CONTE SNOBBA ZONA ROSSA – Gazzola: Ci dica almeno dove sono il diritto alla libertà e al lavoro

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Codogno, prima zona rossa 28 aprile 2020

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE

Caro Presidente,

sono Elena Gazzola, avvocato milanese di nascita ed anima e Codognese per cuore, primo presidente (per di più donna) di un Consiglio comunale, quello di Milano (ha presente la capitale economica, e non solo, del Nord?) e già assessore in Lombardia (ha presente il Pil che un tempo produceva per tutto il Paese?): ruoli che mi hanno insegnato che cosa significa rappresentare un’Istituzione.

Apprendiamo dalla stampa della Sua visita in Lombardia e nello specifico il Suo istituzionale pensiero verso i luoghi simbolo dei primi focolai, in terra lodigiana: visita nel corso della quale si è ripromesso “se farà in tempo” di passare anche di qua; il di qua è questa terra a vocazione agricola, così diversa da Milano ma altrettanto operosa e ormai sede anche di industrie che esportano in tutto il mondo, concorrendo a produrre quel Pil di cui sopra, divenuta anch’essa – come la vicina Piacenza – un polo logistico importante.

Dopo esserci sentiti trattati come gli untori d’Italia, a Codogno e in generale in questa fetta di terra chiusa per due settimane da posti di blocco, abbiamo aspettato un segno di attenzione dalle Istituzioni e dalle autorità che le rappresentano; purtroppo, Presidente Conte, di autorità, o forse è meglio dire, di autorevolezze, qui non ne abbiamo viste passare neanche una. Il governatore della Regione non ha mai messo piede qui. E lei, forse per solidarietà istituzionale, neppure.

L’ultima volta che si sono visti i rappresentanti delle istituzioni che ci governano fu il 6 febbraio scorso, quando deragliò il Frecciarossa. Lì sì ci fu la grande mobilitazione. Prefetti, assessori, il presidente lombardo Fontana. E pensi che neppure si autodenunciò, il governatore, quando, qualche settimana dopo, proprio per il focolaio della zona rossa, un Suo provvedimento stabiliva che chiunque fosse transitato di qua, avrebbe dovuto autosegnalarsi all’autorità sanitaria locale.

E non si sono posti, allora, il problema dell’intralcio ai soccorsi, come recita la Sua scusa non richiesta per non essere venuto qui prima.
Ma sarebbe bastata la semplice presenza di un rappresentante del Governo alla Casa Comunale di Codogno di Casalpusterlengo di qualsiasi altro comune della ex zona rossa, senza bisogno di andare negli ospedali a intralciare i soccorsi.

Sarebbe bastata a rincuorare quei cittadini che comunque sanno ancora riconoscere il valore di un gesto delle Istituzioni (forse sono pochi ma ancora ci sono), a rincuorare i medici ospedalieri e di M.G. che qui per primi si sono battuti in nome del giuramento d’ Ippocrate, in un bailamme di circolari, griglie in cui incasellare i vari “casi”, adempimenti burocratici quali far fronte dopo nove o dieci ore di lavoro, con in testa il solo pensiero di cercare di salvare i propri pazienti da una malattia sconosciuta

Credo che la Sua parziale visita, limitata a Lodi, che ha escluso però Codogno e l’intera ex zona rossa, non basti adesso a rincuorare le aziende: non quelle a cui Lei ha detto di stare chiuse, ma quelle a cui lo Stato che c’è ha detto, di fatto, di chiudere; così come non basta certo a rincuorare cittadini che cominciano a rendersi conto di essere stati privati, come affermano autorevoli costituzionalisti, di diritti fondamentali quali il diritto alla libertà e il diritto al lavoro.

Cordiali saluti

Elena Gazzola

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