Caos Quirinale. Liberi tutti verso Casini-Amato. Astensione dopo il tonfo del centrodestra. Forza Italia si smarca da Salvini

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 “L’intero sistema politico-istituzionale si regge attorno a due figure, capo dello Stato e capo del governo, che sono sopra la mischia”. Lo ha detto, a quanto si apprende, il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, nel corso dell’assemblea dei grandi elettori del Pd in vista dell’elezione del presidente della Repubblica. “Quel fragilissimo equilibrio retto attorno a due personalita’ straordinarie puo’ essere modificato solamente se c’e’ un’intesa complessiva che tiene e, affinche’ ci sia, c’e’ bisogno che la nostra logica del ne’ vincitori ne’ vinti sia accettata da tutti – ha continuato Letta -. Altrimenti, il Parlamento ha una sua saggezza e mi sembra che si stia esprimendo. Assecondare questa saggezza e’ anche questa democrazia”. 

“Se non ci diamo una mossa il presidente verra’ eletto non dico a furor di popolo, ma a furor di grande elettore”. Lo ha detto ai cronisti Giovanni Toti, governatore della Liguria e vicepresidente di Coraggio Italia. Alla domanda se Mattarella sia la soluzione, Toti ha risposto che “Mattarella e’ un nome presente in tutte le rose”, nelle quali vanno aggiunti quelli di Mario Draghi e Pierferdinando Casini. “Se c’e’ qualche altro nome costruttivo noi siamo qui e lo ascoltiamo, purche’ abbia una storia e un significato politico, altrimento nelle prossime 24 ore i grandi elettori prenderanno una decisione scavalcando i loro leader”. 

“Non voglio alterare un equilibrio che abbiamo qui dentro, ma anche noi stiamo cercando di farci portavoce il più possibile trasparenti e leali, nelle condizioni date, di quello che ci sta dicendo il presidente” Silvio Berlusconi. “Come alcuni di voi sanno, perché ci parlano al telefono, è assolutamente presente”. Lo ha detto Anna Maria Bernini, capogruppo al Senato di FI, secondo quanto apprende LaPresse, durante l’assemblea dei grandi elettori di Forza Italia. “Stiamo facendo il nostro lavoro, siamo tutti molto stanchi e dobbiamo arrivare a sera cercando di portare a casa il risultato. Non è una questione di mancanza di fiducia nei vostri confronti. Siete voi a dovervi fidare, come avete sempre fatto, di quello che ci dice il nostro presidente. Noi ci stiamo facendo portavoce di quello che decide lui di fare. Anche a me crea imbarazzo l’astensione di oggi ma lo dobbiamo fare. Esiste una disciplina di partito? Secondo me, sì”, ha aggiunto. 

Sono stati sbagliati i tempi, ma la quinta votazione per il Colle, con il flop Casellati, e’ servita “a fare chiarezza”. Dall’analisi del senatore di Coraggio Italia Paolo Romani e’ evidente che “quella maggioranza che tiene in piedi il governo Draghi sia la stessa che esprime il presidente della Repubblica”. Intervistato da Il Messaggero, il parlamentare centrista ammette “che la prova di forza nel centrodestra non ha avuto l’esito che speravamo”. “Questa forzatura – spiega Romani – e’ servita anche per chiarire che chi sta al governo ritiene che questo passaggio molto complicato abbia bisogno di avere una maggioranza simile e omogenea con quella che tiene insieme Draghi in modo da arrivare a una candidatura condivisa”. Obbligatorio, dunque, per il senatore “tornare al punto di partenza”. L’unico errore imputato al leader della Lega Matteo Salvini, regista per il centrodestra, e’ che “la prova di forza andava fatta mercoledi’”. Secondo il senatore si e’ “sul piano inclinato per arrivare alla soluzione”, e “Casini e’ sicuramente una delle ipotesi in campo”. Mentre il bis di Sergio Mattarella “per sua indisponibilita’” non e’ un’opzione sul tavolo, afferma.

Immagine dalla pagina fb di Pierferdinando Casini

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