Dopo Irlanda del Nord e Scozia, anche il Galles vuole la secessione da Londra

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di Luigi Basso – Negli ultimi anni, l’attenzione degli osservatori che seguono i movimenti autonomisti è stata attirata dalle notizie provenienti da fronte britannico: la Brexit, come fenomeno economico epocale di dimensione assolutamente storica, non poteva che cambiare la struttura economica britannica e, a cascata, tutte le sovrastrutture.
L’impatto della Brexit sulla fisionomia politica del Regno Unito lo si è visto, ad esempio, con la questione nordirlandese, latente dagli accordi del venerdì Santo del 1998, e riemersa in modo esplosivo come un fiume carsico proprio all’indomani della Brexit con la questione del confine tra Regno Unito e Unione Europea (vicenda che costò la testa, in senso figurato, alla Premier Theresa May).


In sintesi estrema, dopo gli accordi del dicembre 2020, poiché il confine tra le due Unioni (UK e UE) passa sul canale di Irlanda, non è sbagliato immaginare che l’Irlanda del Nord diventerà un territorio “affiliato” de facto alla UE, condividendo con questa la maggior parte delle leggi in materia di commercio, trasporti, finanza, dogane, etc..
La Scozia, dopo la Brexit, ha rilanciato la necessità di un secondo referendum per decidere la sua appartenenza al Regno Unito.


Nelle elezioni che si stanno svolgendo oggi, lo Scottish National party ha chiesto esplicitamente la maggioranza dei seggi per fare un nuovo referendum per aderire, qualora dovessero vincere i Si, all’Unione Europea.
Le Isole Falkland e Gibilterra, dopo la Brexit, vedono e toccano con mano una separazione de facto dal Regno Unito.


Nel Galles, tradizionalmente laburista, il Plaid Cymru, il partito indipendentista gallese che ha sempre raccolto poco in una regione con una fortissima identità culturale (basti pensare che tutti parlano il gaelico), per la prima volta potrebbe diventare il primo partito alle elezioni nazionali di oggi: i sondaggi lo vedono passare dal 10% al 40%.
E il Plaid Cymru ha come obiettivo l’indipendenza da Londra.
Come tutti sanno, le correnti ed i venti dell’Atlantico finiscono sempre col soffiare anche sulla penisola italiana.

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