Il Parlamento europeo è il solo eletto dal popolo e infatti non conta

Lettura 3 min

di Fulvio Curioni – E’ sotto gli occhi di tutti noi il fallimento e la confusione che regna sovrana nella gestione di pandemie cosi’ come nella gestione del lavoro, passando attraverso la gestione dello sport, della cultura, del turismo, dei musei, della scuola e della politica della famiglia, terminando con l’agricoltura a fondamento della mancanza del fare impresa, nel gestirne i prodotti dalla buona terra non più in grado di arrivare alla buona tavola degli italiani.

Ma non basta scrivere di questi giornalieri fallimenti per non accorgerci di come, in attesa di realizzare quel federalismo consacrato dal voto popolare di un popolo per nulla sovrano, esista ad esempio la convinzione dei governi di Austria e Spagna in controtendenza dall’eurogruppo nel rivolgersi ad Israele per acquistare i vaccini anti pandemia. Anche da noi emergono orientamenti filo russi, scavalcando di fatto quegli imperativi di Bruxelles in tal senso, ponendo a partire da questo settore della salute, interrogativo sulla reale capacità della Unione europea nell’agire con efficienza a favore di tutti i propri cittadini. Il capo della Casa Bianca infatti, seppur in un paese federale, ha pieni poteri per agire in modo urgente e diretto alla soluzione di un problema. La Commissione europea, istituzione sovranazionale di una entità di popoli (l’Unione europea) non ancora federale ma costituita da nazioni appiccicate tra loro solo dalla moneta, non dispone di tale comando. Acquistando vaccini per tutti, ha dimostrato di essere incapace nel gestirne la portata, poichè un conto è stanziare immani flussi di denaro, l’altro essere capaci di coordinarne le azioni concrete nella selva di infrastrutture obsolete. Il Consiglio europeo pone al suo centro un metodo intergovernativo che soffre della egemonia di alcuni capi di stato e di governo rispetto ad altri, caratterizzandone un ruolo di comando capace di cozzare contro il parlamento europeo relegato a puro ruolo consultivo pur essendo l’unica istituzione a suffragio diretto popolare e quindi organo pulsante della democrazia popolare europea.

Si pone quindi imperativa la domanda su quanta e quale sovranità cedere all’Europa nel prossimo futuro. Non certo da parte degli stati nazionali, definiti da Draghi quale riferimento dei relativi cittadini, incapaci però nelle aree definite della loro cosiddetta debolezza, quali istituzioni in grado di cedere in futuro la loro sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa.

Pensiamo allora ad ipotizzare un ministro della salute europeo, oppure un ministro della difesa, o un ministro per la famiglia europeo, e tale pensiero risalta le debolezze di aree di politica europea ad oggi orfane di rappresentanza e di potere decisionale. Ritorniamo allora a concepire e lottare per una Europa delle regioni, in grado di fare luce, in vista della prossima conferenza sul futuro dell’Europa, nella quale giocare una partita definitiva sulla possibilità di attuarne le linee guida operative della Europa federale, oppure di rassegnarci ad attendere quel federalismo sulla carta ma sempre meno attuabile nella futura realtà politica e delle istituzioni.

Servizio Precedente

Zingaretti si dimette da segretario PD

Prossimo Servizio

Amministrative rinviate, si vota in autunno

Ultime notizie su Politica