RIPARTIAMO! LA PANDEMIA NON FERMA LE IDEE

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di Stefania Piazzo – Non c’è tempo per i convenevoli e le presentazioni. Dopo la seconda guerra mondiale, questi sono i giorni più difficili della Repubblica. Una pandemia che ha trovato tutte le porte aperte, come spiega bene il Rapporto GHS del 2019 sul rischi biologici catastrofici che poi illustreremo, sta riazzerando il Paese. E con veloce domino, ha posto le basi per invadere altre nazioni. Il Nord ora sta pagano il prezzo più alto.

Il bisogno di offrire ai lettori una voce fuori dal coro viene prima di tutto. La fame di conoscenza in un momento buio è un evento di luce da alimentare. Non abbiamo mezzi, poche matite (come nell’immagine di David Perkins) ma passione. La nuovapadania.it non è un quotidiano, non è un settimanale. E’ un giornale aperto agli aggiornamenti, agli approfondimenti. In questo momento lavoriamo gratis, tutti siamo chiamati a fare qualcosa di utile per la comunità. Ma se ci vorrete sostenere, ve ne saremo grati. La nostra voce potrà essere più forte.

Partiamo in sordina, con una testata ancora incompleta, e ci scusiamo con i lettori. Ma occorre dare un segnale, adesso. Non cogliere questa occasione, che resterà su tutti i i libri di storia, per un giornalista sarebbe stato imperdonabile.

Questa testata, certo, ricorda un quotidiano che ruppe gli schemi, per tanti anni, e che per molti di noi, per me, ha rappresentato un momento di grande libertà di espressione. Poi le cose finiscono ma ne rinascono altre. Non si rievoca nulla, la storia è troppo seria per essere copiata. Dove c’è una fine, c’è un inizio.

Oggi, imperfetti, e tuttavia vivi, vogliamo raccontare il Nord e quello che dal Nord si vede.

Nulla di simile a una pandemia poteva essere prevedibile. Forse. Ora l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha certificato. E’ pandemia, appunto. Ma un rapporto del 24 ottobre 2019, che potete leggere sul sito ghsindex.org, (gha sta per global healt index, ndr), ovvero l’indice sulla sicurezza sanitaria globale, dice una cosa terribile e cioè come nessun paese sia preparato per epidemie o pandemie. Il coronavirus non ha dato modo al mondo di recuperare il tempo perduto, le Nazioni Unite doveva infatti convocare il vertice sui rischi biologici catastrofici nel 2021 con tutti i capi di Stato.

In questi decenni la sanità è stata tagliata, “razionalizzata”. Poi, con “sorpresa”, i governi si sono trovati impreparati. L’Italia è al 31° posto nel mondo per la prevenzione di epidemie. Ma di certo a fronte della Cina, che è più già nella graduatoria, e che grazie a misure militari ha frenato il virus, in Italia tutto è stato a lungo affidato a divieti e raccomandazioni. In una infodemia di notizie contraddittorie, in una tempistica di diffusione dagli effetti da day after. Anche gli Usa, primi in classifica, non devono cantare vittoria. Col sistema sanitario che si ritrovano, chi ha soldi si  cura, gli altri no, essere primi conta zero se la salute non è un diritto per tutti.

Il rapporto (leggetelo tutto, il tempo c’è) dice che “I risultati sono allarmanti: tutti i paesi, a tutti i livelli di reddito, hanno grandi lacune nelle loro capacità e non investono sufficientemente nella preparazione biologica”, ha affermato il copresidente e CEO di NTI Ernest J. Moniz.

“La linea di fondo è che i rischi biologici globali stanno crescendo, in molti casi più rapidamente di quanto i sistemi sanitari, la sicurezza, la scienza e i governi possano tenere il passo. Dobbiamo garantire che tutti i paesi siano pronti a rispondere a questi rischi”. Solo il 30% dei dati sui rischi biologici sono in rete, non tutti fanno sapere o raccolgono elementi da condividere. Oggi il coronavirus ci rende tutti più vulnerabili e a rischio morte anche per questo. La globalizzazione non è solo un fatto finanziario, di mercati.

Poi c’è il lato b del coronavirus, che è il crac economico del Paese. Il Nord sta pagando il prezzo più alto con un ritardo inammissibile di misure e aiuti, annunciati, e in ritardo. Faremo, daremo, il partito del futuro prossimo ingrassa i talk show televisivi.

Un collega della tv svizzera nei giorni scorsi, in una appassionata diretta tv condivisa sui social, affermava: “Se il Nord chiude, viene giù anche anche l’Europa. L’Europa non può permettersi di avere questo motore in avaria”.

Sono parole che non ho sentito pronunciare in altre dirette televisive “nostrane”, qui non si va oltre la conta dei morti e dei feriti, in un “mattinale” come quello che andavamo a raccogliere la mattina appunto, da giovani cronisti di nera in questura prima della riunione di redazione.

Ecco. Il mestiere ci chiama subito a parlare di quello che vediamo, dei dettagli trascurati. Ma soprattutto ci impone di ricordare che il Nord non è una malattia. Ripartiamo!

Photo of David Perkins

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