Circolare del Viminale ai prefetti: “Presidiare la legalità”. Alla modica cifra di…?

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di Teodolinda – Mantenere in piedi un regno ha i suoi costi. Io che sono Regina ne so qualcosa. L’apparato ha le sue necessità. E allora, in tempo di coronavirus, mentre ci fanno sapere che il clima teso potrebbe dar luogo a derive estremiste, il Viminale ha scritto una circolare ai prefetti chiedendo loro di supervigilare. Ho tirato fuori dai miei archivi un pezzo vecchio di 5 anni fa che magari vi è sfuggito e che era stato pubblicato su un quotidiano, lindipendenzanuova. Era il gennaio del 2013. Ma poi l’inchiesta tornò a fare un ripasso nel gennaio del 2015. Questa è una sintesi di 5 anni fa che, secondo me, oggi ci sta come cacio sui maccheroni.

La cronaca è ricca di sfumature… di prefetture. Mentre a Brescia fa discutere il processo che a breve si apre per valutare se vi sia stato o meno abuso d’ufficio nello sconto sulla sospensione di una patente, mentre la stessa cronaca politica offre la schizofrenia dei partiti che con la mano sinistra presentano proposte di legge per abolire le prefetture e con la mano destra invece firmano la nomina di nuovi e più numerosi prefetti. Andiamo a rivedere cosa scrisse proprio il nostro giornale in tema di cronaca rosa sulle prefetture.  Giusto per non dimenticare che, come si usa dire, siamo sul pezzo.

 Mamma voglio fare il prefetto

Mamma, da grande voglio fare il prefetto. Un tempo faceva cult “saranno famosi”… tanto che la fortunata serie  è diventata nel tempo un format e un reality show. Ma che dire se si scopre che l’ambizione dei giovani verso la burocrazia ereditata dal trascorso napoleonico si manifesta pure in “saranno prefetti.it”?

Prodigi d’Italia, clicca e scopri che uno dei mestieri meglio remunerati dallo Stato ha persino scelto il suo patrono, Sant’Ambrogio, con tanto di decreto della Cei che  sancisce il gemellaggio sacro-profano.

Che penserebbe il vescovo delle lettere agli imperatori, dei commissari prefettizi che possono costare più di un prefetto e che incamererebbero, stando a quanto si apprende a macchia di leopardo nel paese, l’indennità anche del sindaco e delle giunte commissariate? Sai che penitenza avrebbe inflitto il vescovo riformatore ad un apparato dal costo poco ambrosiano e molto “imperiale”?

Protetti da Sant’Ambrogio

Vediamo i numeri della fortuna. Ambrogio o non Ambrogio,  a fare i prefetti oggi non si sta male. A commissariare neppure. Gli stipendi sono al riparo dall’inflazione e dalla crisi, in una stagione dove si prova a tagliare tutto, meno  che le periferie, appunto, di uno Stato che non  rinuncia a  controllare le autonomie locali e i loro atti. Su quello non si risparmia. Le prefetture sono 106. Chiamatele pure Uffici territoriali del governo (dal 1999). Ci costano più di mezzo miliardo l’anno per rappresentare Roma nelle province. Ma quel mezzo miliardo per l’80 per cento è rappresentato dai costi per gli stipendi del 1.400 dirigenti, con la protezione del santo anti potere temporale per antonomasia. Il rapporto dirigenti-dipendenti sarebbe di uno a sei, il tris rispetto a tutto il rimanente apparato dello Stato. Ma, si sa, di cose da controllare nelle periferie ce ne sono tante.

Gli stipendi

stipendi prefetti

Gli stipendi? Pronti, eccoli qua. I prefetti vanno a fasce. Il compenso lordo rispettivamente è di 163mila euro, 159, 153 e 144 mila euro. Per essere servitori dello Stato, mica male. Passiamo ai viceprefetti: anche lì, si va per fasce: 97mila euro, 95, 91 e 89mila euro. Notevole pure questi. Ma lo Stato aggiunge sempre qualcosa. Ecco allora i viceprefetti aggiunti: 67mila, 66 e 60mila euro. Ci si può accontentare? No.

Il dunque viene quando lo Stato è chiamato a controllare le amministrazioni malandrine, inviando un uomo prefettizio, un dirigente servitore dello Stato a fare da commissario, con eventuale subcommissari al seguito, con la missione di scandagliare i fondali dell’amministrazione locale.

Quanto costa il provvidenziale invio sui territori del riparatore delle malefatte? Scoprirlo è un arcano. Frugando qua e là, la circolare più chiara è la n.5 del 2004, dal titolo “Incarichi commissariali presso enti locali (I pareri del Ministero dell’interno)”.

