L’INTERVISTA – Ferrari Nasi: avanti così, la destra (quella originale) scipperà il Nord a Salvini

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di Nori Tessari – In questi mesi lo scenario politico sembra aver mutato le prospettive. Era prevedibile? Lo abbiamo chiesto in una lunga chiacchierata ad Arnaldo Ferrari Nasi, sociologo e tra i più importanti studiosi dei fenomeni politico-culturali in Italia, fondatore della testata Analisi Politica. Ed ecco cosa è emerso dal fluire del nostro incontro.

“Certamente. Gli scenari politici, in Italia, ruotano ogni sei/dodici mesi. In termini di marketing si parlerebbe di “wave” e sarebbero attentamente studiate. Andiamo a ritroso, un anno fa ci trovavamo nel pieno del governo gialloverde, con Salvini ai massimi: scenario diverso, anzi diversissimo. Prima c’è stato il periodo preelettorale, con un centrodestra mellifluo, che aveva deciso di NON aderire al patto di alleanza: scenario mutevole definizione, deciso dai protagonisti. Prima ancora Gentiloni, un annetto, che doveva essere un succedaneo di Renzi ed invece si è poi trovato protagonista ben inserito nel ruolo. E il Grande Matteo: da eroe nazionale a decaduto nazionale, tutto mentre era premier e la squadra era la stessa. Prima ancora, un anno con “stai sereno Enrico”. Ci siamo fatti il giro di due legislature, bisogna continuare… pensi allora alla XVI Legislatura, nel 2008 il Cdx ha stravinto, poi Fini ha cominciato a litigare, poi la crisi economica, poi Monti. E poi gli scenari cambiano più rapidamente dei governi stessi. Insomma, il Covid non c’entra nulla, è solo stato un accadimento come ce ne sarebbero stati altri. Era meglio quando c’era la Guerra Fredda, era tutto più chiaro, stabile; ora non ci sono più riferimenti e neanche ideologie, è tutto più difficile”.

La destra “storica”, dopo un periodo di avanzata leghista, ha recuperato terreno sino a diventare il soggetto più interessante e affidabile del centrodestra. Quali sono le ragioni del successo dei sondaggi e del gradimento verso Fdi?

“Le rispondo innanzitutto citando Luca Ricolfi in un’intervista al Direttore di Libero di pochi giorni fa:
«Io la vedevo veleggiare verso il 20% già quando era ancora sotto il 10%. La Meloni è una politica di razza, se fosse un uomo sarebbe già da un pezzo alla guida del centro-destra».

La Meloni è una che studia, si prepara sugli argomenti, circondata da un team affidabile, spesso gente che è con lei da anni, ne conosco alcuni, sia parlamentari che non, tutti laureati, anche due lauree. Gente che è “di destra” non per uno o due motivi (es. immigrati, sicurezza e solite cose), è gente che “di destra” ha una visione ampia del mondo e delle cose, del passato e del futuro. Gente che appartiene ad una comunità, puoi non pensarla come loro, ma davanti hai un pensiero solido.
Faccio un esempio, non una volta sola e non da uno solo, nei dibattiti interni, si è sollevata la richiesta di non porre troppo l’accento su immigrazione e sicurezza, perché, per un partito di destra, questo è scontato: la cosa deve essere gestita senza troppo impiego di risorse intellettuali, che invece devono essere allocate per cercare soluzioni a problemi più complessi.

Rispetto al team di Salvini, conosco meno, ma qualcuno conosco. Ad esempio, uno dei capi della comunicazione, parlo del periodo pre-governo gialloverde. Era un ragazzo di 23 anni, gentilissimo e simpaticissimo, del varesotto, diplomato geometra, che orgogliosamente la prima cosa che mi disse fu che lui era in Lega da quando aveva 15 anni. Chiaro che conosco anche gente più matura, ma sempre molto pragmaticamente focalizzati su singoli argomenti.

Insomma, dei marescialli, non dei colonnelli. E poi, ora che ci penso, anche il capitano alla fine, è un grado degli ufficiali inferiori”.

Ferrari Nasi, quando è iniziato il declino della leadeship della Lega nazionale? Quali gli errori della gestione populista?

“La Lega di Salivini al governo si è trovata davanti ad alcune questioni.

