Ci vogliono tamarri da balcone per dimenticare l’inefficiente governo centrale. Scopriamo dove siamo, per una volta!

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di Giuseppe Reguzzoni – Se abiti in collina, può capitare che tu sia in alto e che, più sotto, ci sia un grande condominio. Può anche capitare che il profilo dolcemente ondulato delle nostre Prealpi, faccia di quella collina una sorta di anfiteatro naturale, per cui quel che suona in basso, risuona anche in alto, magari persino potenziato.

D’estate può essere un problema, quando nei giardini sottostanti o sui balconi, qualcuno comincia a sparare musica o, addirittura, musiche diverse «confliggono». Ci si rassegna. La buona educazione non si impone più di tanto e non resta altro che nascondersi in cantina, e aspettare che passi.

Se vivi in città, è anche peggio e, sin troppo spesso, come diceva Sartre, «l’inferno sono gli altri».

In questi giorni che precedono la primavera, però, a complicare le cose, ci si mettono i telegiornali, che – invece di raccontarci l’inefficienza del Governo Centrale, la mancanza delle mascherine, il no all’acquisto regionale dei respiratori e l’elenco interminabile dei morti – pensano bene di trasmettere a reti unificate i tricolori sui palazzoni di Napoli e improponibili personaggi che sparano decibel di musica assurda dai loro balconi. Perché «semo italiani, e sempre allegri bisogna star!».

Melassa patriottica irrancidita, con il cosiddetto premier che ci propone i suoi abbracci, e i vicini-non vicini di casa che si sentono in dovere di imitare, nel tardo pomeriggio di domenica, sparando decibel di Toto Cotugno, per dirci che anche loro si sentono «un italiano vero».

E pazienza per le dodici pagine di necrologi dell’Eco di Bergamo, pazienza per le le mascherine e i respiratori. Il tamarro è uno che imita, al ribasso, il peggio che le TV gli propongono.

Settant’anni di democrazia e di scuola dell’obbligo han prodotto questa roba qui: musicaccia dai balconi e panzoni sui divani … Ma, provare a spegnere la TV? provare a leggere qualcosa? Provare a chiedere ai vicini se sanno che di tamponi non ne fanno, perché non ce ne sono? Aprire gli occhi, insomma, e uscire dalla cappa di stupidità in cui il Potere vi vuole, per smettere di essere numeri e cominciare a pensare, almeno un pochino.

In fondo, come diceva un compianto cardinale, uno di quelli ancora sani di una volta: «L’Italia è tenuta insieme dal calcio e dagli spaghetti». E, infatti, se ci fosse stata una partita, dai balconi non sarebbe volata una mosca. Diciamo che, oggi, oltre che «dal calcio e dagli spaghetti», l’Italia è tenuta insieme dai mezzi busti televisivi, che, nella sostanza delle cose, ripetono sempre il solito ritornello a reti unificate.

Il Potere vi vuole così, sui balconi a sparare canzonette sul divano a farvi di «Tiggì» e propaganda. Vogliamo dircelo che non va bene? Stiamo a casa, se si può, ma con la testa e guardandoci intorno, per scoprire DOVE siamo.

Photo by Kristijan Arsov

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