Catalogna, alla Diada in 400mila

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 Oltre 100mila persone hanno partecipato l’11 settembre alla manifestazione indipendentista che si è svolta a Barcellona, alla vigilia dei nuovi colloqui tra l’amministrazione regionale catalana ed il governo di Madrid. La stima della polizia, 108mila manifestanti, è di molto inferiore a quella degli organizzatori del corteo, l’Assemblea nazionale catalana, che parla di 400mila partecipanti al corteo che si è svolto in occasione della festa nazionale catalana, chiamata Diada. In ogni caso si tratta di una partecipazione più bassa di quella registrata negli anni precedenti alla pandemia di Covid, quando si sono avuti anche un milione di partecipanti al corteo.

 La festa e’ iniziata con il tradizionale omaggio floreale a Rafael Casanova, uomo simbolo della resistenza catalana durante la guerra di successione spagnola nel 1714. Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc), il Partito socialista catalano (Psc) ed i sindacati Unione generale dei lavoratori (Ugt) e la Confederazione spagnola della commissioni operaie (Ccoo) hanno inviato messaggi a sostegno del tavolo di dialogo che dovrebbe tenersi a Barcellona la prossima settimana.

Il segretario del Psc, Salvador Illa, ha chiesto una Diada per tutti i catalani, lontano da appropriazioni simboliche ed ha auspicato un dialogo “sincero e onesto”. Mentre Jordi Sanchez, segretario generale di Uniti per la Catalogna (JxCat), partito indipendentista che ha sempre espresso dubbi in merito alle trattative con l’esecutivo di Madrid, ha colto l’occasione per criticare il modo in cui e’ stato affrontato il dialogo con il governo e ha chiesto che sia portato avanti con maggiori richieste. Per il leader di Junts, quello che e’ successo con la sospensione del progetto di ampliamento dell’aeroporto El Prat di Barcellona dimostra la sua inaffidabilita’. Il presidente della Generalitat, Pere Aragones, nel suo messaggio istituzionale in occasione della Diada ha chiesto “un’alleanza tra istituzioni, partiti, societa’ civile e cittadini” per “rendere inevitabile il referendum”. Secondo Aragones, il movimento indipendentista e’ sul punto di fare qualcosa che non era stato mai raggiunto prima: “aprire negoziati con lo Stato, da governo a governo, per affrontare come risolvere il conflitto”.

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