  1. A parte la questione Covid, la crisi economica per l’Italia era già chiara a fine 2019, quando fu stimata la non crescita del Paese per nell’anno 2020. Ovviamente, questo era la conseguenza dell’attività di governo dell’anno precedente, con le bravate Salvini/Di Maio (es. Quota 100 e Reddito di Cittadinanza), carissime e non lungimiranti, che andavano a premiare le categorie che meno avrebbero contribuito alla produttività del Paese.
  2. Non essere più al governo, toglie visibilità mediatica, che è direttamente correlata al gradimento popolare. E poi in che modo… la gente certo non ha capito la mossa, che gli si è ritorta contro, ma come… andava tutto bene (a parole) e tu hai rotto tutto? E poi Conte lo ha umiliato in Parlamento, bacchettandolo come si fa con uno scolaro, emergendo in tutta la sua personalità, la sua dialettica, comprensibile, ma colta e puntuale. La crisi è stata risolta in 15 giorni… quasi non è cambiato niente, il Presidente del Consiglio non è cambiato, scossoni non ce ne sono stati. Ha fatto la figura di un ministro di Serie B che si dimette ed esce dalla porta posteriore senza troppe conseguenze.
  3. Il cambio di scenario dovuto al Covid che fatto sì che le tematiche di Salvini diventassero secondarie, almeno per il momento, e la Lega, per le ragioni evidenziate prima, non ha avuto capacità di argomentare su altro. Salvini è stato depotenziato e manco ha potuto essere il paladino del Nord, con tutto quello che hanno detto sulla Lombardia, visto che ha scientemente abbandonato il tema”.

Le categorie destra-sinistra-centro sono oggi ancora vive nell’elettorato? Hanno ancora senso?

“Certo. Ma non bisogna vederle come “immutabili singoli valori di destra” e “immutabili singoli valori di sinistra”, ma semplicemente come contenitori di valori che mutano e si evolvono con il mutare della società, del tempo. Sono due contenitori per gente che la pensa diversamente su un certo numero di argomenti, in cui l’opinione su una cosa è spesso correlata all’opinione su un’altra, al di là di quello che si pensa in generale in quel dato momento storico. Gli argomenti cambiano. Negli anni ’70/80 la destra era filoaraba, estremamente antisovietica, militarista; ora è antiaraba, parzialmente simpatizzante per la Russia, militarista. La sinistra degli stessi anni era all’opposto rispetto a gli stessi argomenti. Sono cambiati i tempi, non le contrapposizioni.

A cosa è dovuto il gradimento di Giuseppe Conte da parte degli italiani?

“Chi, il sex symbol?! Non conosco donna a cui non piaccia Conte. Bell’uomo, colto, parla bene, si è elevato di due metri rispetto ai due vicempremier dello scorso governo – quando lui si è fatto conoscere – che, da buoni politici e populisti, erano, nei suoi confronti, inpresentabili. Poi quel ciuffo, dà proprio senso di mascolinità, glielo invidio, io sono pelato.
Anche agli uomini non può non essere piaciuto in questo momento di emergenza. Ha preso delle decisioni, forti, subito; le ha comunicate, se ne è arrogato la responsabilità, cosa rarissima. In questo senso ha sicuramente agito bene e ora viene premiato. Poi, io sono uno di quelli che pensa che la maggior parte delle decisioni prese siano sbagliate e le conseguenze di ciò saranno gravi, ma devono ancora venire, ed ora il momento per Conte è buono”.

C’è ancora spazio per un dibattito sulla questione settentrionale, sparita dai radar della politica? Non crede che la crisi del sistema, lo sfarinamento di ruoli e il conflitto tra Stato e Regioni nasca proprio da un quadro istituzionale incerto e da un Titolo V approssimativamente federalista?

