I TRE ERRORI FATALI PER SALVINI, SULLA STRADA DI TOGLIATTI

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di Roberto Gremmo – Negli anni caotici del Dopoguerra, il capo del P.C.I. Palmiro Togliatti si suicidò politicamente con tre mosse sbagliate: cambiò natura e idealità del suo Partito; si fece cacciare dal Governo e rifiutò gli aiuti concreti che venivano concessi all’Italia da un Paese amico.


La storia della disfatta togliattiana è a tutti ben nota, ma, a quanto sembra, non ha insegnato molto ai politici nostrani che oggi vanno per la maggiore.
Il primo, tragico errore, lo commise trasformando un Partito nato come rivoluzionario in forza politica nazionalista, sconcertando e confondendo la propria base elettorale, sostanzialmente operaia e messianicamente in attesa del “momento buono” e dell’“addavenì Baffone”.


Aperte le porte ai fascisti redenti, dialogando con i ceti egemonici, sposando il dialogo col mondo clericale votando l’articolo 7, Togliatti frenò le proprie schiere, impantanandosi nel più sterile elettoralismo.
Seguì l’uscita dal Governo, subìta senza reazione, ma la terza scelta suicida venne con l’opposizione scellerata all’“European Ricovery Program”, il celebre ‘Piano Marshall” di generosi aiuti che giungevano dall’America ad un’Italia in ginocchio dopo aver perso la guerra.


Non per giustificarlo, ma Togliatti non poteva agire diversamente perché i cordoni della sua borsa li teneva strettamente Stalin che lo obbligava a certe mosse settarie ed antipopolari.
Di recente però, poiché la storia non insegna mai niente a chi non sa o non vuole studiarla, anche un altro politico di successo ha inanellato tre scelte suicide, molto simili a quelle fatte a suo tempo dal “Migliore” capo dei Comunisti italiani.


Buttando a mare il patrimonio ideale che è stato alla base della nascita e dello sviluppo del suo Partito, l’ex direttore di “Radio Padania” ha abbandonato completamente ogni politica di ‘sindacato del Nord’ e si è lanciato, come Garibaldi e Cavour, alla conquista del Sud, lasciando le Regioni Padano-Alpine senza una propria, autonoma rappresentanza politica.


Poi, con ardita ma sciagurata mossa, si è autoescluso dai posti di comando, uscendo dal governo e favorendo così il ritorno al potere degli sconfitti del P.D.
Infine, ulula alla luna i suoi impotenti strali contro gli aiuti europei che invece servono come il pane ad un Nord piegato dalla pandemia.


Alle elezioni del 1948 quando Togliatti giunse alla resa dei conti, il suo “Fronte Democratico Popolare” prese una sonora sberlona.


E lo schiaffo più bruciante glielo diedero gli operai del Nord, punendolo soprattutto per aver sputato sopra gli aiuti che venivano dall’America.
Non dubito che una disfatta elettorale attende chi oggi vuole mordere la mano tesa dell’Europa di cui siamo parte, pur volendola migliorare.

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