L’intervista – Grimoldi: L’80-90% dei dirigenti dà ragione al Comitato Nord. La Lega non può essere prigioniera di 10 persone nominate calate dall’alto

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di Stefania Piazzo – E’ l’Immacolata e Paolo Grimoldi sta per andare a portare i suoi saluti a Umberto Bossi, a Gemonio. Ma prima si concede in una lunga videointervista organizzata dal NordEst Quotidiano-Vivi Italia Tv e alla quale partecipa la Nuova Padania.

Grimoldi ha ribadito che il Comitato Nord nasce per ritrovare una visione, un progetto politico, per tornare a parlare di Nord. La Lega nata al Nord per rivendicare la libertà dei territori, la meritocrazia nella macchina pubblica, oggi deve tornare ad avere una identità.

Grimoldi va diritto al punto. “Con Fratelli d’Italia non siamo un partito unico, con Forza Italia non siamo un partito unico. Non siamo uguali. Se però FdI prende dalle due e alle tre volte i voti che prendeva la Lega in Lombardia e Veneto, delle due l’una, o FdI ha iniziato a parlare al Nord o è la Lega che ha smesso di parlare al Nord. Il Comitato del Nord nasce su sollecitazione di Bossi, perché un partito senza una identità è destinato a morire. Se sei la brutta copia di FdI la gente vota l’originale. Doveva arrivare Umberto Bossi per ricordare questo? In un mese e mezzo siamo nel 60% delle province lombarde, arriveremo anche in Veneto e in altre regioni. C’è una Lega che non vuole essere un ibrido con Fratelli d’Italia, senza una visione”.

Grimoldi, c’è una questione aperta ed è la rappresentanza del Nord, la macroregione, la questione settentrionale, bandiera che ha alzato la Moratti. Sono temi che non si sentono da un decennio. La domanda, che è poi l’obiezione che viene fatta, è “Ma voi, in tutti questi anni, dove eravate finiti?”. Occorreva Bossi per dare voce al malessere che monta, non da settimane, da mesi, da tanto dentro il contenitore della Salvini Premier?

“Sì, ci voleva Bossi. Tutta la classe dirigente della Lega, diciamo all’80-90% la pensa così”.

Questa è una dichiarazione molto importante, ci sta dicendo che quasi tutto il partito è sulla linea bossiana del Comitato Nord, per una Lega delle origini?

“Più che delle origini, è una Lega che guarda al futuro. Non può esistere uno stato assistenziale, che non promuove la responsabilità, e quindi l’autonomia dei territori dallo stato centrale. La Lega ha radici passate? Sì. Siamo orgogliosi di quelle radici? Sì. Io e tutti i dirigenti della Lega, dai cosiddetti governatori, i cosiddetti salviniani, ai cosiddetti amministratori di primo piano che non si espongono in privato non ce n’è uno che ti dica che il Comitato del Nord non abbia ragione. L’altro giorno parlavo con un parlamentare in carica che ha parlato con tanti colleghi. E mi ha riferito così: “Non ce n’è uno neanche per sbaglio che non ti dica che il Comitato non ha ragione”.

Quindi le visioni sono due. Quella salviniana non è più maggioritaria?

“C’è una classe dirigente minoritaria che ha incarichi di nomina da parte del vertice che invece manda diffide, preoccupata del Comitato del Nord? Sì, ma la Lega non può essere prigioniera di 10 persone nominate calate dall’alto, ma non elette neanche nel condominio di casa loro. Questi 10 contano, perché sono nominati dall’alto, ma non possono cambiare le sorti della Lega”.

C’è un problema di rappresentanza dentro la Lega, ma, prosegue Grimoldi nel corso della videointervista con il collega Stefano Elena, “non è mai visto che i territori vengano rappresentati da persone decise dall’alto. La Lega per 30 anni ha posto la questione dei prefetti, figure nominate dallo Stato centrale, che nulla hanno a che fare con i territori. Non è possibile nella Lega definirsi autonomisti e allo stesso tempo non riconoscere dignità, rispetto e orgoglio al popolo veneto di eleggersi un proprio segretario. Per quale motivo, il segretario in Veneto non è scelto dai veneti ma è calato dall’alto…. Così si avvilisce lo spirito identitario delle comunità locali”.

