Bloccate tutto! Il veicolo di contagio sono quelli al parco o i 5 lombardi su 10 costretti ad andare a lavorare, magari sui mezzi?

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di Sergio Bianchini – Ridicoli ed inquietanti le minacce contro i “passeggiatori”.

“Vi abbiamo chiesto gentilmente di uscire solo in caso di necessità o per la corsetta o per il cane. Ma se continuate ad uscire bloccheremo tutto con le brutte maniere”

L’ira dei vertici politici e sanitari contro i passeggiatori è ridicola ed inquietante. Vediamo perché.

Su dieci persone residenti in Lombardia ogni mattina 5 vanno a lavorare. Quindi escono per 8 o dieci ore ed hanno innumerevoli contatti con persone e cose sui mezzi e nelle aziende.

Dei cinque rimasti a casa due o tre escono per fare la spesa o per visite mediche o per assistere familiari non conviventi che ne hanno assoluta necessità.

Uno (o piu) esce anche per portare il cane nel praticello limitrofo.

Basta ragionare un pochino per capire che i passeggiatori sono una insignificante minoranza e che correndo o camminando in percorsi non affollati e stando distanziati non possono incidere sulla propagazione dei virus sulla quale invece incide fortissimamente il primo 50% che va fuori tutto il giorno e la sera torna a casa.

Ma anche chi va a fare la spesa contatta, anche solo tramite i soldi, l’ambiente virale. In Cina le banche trattenevano i soldi e li disinfettavano. Abbiamo visto inoltre quanta disinfestazione ambientale grande e piccola con macchinari fumiganti si facesse. Da noi non si vede niente, solo la predica serale e il martellamento sullo stare in casa generico e mai analitico.

I toni minacciosi oltre che inutili sono anche inquietanti perché dimostrano la mancanza di idee concrete per un contenimento reale. Il metodo unico nazionale è assurdo. Troppo duro in alcune regioni e troppo debole in altre, le nostre.

Nella macroregione nord alcune province andrebbero bloccate totalmente. Quando i nostri dichiarano enfaticamente” blocchiamo tutto” si riferiscono a quelli che non vanno a lavorare e quindi rinunciano a isolare la principale fonte di contagio.

Le province più infettate andrebbero davvero chiuse del tutto nel senso di bloccare anche le attività lavorative.

Inoltre le mascherine dovrebbero essere già da 4 settimane obbligatorie.

Blocco delle attività lavorative mirato e circoscritto, assieme alle altre misure sugli assembramenti già in atto, e mascherine obbligatorie generalizzate: due cose semplici di cui i nostri governanti anche nordici non parlano.

Per fortuna Zaia, supportato da un ammirevole editore veneto, ha sostenuto la diffusione (ma non ancora l’obbligo) di una consistente quantità di mascherine. Tenendo conto che il veneto ha quasi 5 milioni di abitanti e che le mascherine andrebbero cambiate spesso, qualcuno dice una volta al giorno, ci vuole una produzione di uno o due o tre milioni al giorno.

In Lombardia dove la popolazione è di 10 milioni di abitanti servirebbero da 2 a 4 a 6 milioni di mascherine al giorno. Ogni comune dovrebbe attivarsi per produrle in proprio, usando sia le piccole aziende locali che i volontari. Varie migliaia al giorno per comune, da distribuire gratuitamente con l’obbligo di indossarle. Tra i volontari io mi proporrei immediatamente e credo anche tutte le sarte volontarie delle parrocchie che 2 volte la settimana lavorano per la Caritas.

Voi sentite qualche considerazione su questo? Io no.

Sento solo minacce martellanti e crescenti verso quell’1 per cento, o meno, che, da solo, fa un giretto intorno a casa sfinito dall’ozio.

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