Nuovo governo. Dipende dai punti di vista

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di Giovanni Robusti – Nuovo governo. Dipende dai punti di vista. Non mi riferisco alle opinioni. Mi riferisco proprio dall’angolazione con cui lo si guarda.

Se voleva essere un governo per gestire la situazione a breve termine, 1 anno: bene. Tecnici e politici preparati nei punti strategici. I punti che andranno sotto tensione nei prossimi mesi. I ministeri dovranno lavorare e produrre risultati e non chiacchiere. Gli altri? Non avranno tempo né per nuocere, né per fare miracoli. Galleggeranno. E per galleggiare non ci vuole un genio.

Se voleva essere un governo di lunghe vedute: male. Troppe teste riciclate. Politici o politicanti di lunga carriera. Non possono fare bene, presto e in silenzio. Lo avrebbero fatto anche prima.

Se voleva essere un governo per rimettere in carreggiata i partiti dando loro uno spazio per fare politica in Parlamento e quindi tra i cittadini: male, se non peggio. Tre ministeri cadauno. Tutti allineati. Si potranno beccare tra di loro come i polli di Renzo nei Promessi Sposi. Ma dovranno bere l’amaro calice di scelte impopolari senza fare troppo rumore e nemmeno mettere troppi paletti. Saranno sempre più insignificanti agli occhi della gente. Uguali, vuoti e costretti a stare zitti.

Mario Draghi è serio, bravo e capace. E lo si è visto bene in questo frangente. Ma non fa miracoli. E senza miracoli un prezzo da pagare in questa rivoluzione più imposta che voluta, ci sarà. Come al solito non lo pagano quelli che hanno di più ma sempre e solo quelli che hanno di meno.

E a raccogliere i frutti saranno la Meloni e chi, ancora non si vede all’orizzonte, saprà cogliere il malcontento che aumenta di temperatura sotto la cenere. Come lo furono Bossi, Grillo forse in parte anche il Renzi prima maniera. Tutti in tempi diversi ma comunque recenti. Tempi e malumori dai quali non siamo ancora usciti.

Mario Draghi ha svolto egregiamente il compito. Deve risolvere 3 problemi a breve termine. Ha messo in campo lo strumento giusto o il meno sbagliato. Adesso lasciamolo lavorare. Il resto? Lo vedremo a tempo debito. Ora. Oggi, non abbiamo gli strumenti nemmeno per immaginarlo.

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