“La questione settentrionale è viva e attiva, anzi il Covid l’ha ampliata, esplicitando che esiste una bidirezionalità della questione: non solo Il Nord verso il Sud, anche il Sud verso il Nord, magari non solo per questione di revanscismo. Comunque, per il Nord c’è oggi una mancanza di rappresentanza politica, esattamente come lo fu nel centrodestra qualche anno fa (e anche oggi, in misura minore).
La Lega di Salvini ha mollato la preda per prenderne una apparentemente più grande. Vediamo se regge, probabilmente sì, pensando al vuoto di cui sopra, ma è anche vero che sul Nazionale la Lega ha argomenti presi a prestito e non suoi – dalla destra, come sicurezza e stato sociale; dal cattolicesimo, come rosario e stato solidale – mentre il suo, sul quale era imbattibile ed originale, non lo ha più.
Nessuno è riuscito a far suo il tema del Nord
. Non Zaia, in quanto oggi non può superare la dimensione regionale, proprio perché c’è Salvini.
Il colpaccio potrebbe e dovrebbe farlo la Meloni. Salvini gli ha fregato i temi di destra, lei gli frega il Nord. Ci ha timidamente e correttamente provato parlando alle categorie imprenditoriali e commerciali padane, ma non basta, si deve parlare direttamente al popolo. Non è impossibile, dovrebbe ribaltare la questione settentrionale e recuperarla sul livello nazionale, in modo che siano soddisfatte e coinvolte entrambe le parti. Occorre studiarci.

Sul Titolo V, il periodo Covid ha evidenziato, a chi non lo avesse ancora chiaro, il disastro che fecero i Governi D’Alema e Amato. E la decadenza dello Stato nel suo insieme, che in vent’anni non aveva previsto nessun tipo di protocollo per gestire situazioni di emergenza come questa, immediatamente snellendo e accentrando le procedure decisionali”.

I grandi assenti: i Comuni. Riscuotono le tasse, trasferiscono le tasse, sono diventati esattori decentrati e non più erogatori di servizi. Non andrebbe capovolto il ruolo delle municipalità?

“Sui comuni, la prima cosa che mi viene in mente, è che la legge elettorale dei Comuni, dovrebbe essere quella per lo Stato. Col primo turno, garantisce la proporzionalità – che è irrinunciabile, nella mentalità italiana – col secondo turno garantisce la stabilità, la figura chiara del vincitore.
E’ una delle cose che ancora non perdono al centrodestra, quella di aver voluto mettere le mani – per bassi obiettivi – ad una legge funzionante come quella Mattarella, dando via al tormentone del cambio di legge
elettorale ad ogni nuova legislatura. Eticamente, aver voluto cambiare le regole del gioco (il Gioco dello Stato!) per avere qualche piccola speranza in più, fu abbietto; in second’ordine, questo ha fatto sì che ogni nuovo Parlamento, perda tempo a discutere e ridiscutere sulla questione, che ogni volta si rinnova, provocando un calo di produttività della politica devastante, in un Paese già devastato.
Sul ruolo delle municipalità, io abolirei le regioni e darei grande potere a provincie e comuni. Ho detto tutto”.

Il Pd e i 5Stelle. Come sono cambiati dopo l’accordo di governo? Che ruolo avranno in futuro?

“Questo l’ho appena chiesto agli italiani, le risposte le avrò fra non
molto. Ne parleremo”.

Come mai secondo lei una testata come lanuovapadania con un nome così “ingombrante”, di cui la Lega si è sbarazzata in fretta, riesce ad avere un così consistente riscontro tra i lettori, seppur non trattando a piè sospinto la questione della contrapposizione nord-sud?

“A parte che io non mi sono mai capacitato di come il primo partito italiano, nei sondaggi, e comunque il primo del centrodestra, in Parlamento, non avesse un organo di stampa strutturato (ne destrutturato), almeno on line. Comunque. La Nuova Padania ha un nome interessante, che sicuramente può essere vicino a certe tematiche, pur trattandole diversamente – in modo non partitico, irregimentato – di cui la gente vuole sentire ancora parlare. E poi c’è il direttore, la Piazzo, un cavallo di razza, che ha un curriculum inappuntabile per qualsiasi leghista, ma che vede le cose in modo più libero, intelligente, andando a fondo nelle questioni. La storia insegna che i migliori leader si prendono sempre i migliori collaboratori, anche quando sono di altre scuole, si chiama meccanismo della cooptazione. Se non fai così, poi quelli bravi fanno qualcos’altro …e non con te”.

Arnaldo Ferrari Nasi, sociologo, specializzato nel campo della Pubblica opinione, fornisce consulenza ad alcune tra le più autorevoli istituzioni ed enti dello Stato, importanti nomi del mondo politico e delle aziende private. Giornalista pubblicista. Già professore a contratto di Analisi della pubblica opinione presso l’Università di Genova, collabora oggi con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari. Membro della Società Italiana di Scienze Politiche. E’ Maggiore della Riserva dell’Esercito Italiano.

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