E dice che è a discrezione. Attenti bene. “a) Misura dell’indennità da corrispondere ai commissari prefettizi e straordinari. L’indennità in questione non è prevista e regolata espressamente da disposizioni normative.

È possibile, tuttavia, rinvenire un riconoscimento (…). Fino ad oggi si è ritenuto prevalentemente di poter rinvenire un parametro ragionevole e congruo rapportando detto emolumento all’indennità di funzione riconosciuta al Sindaco (…)”. Però pareva un po’ pochino. E così, “Di recente, tuttavia, taluni prefetti hanno ritenuto di poter superare tale riferimento soprattutto in considerazione delle funzioni attribuite al Commissario (prefettizio o straordinario) che comprendono, oltre a quelle svolte dal Sindaco, anche quelle di competenza del Consiglio e della Giunta”.

Quindi, indennità del sindaco, più quelle di tutti gli amministratori. Poi, servono i collaboratori, allora ecco i sub commissari. C’è posto anche per loro. Si prendono dal 70 al 60% dell’indennità del commissario “capo”. “Per gli eventuali subcommissari viene inoltre prevista una indennità, parametrata a quella del Commissario, in misura pari al 70% della medesima, qualora vi sia attribuzione delle funzioni vicarie, ovvero al 60% per gli altri casi. Viene infine previsto un tetto per l’onere complessivo derivante dalla gestione commissariale, calcolato sommando al 75% dell’indennità del Sindaco i summenzionati compensi spettanti ai subcommissari, il cui numero, puramente indicativo, è stato calibrato in funzione dell’entità demografica dell’Ente”.Insomma, una bella squadra.

Il caso Piemonte 

La cronaca locale fornisce una vasta letteratura al proposito. Accanto a santi eroi che rinunciano agli indennizzi, c’è chi non rinuncia a quanto gli spetta. Per stare vicino a casa nostra ecco il caso del commissario prefettizio di Verbania. I suoi aumenti fanno titolo persino su un quotidiano per nulla secessionista come La Stampa.

Arriva Michele Mazza, nominato prefetto a Benevento nel 2009. 66 anni, già in pensione, viene chiamato a reggere le sorti del Comune dopo le dimissioni del sindaco. Ma esplode la polemica. Si legge a caratteri cubitali, nel maggio 2013: “Verbania e il commissario da 6 mila euro al mese: “La legge lo consente”. Catenaccio: Indennità aumentata di circa 2 mila euro. L’ex sindaco Zacchera: “Io non costavo nulla”. Zanetta (Pd): “Compenso sproporzionato”.

E il testo spiega: “Indennità ricalcolata, disposta dal prefetto: «Applicate le condizioni previste dalla legge». Il ricalcolo delle indennità, che è passata da circa 4 mila euro mensili a 6.360 per il commissario, e da circa 2 mila euro a 3.180 per il suo vice, è stata disposta dal prefetto di Verbania, Francesco Russo che spiega: «Ho subito equiparato la cifra a quella spettante al sindaco. Mancava, però, la quota derivante dalle funzioni di Giunta e di Consiglio comunale. Pertanto mi sono concesso un po’ di tempo per ragionare sui parametri stabiliti dal decreto. Alla fine ho deciso di applicare le condizioni minime previste dalla legge».

Il caso Roma

Cambiamo città. Andiamo a Roma. Marzo 2013, scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera che Umberto Postiglione prefetto di Palermo è chiamato a fare anche il commissario della Provincia di Roma dopo l’elezione di Zingaretti a governatore del Lazio. “Per inciso, il sito Internet della Provincia di Roma informa che al commissario spetta una indennità di 8.505 euro e 47 centesimi lordi al mese. Oltre allo stipendio da prefetto di Palermo, s’intende. Così al subcommissario vicario Clara Vaccaro toccano 6.379 euro e 10 centesimi, sempre lordi, e agli altri tre sub Paola Berardino, Antonio Colaianni e Giuseppe Marani, 5.528 euro e 55 centesimi. Retribuzioni stabilite, come previsto dalla legge, per decreto prefettizio”.

