Nasce la nuova internazionale sovranista. Modelli di civiltà? Orban, Morawiecki e Bolsonaro

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di Roberto Gremmo – Anche nell’Albania comunista si tenevano le elezioni ed il consenso popolare era, va da sè, plebiscitario. Ma ogni volta il Partito al potere obbligava qualcuno fra i militanti più fedeli a votare no alla lista unica, perché era meglio far vedere che c’era libertà d’opinione.

Nella nuova e democraticissima Lega del Capitano questa regola non vale e tutti, proprio tutti, devono allinearsi, perché colui che ogni cosa sa e vuole impone un ferreo unanimismo conformista. La Lega è mia e la gestisco io. Non v’è da stupirsi. Come sempre ci ricorda nelle ricorrenti interviste su “Repubblica” l’ex ministro Maroni, la nuova ma sempre rancida Lega è l’unico partito leninista italiano, definizione diplomatica per non dover ammettere che è un sodalizio “totalitario”.

Come l’apparato della Russia d’altri tempi ma anche analogo a quello della nostrana milizia patriottica che ricorda i fasti del ventennio. Tutti uniti, zitti e mosca, unanimi e compatti, confinando il sempre più debole e rancoroso dissenso nell’imbelle mugugno e nelle interviste con annessa smentita immediata. Del resto, il personale politico della Lega in salsa mohitista è questo, tenuto sulla corda da promesse di carriera e minacce di emarginazione. Pronto ad essere presto sostituito dalla nuova, giovane e balillesca classe dirigente che si forma e cresce nel culto del capo invitto frequentando i corsi di formazione politica dove disciplina e fedeltà sono regole ferree.

Intanto maturano i tempi per nuove, più istruttive lezioni perché nel suo tarantolato agitarsi il funambolico capitano si prepara ad un più stretto sodalizio con uomini di lungimiranti visioni che possono dare esempi eccelsi di buon governo e di equilibrio democratico e istituzionale. Riforma della giustizia? Chi più esperto dell’alleato polacco Morawiecki che ha trasformato la magistratura di Varsavia in uno strumento pilotato dalla politica.

Immigrazione? Magistrale la scelta di Orban di risolvere il problema chiudendo l’Ungheria col filo spinato, esempio eccelso che il Capitano potrà imitare rialzando lungo le coste il vecchio Vallo mediterraneo con torrette d’avvistamento e mine antisbarco.

Svolta ecologica? Ce la insegna in Amazzonia il quasi veneto Bolsonaro che ha quasi distrutto il polmone verde del continente e al contempo si è dimostrato un campione di autonomia, identità dei popoli e rispetto delle tradizioni locali togliendo senza pietà le fonti di vita delle popolazioni autoctone delle foreste devastate. Nasce la nuova internazionale sovranista. E quelli che per viltà o conformismo non battono ciglio dovrebbero solo vergognarsi.

Foto di Henry & Co.

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