Giorgetti: Il Mes? Come l’abbonamento a certe compagnie telefoniche. Super sconti per tre mesi e poi arriva la mazzata”

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Nel giorno in cui Silvio Berlusconi annuncia la retromarcia sul Mes, il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti spiega in una intervista a La Stampa perché la scelta di Conte di puntare su una task force per gestire i soldi del Recovery Fund senza coinvolgere le opposizioni, più che sbagliata gli sembri stupida e perché – mentre le categorie meno garantite e aggredite dalla crisi rischiano l’estinzione – l’interventismo senza sosta dello Stato (da Monte dei Paschi ad Alitalia) rischi di riportare indietro le lancette della storia.

Avete convinto voi Berlusconi a fare marcia indietro sul Mes? «No, credo che andando al di là dell’euro-lirismo di moda a sinistra abbia capito che il Mes è la coda terminale di una vecchia Europa che non va più bene, risponde e a proposito delle divisioni nel centrodestra aggiunge: “Mi pare piuttosto che abbiamo ritrovato unità. Certo, se qualcuno di Forza Italia vuole fare il portatore d’acqua del governo, allora può serenamente andare per la sua strada”.

Il Mes è uno strumento figlio di un approccio superato fatto di ortodossia e di austerità. Il Recovery Fund è figlio di una Europa diversa che cerca di immaginare delle risposte comuni con strumenti nuovi. Se vogliamo dirla tutta, fino a questo momento il sistema si è retto sull’intervento della Bce che ha sostenuto, come giusto e doveroso, una politica espansiva, tanto è vero che siamo in una situazioni di tassi zero o addirittura negativi”.

È esattamente quello che sostiene chi vuole il Mes sanitario. “Chi lo dice però si dimentica di specificare che la supposta mancanza di condizionalità ha come unica garanzia la letterina senza alcun valore giuridico di due commissari. È come l’abbonamento a certe compagnie telefoniche. Super sconti per tre mesi e poi arriva la mazzata”.

“La Polonia e l’Ungheria fanno parte di famiglie politiche diverse dalla nostra e oggi ritengono di difendere i propri interessi di fronte a una Europa che mette sullo stesso piano finanziamenti e richieste sui diritti civili. Il tema è sacrosanto ma una sintesi arriverebbe solo da una nuova fase costituente. L’Europa paga un prezzo altissimo alla mancanza di una governance efficiente”, osserva il responsabile Esteri della Lega.

“In Europa si può e si deve stare, però si deve avere coscienza dell’interesse nazionale per non diventare paesi satelliti. Faccio l’esempio delle migrazioni. Quando alzavamo noi la voce era condiviso. Ora, grazie alla politica della mollezza, Italia e Grecia sono nuovamente sole. L’Europa deve curare gli interessi di tutti. A cominciare dai nostri”.

“Il Recovery Fund condizionerà i nostri prossimi trent’anni, dovrebbe essere ovvio coinvolgere l’opposizione, perché il governo che arriverà tra due o sei anni, dovrà farsene carico e non potrà dire: ripartiamo da zero. Invece arriva la mitica task force e le opposizioni restano escluse. Mi pare quantomeno un modo miope di fare le cose. Peggio, stupido”, insiste Giorgetti che a proposito della durata del governo Conte conclude: “La politica è finita in una bolla creata dal virus. In questo momento non esiste. E in questa bolla un governo nato contro Salvini e per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica è destinato a resistere. Ma il centrodestra e la Lega saranno pronti quando si scioglieranno i ghiacci e ci sarà da risollevare un paese prostrato”.

Infine viene chiesto all’esponente della Lega che cosa pensa del terremoto Unicredit e del passo indietro di Mustier. “Penso che si stia preparando qualcosa che il Ceo di Unicredit non gradisce. E cioè un matrimonio di interesse con una realtà in pericolo e per questo in cerca di un marito. Difficile capire se questo avvenga nell’interesse del Paese o solo di un governo pressato dalla commissione europea sugli aiuti di Staro”, insomma “una richiesta che non fa parte delle regole di un sistema classico di economia di mercato”. 

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