Bloody Sunday -50 anni fa il massacro degli indipendentisti cattolici nordirlandesi. Mostra fotografica a Milano di Butturini e su Raiplay “Le donne dell’Ira”

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 Era il 30 gennaio 1972, ed era una domenica, quando 13 giovani manifestanti nordirlandesi furono uccisi dalle forze dell’ordine britanniche trasformando quella tragica giornata nel “Bloody Sunday“, il giorno piu’ simbolico dei tre decenni di conflitto armato in Nord Irlanda, i cosiddetti “Troubles”, celebrato anche nella omonima hit mondiale della piu’ celebre band irlandese, gli U2.

Nel cinquantesimo anniversario della ‘domenica di sangue’, consumatisi il 30 gennaio del 1972, quando i paracadutisti britannici spararono su una manifestazione di protesta di civili disarmati a Derry causando 14 vittime sono stati organizzati una serie di eventi. Alle 16.45 nella citta’ nordirlandese che i britannici e gli unionisti chiamano Londonderry si terra’ una marcia pacifica alla quale parteciperanno i parenti delle vittime che ripercorreranno la stessa strada della manifestazione finita in tragedia 50 anni fa. Prevista anche la proiezione nella Guildhall Square di un videomessaggio inviato dal presidente irlandese Michael Higgins e un intervento dell’ex leader laburista britannico, Jeremy Corbyn. Il tema scelto per commemorare questo importante anniversario dal Bloody Sunday Trust, il fondo creato nel 1997 per sostenere le famiglie delle vittime, e’ ‘One World, One Struggle’, ‘Un mondo, una lotta’. L’associazione ha chiesto ai cittadini di Derry di partecipare alla marcia nel rispetto delle norme anti-Covid. 

In occasione di questo anniversario a Milano, Still fotografia, ha aperto la mostra, aperta fino al 6 marzo, ‘Gian Butturini. Londra 1969 – Derry 1972. Un fotografo contro’ che espone cinquanta scatti tratti da due dei suoi lavori piu’ famosi: ‘London by Gian Butturini’ e ‘Dall’Irlanda dopo Londonderry’. London racconta la Londra del 1969, con tutte le sue contraddizioni e le sue sfaccettature, lontana dagli stereotipi: dalla signora della borghesia con cappellino, a ragazzi che si iniettano eroina, da giovani in minigonna agli homeless per la strada. Sono foto elaborate e scontornate di cui in alcuni casi si vede anche l’originale come lo hippy che scende le scale della metro con il look di Gesu’ Cristo, che nella versione per il libro, con un ingrandimento del viso diventa veramente un Cristo. Immagini provocatorie anche, che nel 2017, al momento della ristampa, hanno creato uno ‘scandalo’ dopo che una studentessa aveva trovato offensive due foto accostate (presenti in mostra) di una bigliettaia della metro di origine africana sfiancata e quella del Gorilla Guy Fawkes dello zoo di Londra. E poco importa se per Butturini l’immagine del gorilla e’ un simbolo del post colonialismo ed esempio di segregazione, il libro nel Regno Unito e’ stato ritirato dal commercio. “Butturini era un uomo di sinistra e della controinformazione” ha spiegato Gigliola Foschi che con Stefano Piantini ha curato la mostra, promossa dall’associazione Gian Butturini. E questo suo essere traspare anche dalle immagini di Derry, dell’Irlanda dopo la strage, dove lo incarico’ di andare la rivista Schema, con le barricate per la strada, i bambini in mezzo alla devastazione che testimoniano l’orrore di quanto stava accadendo

Rai Teche propone su RaiPlay, da venerdi’ 28 gennaio, uno straordinario documentario custodito nei propri archivi intitolato “Le donne dell’Ira”. Andato in onda il 7 gennaio del ’72, il filmato fotografa la terribile situazione in cui versava l’Irlanda del Nord in quel periodo, lacerata dalla lotta armata che vedeva contrapposti il fronte dell’Ira (l’esercito di volontari nazionalisti cattolici) e quello dei lealisti protestanti, supportati dall’esercito britannico. Questi avvenimenti, durati decenni, sono noti come “The Troubles”. Citta’ come Belfast, Londonderry, Newry, sono state teatro di sanguinosi scontri, attacchi terroristici, violenze di ogni genere. Il documentario, girato pochi mesi prima del famigerato “Bloody Sunday“, pone l’accento sul ruolo delle donne nella lotta armata dei cattolici repubblicani che aspiravano a un’Irlanda indipendente e unita e che consideravano il regno di Sua Maesta’ niente piu’ che un oppressore che andava cacciato con ogni mezzo possibile. Uno statuto speciale all’epoca prevedeva l’internamento dei terroristi, o presunti tali, senza prove o processo nel durissimo carcere di Long Kesh. Molte donne restavano sole con i figli, mentre i mariti si davano alla macchia o venivano imprigionati. Da qui la spinta ad arruolarsi nelle fila dell’IRA per prendere parte attiva al conflitto e supportare la causa. Come si evince dalle testimonianze raccolte, il 90 per cento delle donne cattoliche sono al fianco dei combattenti: trasportano materiale bellico, danno asilo agli uomini in fuga, si battono per la liberta’ senza alcuna distinzione di classe o eta’, alcune partecipano anche attivamente alla lotta armata. Una giovane moglie e mamma racconta perche’ ha deciso di arruolarsi nell’Ira, parlando dell’oppressione degli inglesi che la sua famiglia subisce da generazioni: il marito e’ a Long Kesh, lei viene continuamente controllata e minacciata, tra quelle mura vige la paura e il sospetto, e solo l’appartenenza al gruppo le permette di aiutare ed essere aiutata, restando a disposizione come le altre donne 24 ore su 24 per la causa. Una pagina buia e dolorosa che prende vita tra queste immagini in bianco e nero, un paese ferito, scosso, squarciato, incapace di trovare un punto d’incontro per restituire a quella terra martoriata un po’ di pace..

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