Lettera a Matteo Salvini: dite con chiarezza che la questione settentrionale non vi interessa più

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di Riccardo Pozzi – Gent.mo Senatore della Repubblica, a nessuno è consentito mettere in discussione la sua libertà di decidere la direzione di marcia del suo movimento, tanto più se l’hanno seguita 4/5 dei militanti e milioni di nuovi elettori. Ma un conto è modificare la direzione politica e altro è puntarla nel verso opposto.

A qualcuno potrà sembrare cosa da poco, invece la questione è centrale per tutta la nazione, proprio per il momento che stiamo vivendo e proprio adesso mentre quasi tutto il mondo politico si nasconde sotto le ampie sottane di Mario Draghi.

Lei non può indossare innocentemente la mascherina col tricolore da un lato e Alberto da Giussano dall’altro, perché quello non è un eroe italiano e nemmeno italico, è un simbolo della pianura padana e della sua capacità di reagire alla tirannia impositiva di un regime. Se la ricorda Salvini quella roba che colorava di verde le sue magliette eversive?

Ecco, quella pianura lì, una volta scavallata questa lacerante crisi pandemica, molto probabilmente non sarà più in grado di produrre i vecchi surplus produttivi, serviti fino ad ora a ripianare i deficit del resto del paese. Di questa irreversibile svolta economica, le regioni che hanno fino ad ora trainato economicamente l’intera nazione difficilmente riusciranno a ripianare da sole gli scostamenti di bilancio e le aperture di credito oggi sacrificate sull’altare dell’indispensabile ripartenza. Ma visto che lei e il suo movimento, come lo Svimez, ormai non parlate nemmeno più di residui fiscali e di responsabilità territoriale, sta crescendo il timore che nessuno accenda più nemmeno una torcia elettrica sul problema.

Per carità, è più che comprensibile aspirare a sostituire il tanfo di Vancimuglio con il profumo di Montecitorio, è normale preferire il tepore del ponentino alle folate pedemontane dei laghi alpini, ma molti dei suoi adepti sono, in fondo al loro cuore, convinti che la sua Lega sia una sorta di cavallo di Troia della politica nazionale, un movimento che alla luce del sole cavalca messaggi nazionalistici (i sacri confini, la difesa dall’invasione), mentre in realtà nel proprio interno sarebbe ancora federalista o addirittura autonomista.

Preoccupazione che, diciamo la verità, è condivisa anche da molte regioni del sud che restano diffidenti verso la sua relativamente recente conversione patriottica. Rassicuri tutti quanti e dica con chiarezza, con uno sforzo se non di coerenza almeno di correttezza, che lei e la sua Lega non credete più, né nel federalismo, né nell’autonomia regionale, né in qualunque forma di responsabilità territoriale della spesa. Faccia definitiva chiarezza negli animi confusi di molti militanti che continuano a conservare nella cameretta il sole delle alpi e rassicuri sul contenuto del cavallo di Troia della Lega, che non contiene certo soldati ma pacchi di pasta simili a quelli delle campagne elettorali della balena bianca nei suoi supermarket elettorali.

E già che c’è lasci liberi quei poveri albertini da Giussano dalle onorevoli giacche dei suoi seguaci, abbandoni quel nome che, viste le sue politiche, suona anche un po’ imbarazzante e si presenti solo ed esclusivamente con il suo nome. Potremo cosi valutare con quale espressione si accoderà a quelli che sul lavoro di questa grande e paziente pianura hanno mangiato, mangiano e contano di mangiare anche in futuro.

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