L’ultima porcata. Cambiare la legge elettorale regionale in Liguria e Puglia prima del voto

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di Luigi Basso – Il 23 novembre 2012, con la legge n. 215, erano state introdotte disposizioni per garantire la parità di genere nell’accesso alle elezioni amministrative dei comuni sopra i 5000 abitanti e dei consigli regionali.


Molte regioni, come la Liguria e la Puglia hanno, legittimamente, ritenuto di non applicare quella normativa nazionale, poiché la materia elettorale regionale è competenza delle regioni: l’art. 117 della Costituzione è chiaro.


Dopo 8 anni, senza che sia mai stata sollevata una questione di illegittimità costituzionale sul tema, il Governo Conte, con un comunicato stampa a seguito di una informativa del Ministro Boccia, ha scoperto, con finta sorpresa, che molte regioni non avevano applicato la legge n. 215.


Guarda caso, l’ineffabile marito della De Girolamo ha scoperto il segreto di Pulcinella proprio alla vigilia delle elezioni regionali in Puglia e Liguria.
A stretto giro, con strano sincronismo, le due giunte regionali di Liguria e Puglia hanno contemporaneamente e rapidissimamente abdicato alla loro competenza in materia elettorale dichiarando di adeguarsi al comunicato stampa del Governo: infatti Conte, ben sapendo che in questa materia non aveva titolo per imporre alcunché, non poteva far altro che emettere una nota che i Governatori avrebbero dovuto respingere al mittente.


Invece le Giunte delle due regioni interessate alla prossima tornata elettorale si sono in poche ore inchinate a Conte e, per evitare non meglio precisati ricorsi o l’intervento sostitutivo del Governo (che peraltro neppure ha minacciato poiché sarebbe stato illegittimo in materia come risulta dall’art. 117 della Costituzione), hanno già approvato modifiche alle loro leggi elettorali.


Per risolvere i problemi dei cittadini dormono della grossa, ma per tutelare le loro poltrone sono lesti e veloci.
Naturalmente, non ci sarebbe bisogno neanche di dirlo, le modifiche vanno al di là dell’introduzione del voto di genere e spaziano dal listino al numero di candidati e altre sottigliezze.
Tale circostanza rende palese che la parità uomo donna è stata utilizzata come cavallo di Troia per inserire modifiche maligne alla legge elettorale in piena campagna elettorale.


Il cambio delle regole mentre si gioca la partita è un golpe bianco che denota solo il terrore dei Governatori per il giudizio degli elettorali sul loro inutile quinquennio conclusosi con la situazione delle loro rispettive regioni in netto peggioramento rispetto al 2015.
Il Governo ha fornito la sponda politica alla turpe ed ignobile operazione golpista, evidente indizio dell’esistenza di una ammucchiata di potere per cercare una mutua assistenza e soccorso in vista dello tsunami finanziario e sociale che si avvicina.


Lo tsunami, va detto, è stato pure innescato da una classe politica incapace di gestire l’emergenza Coronavirus, sia a livello romano che regionale.
Una classe politica filo tedesca e filo cinese che si stringe a coorte prima dell’immancabile rovina.
Ma prima di cadere hanno voluto propinare l’ultima porcata.

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