La minaccia di Parigi: Se Roma insiste, ci saranno conseguenze. La lettera di Italia, Grecia, Malta e Cipro: Ong navi private che non rispettano norme. E non c’è rispetto ricollocamento in Europa

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Non c’è ancora la quadra tra Italia e Francia nella politica degli sbarchi e dell’accoglienza. Anzi. Parigi mette. Da Parigi infatti arriva questo messaggio: “Se l’Italia insiste con questo atteggiamento ci saranno conseguenze. Da parte nostra, abbiamo sospeso il dispositivo di ricollocamento dei migranti provenienti dall’Italia e rafforzato i controlli alle frontiere franco-italiane. Bisogna richiamare Roma al suo dovere di umanità. Sperando che comprenda il messaggio”, ha affermato la ministra degli Esteri francese Catherine Colonna in un’intervista a Le Parisien. 

Ma arriva anche una replica molto diretta e chiara da Italia, Malta, Cipro e Grecia in una lettera che fissa alcuni principi:

“In attesa di un accordo su un meccanismo di condivisione degli oneri che sia efficace, equo e permanente, non possiamo sottoscrivere l’idea che i Paesi di primo ingresso siano gli unici punti di sbarco europei possibili per gli immigrati illegali, soprattutto quando ciò avviene in modo non coordinato sulla base di una scelta fatta da navi private, che agiscono in totale autonomia rispetto alle autorità statali competenti”. Ad affermarlo sono i ministri dell’Interno i ministri dell’Interno di Italia, Malta e Cipro e il ministro della migrazione e dell’asilo della Grecia.

“Ribadiamo la nostra posizione – si legge in una dichiarazione congiunta – sul fatto che il modus operandi di queste navi private non è in linea con lo spirito della cornice giuridica internazionale sulle operazioni di search and rescue, che dovrebbe essere rispettata. Ogni Stato deve effettivamente esercitare la giurisdizione e il controllo sulle navi battenti la propria bandiera. Nel pieno rispetto delle competenze degli Stati costieri in conformità con il diritto internazionale, riteniamo urgente e necessaria una discussione seria su come coordinare meglio queste operazioni nel Mediterraneo, anche garantendo che tutte queste navi private rispettino le pertinenti convenzioni internazionali e le altre norme applicabili, e che tutti gli Stati di bandiera si assumano le loro responsabilita’ in conformita’ con i loro obblighi internazionali. Chiediamo alla Commissione Europea e alla Presidenza di adottare le misure necessarie per avviare tale discussione”. 

“Il 10 giugno 2022, abbiamo approvato una Dichiarazione Politica che istituisce un meccanismo di relocation temporaneo e volontario, nonostante i Paesi MED 5 sostenessero uno schema di relocation obbligatoria. Purtroppo, il numero di impegni di relocation assunti dagli Stati membri partecipanti rappresenta solamente una frazione molto esigua del numero effettivo di arrivi irregolari che abbiamo ricevuto finora nel corso di questo anno. Inoltre, a tutt’oggi il meccanismo si e’ dimostrato lento nel raggiungere il suo obiettivo dichiarato di alleviare quell’onere a cui tutti noi, come Stati membri di prima linea, siamo costantemente esposti, in quanto finora solo un esiguo numero di relocation e’ stato effettuato”. Si legge nella dichiarazione congiunta dei ministri dell’Interno di Italia, Malta e Cipro e il ministro della migrazione e dell’asilo della Grecia.

“Tutto ciò è increscioso e deludente – proseguono – soprattutto in questo momento in cui i nostri Paesi devono affrontare sempre più frequentemente una pressione migratoria che sta mettendo a dura prova il nostro sistema di asilo e di accoglienza”.

“L’Italia, la Grecia, Malta e Cipro, in quanto Paesi di primo ingresso in Europa, attraverso la rotta del Mediterraneo centrale ed orientale, si trovano a sostenere l’onere più gravoso della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo, nel pieno rispetto di tutti gli obblighi internazionali e delle norme dell’Ue”.

 “Abbiamo sempre sostenuto con forza la necessità di sviluppare una nuova politica europea in materia di migrazione e di asilo, realmente ispirata ai principi di solidarieta’ e responsabilita’, e che sia equamente condivisa tra tutti gli Stati membri”, precisano i quattro ministri. 

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