COVID 19 – Sbaglia “Die Welt” a scrivere che “Mafia in Italia aspetta soldi da Ue”? Sì, perché non indaga su 100 miliardi di residuo fiscale del Nord

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di Teodolinda – All’estero siamo visti così. Tutta l’Italia, senza distinzione tra Nord e Sud, è percepita come un grande imbuto di denaro pubblico che finisce per essere sbranato dalla mafia.

Die Welt ha pubblicato un articolo titolando: “Signora Merkel, tenga duro”. Perché?

Un tempo potevamo dire che tra Nord e Sud c’era una bella gran differenza. E la differenza c’è ancora, perché in Padania le imprese sono ancora reattive, ma il peso dello Stato va ben oltre l’immaginazione. Chiudono anche e soprattutto al Nord le imprese, familiari, artigiane. Vengono infine aperte inchieste con arresti per Comuni infiltrati dalla ‘ndrangheta. L’economia del Nord ne è piena.

Poi ci sono le false invalidità, i falsi braccianti agricoli… il reddito di cittadinanza che supera i 600 euro una tantum per chi è oggi a casa… una pletora di dirigenti che litigano su chi deve definire una zona rossa da una arancione. Le precauzioni mancate… La confusione sui tamponi, i test. Scene indegne.

Sì, Die Welt non sbaglia a dire che i soldi fanno gola all’Italia dei mafiosi, ma sbaglia nel non dire che fanno gola agli apparati che non governano il Paese. A quelli che ci vivono dentro l’apparato senza competenze ma arrivati per nomina politica. La fratellanza, l’amicizia, sono i requisiti italiani per scalare i consigli d’amministrazione, i comitati, le direzioni degli enti.

Die Welt però, dimentica che il Nord ha più di 100 miliardi di residuo fiscale che Roma trattiene e non trasferisce, sono i soldi che cittadini e imprese hanno versato in più e che non tornano a casa. Con quelli non servirebbe chiedere soldi all’Europa. Neanche fare figure da pezzenti col cappello in mano ogni volta. Chi glielo suggerisce alla stampa tedesca di guardare nei bilanci dei nostri Comuni, e soprattutto delle Regioni che vorrebbero essere autonome, ma non sono capaci neanche di portare a casa quelle competenze che un referendum aveva chiesto tre anni fa?

E allora facciamoci continuamente trattare per quello che meritiamo, votando una classe dirigente incolta, approssimativa. Nei giorni scorsi in un commento sui social ad un nostro servizio sulle incongruenze della giunta Fontana nell’emergenza di Bergamo, un lettore commentava così: “Volete allora che il potere torni al Pd?”.

Ecco, questo è il volto dell’elettorato? Tifoserie calcistiche contrapposto, Hoolingan della politica che non si preoccupano di giudicare l’operato ma l’appartenenza ad una bandiera. Così meritiamo non uno ma cento Die Welt.

Ed ecco quanto hanno scritto i colleghi tedeschi.

“I paesi dell’Unione europea dovrebbero certamente aiutarsi a vicenda nella crisi per il coronavirus. Ma senza alcun limite? E senza alcun controllo? In Italia, la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles”. E’ un passaggio dell’articolo che Die Welt dedica alla crisi coronavirus e alle ricadute della vicenda in ambito Ue. Il titolo scelto dall’edizione online è già eloquente e invita ‘Frau Merkel’ a non fare passi indietro: “Non ceda”, è l’esortazione rivolta alla cancelliera.

“La solitadietà è un importante valore europeo, ma anche la sovranità nazionale e la responsabilità dei politici di una nazione nei confronti degli elettori dei rispettivi paesi è altrettanto fondamentale”, si legge. Secondo Die Welt l’eventuale varo dei coronabond potrebbe provocare “una gigantesca perdita di miliardi per i contribuenti tedeschi”. Non è scontato poi l’effetto auspicato per economie di paesi come l’Italia: “Politici e economisti sono divisi”.

In Italia, afferma Die Welt, “la mafia è un fenomeno di portata nazionale e sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles”. Le risorse europee destinate a Roma, si legge, dovrebbero essere spese “solo per la sanità” e “naturalmente gli italiani dovrebbero essere controllati da Bruxelles e dimostrare l’uso appropriato del denaro. I principi essenziali dell’Unione Europea devono continuare ad essere applicati anche nella crisi del coronavirus”.

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