Il caso Benevento

Ma la cronaca ci riporta ancora in Campania, a Benevento. Scrive sconsolata la testata campana ilvaglio.it sul commissariamento della Provincia di Benevento:

“Abbiamo avuto notizia da ‘Il Sannio Quotidiano’ delle indennità di carica stabilite dal Prefetto a favore del Commissario Straordinario e del Sub-Commissario della Provincia di Benevento di importo pari, rispettivamente, ad € 13.977,00 e ad € 6.988,00 al mese (…). “Si tratta evidentemente – chiosano i sindacalisti – di compensi superiori ad ogni ragionevole misura, non proporzionati alle attività da espletare, non rapportati alle indennità del Presidente uscente della Provincia e degli assessori che erano rispettivamente di circa € 4.700,00 ed € 3.000,00 e di gran lunga superiori a quelle fissate, per gli stessi incarichi, in altre province”.

Il caso Aprilia

Commissari prefettizi anche ad Aprilia. E si legge sul Pontino.it, maggio 2009: “Gli emolumenti del commissario prefettizio  e dei 2 sub commissari, regolati dalla legge per un comune come Aprilia (fascia 30.001-100.000 abitanti) sono stati specificati nel decreto del 25 febbraio 2009 del prefetto di Latina. “Al prefetto a.r.(a riposo ndr)” il compenso lordo è stato determinato in 8.309,00 euro mensili. “Al Viceprefetto”, essendo vice commissario vicario il compenso mensile è stabilito in 6.232,00. “Al dirigente di II fascia, dott.”, è stato stabilito un compenso mensile di 4.985,00. Il commissario percepisce, inoltre, una indennità di fine mandato, una sorta di 13°, una indennità mensile pari a una mensilità proporzionata ai mesi di mandato svolto. La legge prevede ulteriori benefit: rimborsi spese di viaggio ed ogni altra spesa documentata indispensabile al disimpegno del mandato”.

Il potere dell’impero

Davvero hanno bisogno di un santo in Paradiso, i prefetti.  Segno dei tempi che cambiano, per un corpo nato dalla volontà di Napoleone che le chiese le bruciava e radeva al suolo. E che penserebbe il vescovo ambrosiano che, vuole la leggenda, cacciò l’imperatore Teodosio dall’ingresso in duomo, e la cui presenza spirituale,  vuole la tradizione, sbarrò persino la strada alle truppe dell’imperatore Ludovico il Bavaro?   La comunità di Ambrogio non era forse portata ad una resistenza pacifica agli abusi della corte del potere? Non rivendicava a sé Ambrogio con Milano la libertas dicendi, la libertà di parola dei territori, riconducendola all’esercizio del potere di Dio, invalicabile per qualsiasi impero?

Nel più recente dossier della Funzione pubblica, i costi standard della pubblica amministrazione tagliano poi in due il Paese. Paradossalmente le prefetture, anziché garantire unità, dividono l’Italia a metà, quella delle prefetture del Nord e quella delle prefetture del Sud.

Il costo dell’apparato cambia da regione a regione

Su un costo preciso di    565 milioni 451 mila euro, e con una media di 10 euro a testa, in realtà lo studio scopre che a Milano il prefetto costa meno che a Brescia, 3,89 euro contro i 4,64 euro pro capite, o i 4,82 euro di  Torino. La capitale, con una dotazione record comunque di 23 milioni, costa 6,27 euro,  ma nel cuore molisano di Isernia, sono più di 42 euro. E a Campobasso 25. E via spendendo.
Ma c’è un documento prezioso,  ritrovato dall’Intraprendente tra gli atti dei documenti parlamentari del 2009, in cui si legge dell’esito di numerose ispezioni nelle prefetture.

Il rilevamento presenze

E così, scopriamo che… “le ispezioni hanno evidenziato la mancata adozione di sistemi di rilevazione automatica delle presenze”. Sarcasticamente l’estensore spiega che un badge per tutti vorrebbe dire magari “una positiva ricaduta sui carichi di lavoro del personale”. Interessante il capitolo affitti, considerati “considerevole quota di oneri pregressi (…) che supera abbondantemente gli stanziamenti di competenza”. Razionalizzare, si legge, vorrebbe dire evitare “canini elevati inclusivi del ritardo nei pagamenti”. Capito? Senza contare “superfici superiori alle reali esigente dell’organico”.

Come scriveva Einaudi, “Perciò il delenda Carthago della democrazia liberale è : Via il prefetto! Via con tutti i suoi uffici e le sue dipendenze e le sue ramificazioni! Nulla deve più essere lasciato in piedi di questa macchina centralizzata; nemmeno lo stambugio del portiere. Se lasciamo sopravvivere il portiere, presto accanto a lui sorgerà una fungaia di baracche e di capanne che si trasformeranno nel vecchio aduggiante palazzo del governo. Il prefetto napoleonico se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde”.

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