L’Ungheria non è Orban e Salvini

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di Cassandra – Si parla di muri anticlandestini, di difesa dell’identità. Il ministro Salvini facendo tempo fa la sua prima visita a Orban scopriva la “resistenza” all’invasione. Sì, ma quale? Come si fa presto a dimenticare. Eppure la storia è passata lasciando un segno nel solco dell’Europa fragile e smemorata. Ungheria, 1956. Il popolo si ferma e fa barricate contro la “normalizzazione” dei democratici comunisti.

Si legge nella didascalia della Domenica del Corriere dell’11 novembre di quell’anno: “Ungheria eroica. Nel nome della libertà e della vera democrazia gli insorti magiari strenuamente combattono, suscitando ammirazione in tutto il mondo civile, contro gli oppressori del loro paese.

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Sulle barricate erette nel cuore della città e dei villaggi, all’ombra della bandiera, che ha gli stessi colori della nostra, accanto agli uomini lottano, con pari valore e spirito di sacrificio, le donne, le madri, le spose e sorelle dei patrioti”.

La rivolta ungherese del 1956, ebbe come risposta la repressione dell’Armata rossa. Morirono 2.700 ungheresi, ci furono migliaia di feriti e 270mila ungheresi lasciarono il loro paese. Dovettero passare decenni prima che la democrazia potesse tornare. Ma d’altra parte nel dna del popolo ungherese c’è più memoria di altri popoli:   due secoli di dominio turco sull’Ungheria. Secoli di orrori.

Forse per questo il preambolo tanto criticato merita di essere ancora riletto per comprendere cosa sia la sovranità per il popolo ungherese. Qualcosa di diverso dal sovranismo de noartri.

«Dio benedica l’Ungheria!

Noi, membri della Nazione ungherese, all’inizio del nuovo millennio, nella nostra responsabilità davanti a tutti gli Ungheresi, dichiariamo quanto segue:

Siamo fieri che il nostro re Stefano il Santo mille anni fa abbia fondato lo Stato ungherese su solide fondamenta e abbia reso la nostra patria parte dell’Europa cristiana.

Siamo fieri dei nostri antenati, che combatterono per la salvaguardia, la libertà e l’indipendenza della nostra patria.

Siamo fieri delle straordinarie opere spirituali degli uomini e delle donne ungheresi.

Siamo fieri che il nostro popolo abbia difeso per secoli l’Europa, combattendo per i suoi valori e accrescendoli con la propria dedizione e il proprio zelo.

Riconosciamo il Cristianesimo come forza che tiene insieme la nazione. Rispettiamo le diverse tradizioni religiose del nostro Paese.

Giuriamo di conservare l’unità spirituale e culturale della nostra nazione, più volte lacerata nelle tempeste del secolo appena concluso.

Ci impegniamo a difendere e salvaguardare la nostra eredità, la cultura ungherese, la nostra lingua così unica, i valori realizzati dall’uomo e dati dalla natura nel bacino dei Carpazi. Consapevoli della responsabilità che abbiamo davanti ai nostri discendenti, tuteliamo i fondamenti della loro futura esistenza mediante l’uso prudente e accurato delle risorse materiali, culturali e naturali.

Crediamo che la nostra cultura nazionale possa offrire un ricco contributo alla complessità dell’unità europea.

Rispettiamo la libertà e la cultura degli altri popoli e ricerchiamo la collaborazione con tutti popoli del mondo.

Professiamo che il fondamento dell’esistenza umana è la dignità dell’uomo.

Professiamo, quindi, che la libertà del singolo può svilupparsi solo nella collaborazione con gli altri.

Professiamo, inoltre, che condizioni essenziali della nostra vita comune sono la famiglia e la nazione, che i valori fondanti la nostra reciproca appartenenza sono la fedeltà, la fede e l’amore.

Professiamo che fondamento della capacità di comunità e dell’onore di tutti gli esseri umani c’è il lavoro, efficace espressione dello spirito umano.

Ci riconosciamo nel comandamento di sostenere chi è nel bisogno e nella povertà.

Riconosciamo che la piena realizzazione della sicurezza, dell’ordine, della giustizia e della libertà è il fine comune dei cittadini e dello Stato.

Professiamo che una corretta sovranità statale si ha solo là, dove lo Stato è al servizio dei propri cittadini e ne cura gli interessi con equità, senza abusi e faziosità.

Onoriamo le conquiste della nostra costituzione storica e la Santa Corona che impersona la continuità statale e costituzionale dell’Ungheria.

Non riconosciamo la forma in cui la nostra costituzione è stata attuata durante le occupazioni straniere. Rifiutiamo di considerare prescritti i crimini disumani compiuti contro la nazione ungherese e i suoi membri durante il regime delle dittature nazionalsocialiste e comuniste.

Non riconosciamo la continuità giuridica della costituzione comunista del 1949, che è stata a fondamento di un regime tirannico, e per questo ne dichiariamo l’invalidità.

Siamo d’accordo con i deputati del primo libero parlamento che, nella loro prima delibera, hanno dichiarato che la nostra attuale libertà è scaturita dalla rivoluzione contro il comunismo mondiale e dalla lotta per la libertà del 1956.

Consideriamo il 2 maggio 1990, quando si costituì la prima rappresentanza popolare liberamente eletta, come data della ricostituzione della nostra sovranità statale, perduta il 19 marzo 1944.

Dichiariamo che, dopo i decenni del secolo XX che hanno prodotto gravi sconvolgimenti morali, abbiamo bisogno di un rinnovamento spirituale e culturale.

Confidiamo in un futuro plasmato da noi tutti, insieme, e nella vocazione della giovane generazione. Crediamo che i nostri figli e i nostri nipoti, con le loro capacità, la loro perseveranza e la loro energia spirituale, renderanno di nuovo grande l’Ungheria.

La nostra Costituzione è il fondamento del nostro ordinamento giuridico: un contratto tra gli Ungheresi del passato, del presente e del futuro, una cornice vivente che esprime la volontà della nazione e la forma in cui noi desideriamo vivere.

Noi, cittadini dell’Ungheria, vogliamo fondare l’ordinamento del nostro Paese sulla collaborazione di tutti i membri della nostra nazione».

Traduzione dalla versione tedesca a cura di Giuseppe Reguzzoni

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