Ma la Repubblica italiana sta copiando dalla democratica Romania di Ceausescu?

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di Ettore Beggiato – Nell’estate del 1988 con il mio amico Pericle abbiamo fatto un giro nella Romania di Ceausescu … non vi dico le avventure, a partire dalla frontiera dove restammo fermi 3-4 ore e dove ascoltarono perfino le cassette del mangianastri.

Siamo partiti con l’atlante perché in occidente non c’erano cartine della Romania, avevano paura di essere invasi. Il bello è che le cartine non c’erano, per la stessa ragione, neanche in Romania con le difficoltà per orientarsi che tutti potete immaginare. Mi ero messo in testa di arrivare in quei villaggi della Transilvania a maggioranza ungherese che il buon Ceausescu aveva deciso di radere al suolo portando gli abitanti in qualche ghetto delle sterminate periferie di Bucarest, così imparavano a insistere di parlare la lingua magiara.

Grazie a una soffiata che avevo ricevuto in una chiesa di Cluj c’eravamo anche arrivati in zona, peccato che ci fosse una striscia bianco e rossa e una pattuglia della Securitate che ci disse, in maniera piuttosto brusca, “di qui non si passa, tornate indietro”: se ci penso cosa abbiamo rischiato mi vengono ancora adesso i brividi. L’incoscienza della giovane età…

Dico questo perché ho potuto toccare con mano cosa fosse il regime comunista di Ceausescu, l’onnipotenza della Securitate, l’onnipotente e onnipresente polizia segreta.
In una popolazione di circa 15 milioni di abitanti, fonti attendibili parlavano di 11-12 mila agenti e di circa mezzo milione di informatori … la gente faceva la fame, ma al regime questo interessava relativamente poco.
Ecco, ho come l’impressione che la repubblica democratica italiana si stia incamminando verso un simile radioso avvenire …

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