La Moratti ha fatto una dichiarazione che ha sparigliato, dando una apertura ai bossiani in vista alle regionali. Ci sono sondaggi che la vedono in avvicinamento al candidato Fontana. Resta il fatto politico. Grimoldi, questa apertura come la interpreta, considerando che è un’apertura che ha ripercussioni lombarde ma anche romane?

“Va fatta una premessa. Noi siamo militanti della Lega, noi sosterremo il governatore Attilio Fontana. Per quanto mi riguarda ha tutto il mio sostegno. Che il Comitato del Nord stia sparigliando le carte della politica è un dato di fatto. La Moratti ci fa la corte, il Pd ci osserva come i veri e sinceri autonomisti. Gli alleati di centrodestra ci ritengono affidabili. All’interno del Comitato ci sono persone di primo piano, c’è il sindaco più importante che la Lega ha in Lombardia, a Pavia, Fabrizio Fracassi. Ci sono rappresentanze nelle province di Bergamo e Brescia… Dopo di che noi siamo della Lega, lavoriamo per rinnovarla, non per spaccarla. La Moratti pone la questione ma è normale, gli spazi vuoti non esistono. Se non lo dice la Lega che serve l’autonomia, arrivano altri a farlo”.

Poi Grimoldi vira sulla questione Sicilia, col governatore di un partito alleato che dell’autonomia non vuole sentirne parlare.

“Fa il suo mestiere – commenta -. Tutela gli interessi dei siciliani, a scapito di altre regioni che continuano a pagare smenandoci come nel caso della Lombardia con 6500 euro l’anno per cittadino per mantenere comparti di statalismo, di assistenzialismo… Mi stupisco che però non lo dica più la Lega che bisogna tenere le risorse dpove vengono prodotte, mi stupisco che la Lega non risponda a Schifani, che non porti in palmo di mano l’azione di Calderoli sull’autonomia, che la priorità non sia fare infrastrutture al Nord ma in altre zone del paese, fondamentali anche quelle, ma in un paese normale prima si pensa alla locomotiva che traina tutti quanti poi si pensa ai vagoni”.

Grimoldi, l’elettore lombardo è pragmatico, più di altri. Non è tanto “la Moratti cosa dice”, piuttosto la domanda è “perché la Lega ha perso consenso?”. Un Nord mitteleuropeo, è stato barattato per altri “sogni”, ovvero…. “vi tolgo tutte le accise”, “mando a casa 500mila clandestini”, “in 15 minuti al primo consiglio dei ministri si fa l’autonomia”… La realtà dice che la Salvini Premier ha perso la sua spinta. Ma dietro l’angolo cosa c’è?

“Non so cosa c’è dopo Salvini. Tutti servono, nessuno è indispensabile. Bossi è indispensabile. Il nome del segretario non mi interessa, Salvini o altri. Mi interessa il sogno, il progetto e dove si vuole andare. La gente deve essere padrona a casa propria. Voglio uno stato federale, voglio modernizzare la macchina dello stato. E’ il dna della Lega, da rimodulare in chiave moderna ma se è una cosa diversa, senza progetto sei destinato a fallire. Coi i voti presi il 25 settembre, se si scomputa l’8,8%, regione per regione, vi accorgete di un dato drammatico. L’8,8% è il dato nazionale, ma al Nord la Lega ha preso come quando presentandosi fino all’Umbria prendeva meno del 3,9%. Al Nord siamo al minimo storico, abbiamo abdicato a rappresentare le aree produttive del paese. Un tempo il 5% nazionale significava il 30% in Veneto, il 25% in Lombardia”.

“Io sono uno che però non abbandona la nave – racconta ancora Grimoldi -. Dentro la Lega cambiamo la Lega, difendiamola, rinnoviamola”.

Cosa ha pensato due anni fa quando uscì la nuova padania, dopo anni di silenzio?

“Grande simpatia, grande soddisfazione, 180 minuti di applausi. Anche voi siete una stella nel buio che dà speranza. Siete vicini ma paralleli. Più si entra in sinergia più si arriva ad un obiettivo comune per il Nord”.

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