene, infatti, abolito l’abuso di ufficio e si definisce un perimetro ben preciso per il traffico di influenze.

Si introducono l’interrogatorio dell’indagato prima dell’arresto cautelare, un collegio giudicante per gli arresti e la tutela dei terzi nelle intercettazioni, mentre viene limitata l’appellabilità delle sentenze di assoluzione da parte del pubblico ministero.

Il provvedimento, che era stato licenziato lo scorso febbraio dal Senato, si compone di nove articoli. L’articolo 1 reca l’abrogazione del delitto di abuso d’ufficio, previsto dall’articolo 323 del Codice penale, nonché le ulteriori modifiche volte a espungere nelle altre disposizioni del Codice penale il riferimento a tale reato, segnatamente l’articolo 322-bis, nonché l’articolo 323-bis, primo comma, Codice penale, relativo alla circostanza attenuante della particolare tenuità del fatto.

Il testo interviene, poi, sul traffico di influenze illecite, disponendo che le relazioni del mediatore con il pubblico ufficiale debbano essere effettivamente utilizzate, non solo vantate, e debbano essere esistenti, non solo asserite. L’utilizzazione delle relazioni deve avvenire intenzionalmente, allo scopo di porre in essere le condotte che integrano la fattispecie delittuosa. Si prevede che il farsi dare o promettere indebitamente, per sè o per altri, denaro o altra utilità economica, debba essere finalizzato alla remunerazione di un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio o uno degli altri soggetti di cui all’articolo 322-bis, in relazione all’esercizio delle sue funzioni o alla realizzazione di un’altra mediazione illecita.

Le misure recano una nuova, esplicita definizione di altra mediazione illecita, intendendosi per tale la mediazione per indurre il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio o uno degli altri soggetti di cui all’articolo 322-bis a compiere un atto contrario ai doveri d’ufficio costituente reato, dal quale possa derivare un vantaggio indebito. La pena è diminuita da un terzo a due terzi per chi efficacemente si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione degli altri responsabili, ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite. Si estende al reato di traffico di influenze illecite la causa speciale di non punibilità, in presenza di autodenuncia e collaborazione con l’autorità giudiziaria. Ed ancora, si allarga il divieto di acquisizione da parte dell’autorità giudiziaria anche ad ogni altra forma di comunicazione, diversa dalla corrispondenza intercorsa tra l’imputato e il proprio difensore, salvo che l’autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo del reato. Viene introdotto l’obbligo per l’autorità giudiziaria o per gli organi ausiliari delegati di interrompere immediatamente le operazioni di intercettazione quando risulta che la conversazione o la comunicazione rientrino tra quelle vietate.

l provvedimento amplia il divieto di pubblicazione del contenuto delle intercettazioni, consentendone la pubblicazione solo se il contenuto è riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o è utilizzato nel corso del dibattimento. Si stabilisce anche il divieto di rilascio di copia delle intercettazioni delle quali è vietata la pubblicazione, quando la richiesta è presentata da un soggetto diverso dalle parti e dai loro difensori, salvo che tale richiesta sia motivata dall’esigenza di utilizzare i risultati delle intercettazioni in altro procedimento specificamente indicato. Viene precisato che la trascrizione nel verbale è limitata soltanto al contenuto delle intercettazioni rilevante per le indagini anche a favore dell’indagato, e che il contenuto non rilevante ai fini delle indagini non può essere trascritto neppure sommariamente, e nessuna menzione ne può essere riportata nei verbali e nelle annotazioni della Polizia giudiziaria. In questi casi, nelle annotazioni della Polizia giudiziaria, deve essere apposta la dicitura “La conversazione omessa non è utile alle indagini”.

E’ stato, inoltre, introdotto l’obbligo per il pubblico ministero di dare indicazioni e di vigilare sull’attività dell’ufficiale di Polizia giudiziaria, affinché i verbali siano redatti in conformità alle prescrizioni già citate e che, in essi, non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone, nonché quelle che riguardano fatti e circostanze afferenti alla vita privata degli interlocutori, salvo che risultino rilevanti ai fini delle indagini. Non devono essere riportate nei verbali neppure espressioni che riguardano dati personali sensibili che consentano di identificare soggetti diversi dalle parti. Si dispone l’obbligo di stralcio anche delle registrazioni e dei verbali che riguardano soggetti diversi dalle parti, salvo che non ne sia dimostrata la rilevanza. Si amplia, quindi, da un lato, l’obbligo di vigilanza del pubblico ministero sulle modalità di redazione dei verbali delle operazioni – vale a dire i cosiddetti brogliacci -, dall’altro, il dovere di stralcio del giudice. Con l’obiettivo di tutelare al meglio la privacy degli indagati, si introduce per il pubblico ministero il divieto di indicare i dati personali dei soggetti diversi dalle parti nella richiesta di misura cautelare con riguardo alle conversazioni intercettate, salvo che ciò sia indispensabile per la compiuta esposizione.

Via libera all’introduzione dell’istituto dell’interrogatorio preventivo della persona sottoposta alle indagini preliminari, rispetto alla eventuale applicazione della misura cautelare. Sul contenuto dell’interrogatorio preventivo, si interviene sull’articolo 292 del Codice di procedura penale, stabilendo l’obbligo del giudice di valutare, nell’ordinanza applicativa della misura cautelare e a pena di nullità della stessa, quanto dichiarato dall’indagato in sede di interrogatorio preventivo. Si prevede la nullità dell’ordinanza se non è stato espletato l’interrogatorio preventivo o se questo è nullo, in quanto compiuto in violazione delle disposizioni concernenti il contenuto minimo dell’invito. Per quanto concerne l’interrogatorio di garanzia, non sarà più richiesto se è stato svolto quello preventivo. Si inserisce, nel testo, anche un riferimento alla necessaria composizione collegiale, formata da tre componenti, del giudice delle indagini preliminari nei casi di misura di custodia cautelare in carcere. Si attribuisce al giudice in composizione collegiale la competenza a decidere l’eventuale aggravamento della misura cautelare con l’applicazione della custodia in carcere e si prevede, in questo caso, che la disposizione trovi applicazione decorsi due anni dall’entrata in vigore della legge. Viene rimessa al giudice in composizione collegiale la competenza a decidere sull’applicazione di una misura di sicurezza provvisoria quando essa è detentiva, mentre l’informazione di garanzia dovrà essere trasmessa a tutela del diritto di difesa e dovrà contenere la descrizione sommaria del fatto. Sarà necessario che si proceda alla notifica dell’atto da parte della Polizia giudiziaria solo in situazioni aventi carattere di urgenza, tali da non consentire il ricorso alle modalità ordinarie.

Quanto alla impugnazione, da un lato non sarà più necessario ricevere specifico mandato a impugnare, dall’altro il pubblico ministero non potrà appellare le sentenze di proscioglimento per i reati previsti dall’articolo 550, commi 1 e 2, del Codice di procedura penale, i cosiddetti reati bagatellari che per la loro minima lesività hanno minore rilevanza sociale. L’articolo 3, introdotto al Senato, è in materia di archivio delle intercettazioni. Si prevede un aumento del ruolo organico della magistratura ordinaria, da destinare alle funzioni giudicanti di primo grado, a decorrere dal primo luglio 2025, di ulteriori 250 unità, e si chiarisce che il requisito dell’età, non superiore ai 65 anni, dei giudici popolari deve essere riferito al momento in cui il giudice popolare viene chiamato per sorteggio. Si interviene, infine, in materia di procedimenti giudiziari nelle procedure per l’avanzamento al grado superiore dei militari.

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