di Sergio Bianchini – La storia delle scuole private che patteggiano una collaborazione con lo Stato ormai sfinito ed impotente nello svolgere da solo la funzione scolastica consiste nella loro evoluzione in scuole paritarie introdotte dalla legge 62 del 2000. Lo Stato incapace perfino di assicurare l’assunzione dei docenti necessari per l’anno scolastico ha dovuto ammettere che aveva bisogno di un aiuto.
Come avviene del resto nel prelievo fiscale sostenuto dai CAF o nella sanità con gli istituti convenzionati.
Ma la feroce resistenza dei sindacati che sono i veri gestori della scuola di Stato ha finora impedito di attuare un contributo finanziario ragionevole che renda le scuole paritarie fruibili da parte di qualunque famiglia. Oggi le famiglie non benestanti non possono pagare la retta di una scuola paritaria che si aggira intorno ai 500 euro al mese cioè 6000 euro all’anno.
E così il normale genitore anche se la scuola statale di suo figlio è disastrata, cambia ogni anno metà dei docenti, cambia preside ogni 2 o 3 anni, vede nelle classi il caos permanente, non ha alternative. Deve bere l’amaro calice fino in fondo.
Nella scuola di Stato non si percepisce alcuna volontà di cambiamento. L’unica preoccupazione del sindacalismo che domina la scuola è il mantenimento del numero totale dei docenti ed ogni ministro appena insediato dichiara solennemente che i docenti ( oggi circa 800.000) non diminuiranno anche se le nascite di nuovi alunni sono in continuo fortissimo calo ( 1/3 in 15 anni) e danno all’Italia il primato mondiale nel rapporto docenti alunni che ormai è pari a circa 1/10.
Lo sviluppo delle paritarie darebbe quindi una ottima risposta alle richieste dei genitori e lo spostamento in esse degli studenti costringerebbe il potere sindacale a modificare la vita della scuola di stato rendendola finalmente governabile ed utile.
Ma oggi lo spostamento è impossibile visto il costo della retta paritaria. Tale costo è altissimo perchè lo stato, a differenza della sanità dove i rimborsi spese alle cliniche parificate è vicino ai costi reali, continua a boicottare le paritarie con un rimborso spese ridicolo intorno ai 500 euro l’anno per alunno iscritto.
La scuola paritaria deve adeguarsi alle richieste dello Stato nei programmi, negli orari, nell’accettazione delle iscrizioni, nelle qualifiche dei docenti. Ottiene così il titolo di paritaria e fornisce un attestato equivalente a quello statale con esami tutti interni. Ma il costo annuale di un alunno per la paritaria è di circa 6000 euro e lo stato da alla paritaria circa 500 euro l’anno per alunno iscritto.
Se questo alunno si iscrivesse alla scuola statale lo stato dovrebbe spendere 7500 euro in più.
E così la situazione è totalmente bloccata, perché la paritaria deve chiedere una retta elevata, circa 6000 euro l’anno comunque inferiori alla spesa statale che è gonfiata a causa di innumerevoli benefit di cui il personale statale fruisce ( rispetto al non statale) a cominciare dall’orario di lavoro.
Chi desidera quindi davvero una modifica reale della scuola per riportarla al suo ruolo storico educativo e culturale si decida. La via è chiara e semplice.