di Jonny Crosio – Milano non è semplicemente una città italiana tra le tante. È il polmone finanziario, la vetrina della moda, il laboratorio dell’innovazione tecnologica e il cuore pulsante dell’economia nazionale. Eppure, oggi, la nostra metropoli rischia di soffocare, imbrigliata in normative ordinarie che non rispecchiano la sua straordinaria vocazione internazionale.
Come Patto per il Nord, crediamo che non ci sia più tempo da perdere: il Parlamento e il Governo devono affrontare con urgenza il tema dello status di Milano. Serve una legge ad hoc. Una legge speciale che non sia un privilegio, ma uno strumento necessario per permettere alla metropoli lombarda di competere ad armi pari con Londra, Parigi, New York e le altre grandi piazze globali.
Sgombriamo subito il campo da equivoci: questa richiesta non nasce dalla volontà di mettere Milano in competizione con Roma. Le due metropoli nazionali hanno DNA diversi, profili e missioni diverse. Roma è la Capitale, culla della storia e della politica; Milano è la porta dell’Italia sull’Europa e sul mondo degli affari.
Ognuna ha le proprie caratteristiche uniche e, insieme, possono e devono contribuire allo sviluppo del Paese. Ma per farlo, devono essere messe nelle condizioni di operare al meglio delle loro possibilità. Frenare Milano significa frenare l’Italia intera.
Purtroppo, ne abbiamo già perso troppo di tempo. L’immobilismo e la mala gestione locale stanno erodendo il vantaggio competitivo che Milano aveva faticosamente costruito. L’esempio più lampante e doloroso è stata la gestione del dossier per il nuovo stadio.
Abbiamo assistito a mesi, anzi anni, di pantomime da parte di una maggioranza, sotto la guida del sindaco Sala, che ha dato il peggio di sé. Indecisioni ideologiche e veti incrociati hanno rischiato di compromettere un’operazione che, in qualsiasi altra metropoli europea, sarebbe stata gestita con pragmatismo e velocità. Questo non è accettabile per una città che vuole dirsi moderna.
La necessità di una legge speciale e di un cambio di passo nasce dalla constatazione che oggi Milano è in grave sofferenza. I disagi per i cittadini sono diventati pesanti, pressanti, quotidiani.
Il primo allarme è la sicurezza. I cittadini non si sentono più sicuri nelle loro strade. La percezione di degrado e pericolo è palpabile, tanto che assistiamo a un fenomeno preoccupante: molti studenti, risorse preziose per il futuro, rinunciano a iscriversi nelle nostre eccellenti università. Una rinuncia dettata dalla paura, ma anche dall’insostenibile caro affitti, che ha trasformato il diritto allo studio e all’abitare in un lusso per pochi, espellendo il ceto medio e i giovani dalla cerchia urbana.
E poi c’è il nodo cruciale della mobilità. Il problema del traffico e dei trasporti è ormai un’emergenza che assilla tutti noi. Chi deve recarsi quotidianamente nella metropoli per lavorare, studiare, per tutte le ragioni per le quali Milano è punto di riferimento, vive un’odissea.
La gestione del servizio pubblico, in particolare quello regionale, ha toccato il fondo. Il riferimento a Trenord è d’obbligo: la qualità del servizio negli ultimi anni è scesa costantemente, arrivando a livelli che definire ridicoli è un eufemismo, tra ritardi cronici, soppressioni e condizioni di viaggio indegne per un Paese del G7.
Milano è il punto di riferimento non solo per i lombardi, ma per tutto il Paese. Se Milano si ferma, l’Italia arretra.
Noi di Patto per il Nord riteniamo che la questione dello stadio, seppur grave, sia solo la punta dell’iceberg. È il momento di ripartire con una visione d’insieme. Chiediamo a Roma strumenti legislativi speciali per gestire sicurezza, housing sociale e infrastrutture con poteri e risorse adeguati a una città-stato.
Serve coraggio, serve visione, e serve subito. Salviamo Milano per rilanciare l’Italia.