Palamara: Stati generali di “Oltre il sistema” il 23 luglio a Roma

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“La mia e’ una proposta per l’Italia e dunque al tema centrale della giustizia verranno affiancati declinandola altri temi, dall’ambiente al lavoro, dalla guerra all’euro, dall’economia alla scuola, dall’informazione alle piccole e medie imprese, dalla sicurezza alla immigrazione, dalla giustizia sociale alle pensioni, dal pubblico impiego alle forze dell’ordine agli ordini professionali – avvocati, notai, giornalisti, medici, assicuratori, etc etc – dal sindacato alle confederazioni, dalle politiche giovanili alle pari opportunità. Tutti questi temi verranno seguiti e sviluppati dagli amici e dalle amiche che aderiranno a questa nostra battaglia collettiva per una Italia più giusta. Ho deciso infatti di continuare – estendendolo ad altri che lo hanno condiviso – la mia marcia per la verità e per la democrazia in questo Paese. E invito tutti coloro che condividono questo messaggio a metterci la faccia insieme a me e scendere in campo per far sì che la giustizia sia un tema dirimente è imprescindibile per le elezioni del 2023. Questo appello e’ rivolto a tutti, destra, sinistra, centro, astenuti, apolitici e vuole essere una piattaforma iniziale su cui innestare con forza un movimento riformatore nuovo. E’ con questo appello che invito tutti sabato 23 luglio alle ore 11 Presso l’hotel Baglioni, in Via Veneto 72, a partecipare agli Stati Generali di ‘Oltre il Sistema’”. Lo scrive in una nota Luca Palamara, ex membro del Consiglio superiore della magistratura ed ex presidente dell’Anm. “Parlare di giustizia oggi equivale a parlare di democrazia e di libertà. Pensare per il legislatore e per i leader politici di ignorare un tema così importante come quello della Giustizia e dei meccanismi che regolano le nomine e le cariche all’interno della Magistratura significherebbe non avere a cuore l’agibilità democratica del Paese in cui viviamo. Il tema della giustizia infatti ha appassionato da sempre i filosofi, e’ un dibattito lungo quanto la storia dell’umanità. E si intreccia col concetto di democrazia, o meglio, va di pari passo con le forme di governo che hanno attraversato i secoli. Ciò che era giusto per la legge del taglione, oggi e’ per noi un abominio, ma la giustizia varia da cultura a cultura. E ciò che per una Nazione e’ equo e sensato, non lo e’ per un’altra. Basti pensare alla sharia dove c è una sovrapposizione tra norma religiosa e codice civile. Le democrazie occidentali per come le conosciamo dalla rivoluzione francese in poi hanno come caratteristica irrinunciabile la separazione dei poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario”.

“E’ compito delle forze democratiche – continua la nota – vigilare affinché non ci siano travalicazioni, affinché un potere non ingerisca l’ambito dell’altro condizionandone il corso. Oggi siamo a un punto di non ritorno. La retorica che per decenni ha attraversato la magistratura non e’ più sostenibile. Non possiamo ignorare le storture di cui si è resa protagonista la Magistratura: siamo passati da una magistratura che ha avallato le leggi razziali contro gli Ebrei, ad una magistratura composta dai Togliattini, nominati dal ministro di Grazia e Giustizia Togliatti senza concorso per riequilibrare una casta di magistrati troppo succube del regime fascista, ai magistrati eroi di Tangentopoli che però hanno in gran parte buttato a mare il garantismo che dovrebbe essere proprio di un Paese democratico, ai magistrati icone della guerra alla mafia e morti negli attentati come Falcone e Borsellino (da ricordare lo sciopero che fece la magistratura contro Falcone e contro la super procura). Troppe contraddizioni hanno attraversato il mondo delle toghe, troppe interazioni tra magistratura e politica hanno inquinato l’autonomia della magistratura e hanno parificato il mondo dei magistrati ad un manuale Cencelli in sedicesimi, dove gli equilibri sono venuti spesso prima del merito e della verità”.

“Una corsa smodata – continua Palamara – al carrierismo e ai fuori ruolo presso gli uffici legislativi di Camera e Senato e dei Ministero: rendite di posizione, di relazioni, di visibilità. Ecco io credo che questo Sistema come chiedono oggi tanti magistrati estranei a questo meccanismo vada abbattuto. Ho provato sulla mia pelle cosa significhi andare contro un Sistema che si regge da anni e determina l’inizio e la fine di un leader politico, la fine ad orologeria di governi eletti dal popolo. Io credo che oggi dopo che si è squarciato il velo di ipocrisia che attanaglia da decenni la Giustizia nelle sue poliedriche forme, sia giunto il momento di dare un taglio secco col passato e di cancellare per sempre il ricorso strumentale all’uso politico della giustizia per favorire gli amici applicando la legge solo contro i nemici e interpretandola a favore dei primi”.

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