Il Fattore V al 7% e il doge Z al 70%. E la Lega? Ai veneti dirà che il recovery fund deve andare tutto al Sud

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di Stefania Piazzo – In campagna elettorale i partiti commissionano – più che in tempo di pace – sondaggi per tastare il terreno e per mostrare i muscoli nella contesta politica. Il Partito dei Veneti, neoformazione che confedera tutte le anime dell’autonomismo inquieto e insoddisfatto, che si sente tradito non solo dalla Lega ma anche dal governatore uscente Luca Zaia, ha pubblicato con il loro candidato a sindaco di Venezia Stefano Zecchi in testa, l’esito di un primo gradimento della lista: è data al 7%. Il Partito dei Veneti compete poi con Antonio Guadagnini alla presidenza della Regione.

Come da liturgia sono arrivate le dichiarazioni d’intento. Zecchi annuncia che “Venezia deve avere da subito uno Statuto speciale e godere di ampia autonomia, anche fiscale, come molte altre città europee. Solo così potremo rilanciare Venezia ed andare oltre alla monocultura turistica, rilanciando concretamente l’artigianato e la piccola impresa. Mestre dovrà contemporaneamente diventare la city di Venezia, una “Greater London” per attrarre capitali stranieri, dare lavoro e consentire ai giovani di dar prova al loro talento”. Eccetera eccetera con tanto di supporter al progetto: Philippe Daverio, Marco Tutino, Gabriele Lavia, Piergiorgio Odifreddi e Vera Slepoj.

E Guadagnini, con in mano la proiezione del 7% dice: siamo il terzo polo.

Di sicuro quando in politica si lascia vuoto uno spazio, altri arrivano ad occuparlo. Da osservatori esterni possiamo solo constatare che il favore di popolo che incontra Luca Zaia, dato al 70%, beneficia del consenso che il governatore si è costruito tamponando prima e meglio della Lombardia l’avanzata del Covid. All’immobilismo, se non addirittura alle diffide ad osare a fare i test sui sindaci in Lombardia, Zaia ha contrapposto un fare calvinista che ha dominato la scena.

I competitor di Salvini sono dunque due, in casa. I veneti di Guadagnini che capeggia la formazione del Partito dei Veneti, perché andranno a rastrellare i disillusi dell’autonomia, quelli che non si sono fatti abbagliare dai cartelli delle conferenze stampa di Zaia, perché la sanità territoriale è stata comunque ridotta, spesso dimezzata, perché l’export veneto è stato superato da quello eminiliano romagnolo, perché anziché ridurre la tassazione alle imprese chiuse per Covid, Salvini propone di mandare i pensionati del Nord al Sud in Calabria senza tasse per dieci anni…

E poi in casa Salvini deve fare i conti con Zaia. La Liga Veneta è tornata nell’ovale del simbolo: era stata cancellata nel 2017, paradosso, dopo l’esito referendario. In questo modo Zaia potrà dire che se la Lega ha recuperato voti rispetto alla sua lista, lo si dovrà al fatto che è tornata l’identità. E che se vincerà, come è scontato, sarà lui il dominus assoluto. Ad oggi Salvini in Veneto non lo abbiamo ancora visto. E’ al mare, al Papeete. Giorgia Meloni l’altro giorno era in Veneto con gli agricoltori. Capiamoci.

A quanto arriverà Fratelli d’Italia in Veneto il 20 e 21 settembre? Ad occhio e croce, vinceranno tutti. Vincerà Zaia, vincerà Guadagnini. il risultato ci sarà. Forse, la vera incognita, sarà proprio la Lega. Senza Zaia sarebbe tutta un’altra storia. Cinque anni passano in fretta, e questo potrebbe essere l’ultimo giro di giostra per il corso sovranista che propone di investire il recovery fund al Sud. Lo vadano a dire nei comizi, vediamo che succede.

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