Il “federalismo programmatico”, l’ultimo inganno centralista per cancellare il dissenso

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di Roberto Gremmo – La meschina maschera imperialista che nasconde il nuovo centralismo si chiama “federalismo pragmatico”. E’ un’ambigua definizione usata dal presidente Draghi nell’ultimo poco storico discorso al Parlamento europeo dove, in un’aula semideserta, ha illustrato il suo progetto geopolitico per il prossimo futuro.

Il termine federalismo va ormai benissimo per ogni esigenza e sorride ad un futuro di capriole il pragmatismo, altrimenti detto concretezza o, più esattamente spregiudicatezza. Il disinibito ed ostentato trasformismo italico ancora una volta si traveste per ingannare i villici e sotto l’accattivante federalismo di facciata nasconde il demone centralista, perché la trappola Europa che tiene i popoli ben serrati ed in ginocchio prepara in realtà una nuova stretta.

Si parla ormai apertamente di eliminare le regole che impongono agli Stati aderenti di prendere le decisioni solo all’unanimità; principio giusto e logico per evitare il predominio dei Paesi più grandi e più forti e tutela minima di un onesto patto federativo. Se questo progetto, fortemente voluto dagli Stati più importanti e potenti, Italia compresa, andrà in porto, anche il già centralizzatore patto europeista in vigore andrà in pezzi e le scelte decisive saranno imposte soltanto dalle potenze più forti.

Va da se’ che l’Italia di Draghi e del caravanserraglio statoesaltatore e’ ben lieto di questa normalizzazione, tesa a neutralizzare ogni minimo dissenso o velleità di autonomia. Ma non lo può dire, ed ecco spuntare il raggiro del “federalismo pragmatico”. Cioè a dire che una classe politica strutturalmente ed inguaribilmente ostile alla democrazia diretta ed al potere dal basso nasconde sotto una nobile maschera il suo vero volto autoritario e prevaricatore. Iniziando ad imporlo in Europa, per poi importarlo anche fra noi. Perché, come sempre, Roma doma.

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