Dl Semplificazioni. Si fa per dire

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Varato a metà giugno, poi bloccato nel suo iter parlamentare dalla crisi di Governo e dunque approvato con poche modifiche mirate a inizio agosto, il decreto Semplificazioni fiscali è il penultimo decreto partorito da Draghi, che porta con sè molte novità in materia fiscale ma non solo. Il passaggio alle Camere è stato per forza di cose segnato dalla crisi di Governo, ed è stato molto rapido: approvato senza modifiche dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, il decreto è stato poi modificato dall’Aula di Montecitorio, dove il Governo dimissionario non ha ovviamente posto la questione di fiducia. Dopo alcuni tentennamenti, i deputati sono riusciti a trovare un accordo per approvare una trentina di norme: dal Superbonus agli aiuti alle imprese, da vere semplificazioni all’obbligo per l’Agenzia delle entrate di comunicare via sms al contribuente quando si chiude un’istruttoria anche con esito negativo, sino alle misure per il Terzo settore. Bocciato invece il tentativo di FdI e Lega di cancellare dal testo la misura per sanare la posizione dei lavoratori immigrati. Vediamo in breve alcune delle principali misure previste dal decreto.

RIMANE NORMA SANATORIA MIGRANTI Nel passaggio alla Camera è stato bocciato l’emendamento di Fratelli d’Italia, sottoscritto dalla Lega, che chiedeva la cancellazione della norma, contenuta nel dl Semplificazioni fiscali, sui migranti. Con l’emendamento respinto si puntava a cancellare dal testo la sospensione, dalla data di entrata in vigore del decreto fino alla conclusione dei procedimenti relativi al rilascio dei permessi di soggiorno, dei procedimenti penali e amministrativi nei confronti del lavoratore per l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio nazionale.

Inoltre, si sarebbe eliminata la previsione in base alla quale il rilascio del permesso di soggiorno determina per lo straniero l’estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi relativi all’ingresso irregolare in Italia. Norme, secondo il partito guidato da Giorgia Meloni, che rappresenterebbero una sanatoria per gli immigrati irregolari. Sull’emendamento il Governo aveva espresso parere contrario.

ENERGIA È entrato invece nel dl Semplificazioni fiscali il correttivo sulla norma sulla cessione dei crediti relativi al superbonus e sui de minimis per l’acquisto di energia da parte delle imprese. La norma di cui parliamo, introdotta durante l’esame del dl Aiuti nelle commissioni V e VI alla Camera, stabiliva in pratica che i crediti d’imposta previsti per l’acquisto da parte delle imprese non energivore di gas ed energia elettrica siano sottoposti alta normativa europea “de minimis”.

Gli aiuti “de minimis”, il cui importo non è mai stato incrementato dal 2013 a oggi, prevedono un massimale di 200 mila euro, calcolato su base triennale considerando tutti gli aiuti ottenuti non solo da una data impresa, ma da tutte le imprese appartenenti allo stesso gruppo. In un periodo come quello degli ultimi 3 anni, in cui moltissime imprese hanno ottenuto dallo Stato degli aiuti (prima per il Covid e ora per gli effetti della guerra in Ucraina), la norma in questione potrebbe avere un effetto contrario alle attese: alcune imprese particolarmente danneggiate dalla crisi e che avrebbero diritto a contributi che superano sensibilmente i 200 mila euro potrebbero trovarsi ad avere diritto solo ad un minimo credito d’imposta per l’acquisto di energia e gas, o addirittura a nessuno. Per raggiunto limite di aiuti ottenuti nel periodo 2020-2022. Da qui l’intenzione del Governo di intervenire per cambiare la misura. 

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