Biden e i bombardieri in Norvegia sul confine russo

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di Luigi Basso – Come era facilmente prevedibile, e come era stato previsto scorrendo semplicemente la lista dei falchi inseriti nella nuova amministrazione USA, la situazione geopolitica mondiale è precipitata nel caos.


Dato che l’attuale destabilizzazione era ampiamente prevista, è chiaro che si tratta di un caos predeterminato, ovvero funzionale al mantenimento del ruolo di superpotenza da parte degli Stati Uniti, ruolo che negli ultimi 10 anni è andato in crisi per molteplici fattori: una grave crisi interna, con gli States fratturati tra due Americhe, e la contemporanea ascesa di una superpotenza come la Cina oltre a varie potenze regionali sempre più audaci ed attrezzate (Iran, Turchia e Russia, su tutte).


Negli ultimi giorni Biden ha trasferito alcuni bombardieri nucleari B1 in Norvegia, che confina direttamente con la Russia: basti pensare cosa accadrebbe se la Russia mettesse dei missili nucleari in Messico.
La CNN, per chi fosse duro di comprendonio, dice che l’intento di Biden è proprio quello di minacciare i Russi (“to send a message to Russia”, il titolo testuale di CNN) e che i bombardieri non staranno a terra ma inizieranno a svolazzare ronzando vicino alle orecchie di Putin.

Motivo: secondo le dichiarazioni ufficiali, i Russi non dovrebbero sfruttare l’Artico, il che è piuttosto curioso, dal momento che non si comprende su quale base giuridica gli USA pretendano di comandare su tutto il Polo Nord.
Cambiando scacchiere, dopo lo sconfinamento di truppe USA nelle province siriane di Hasakeh e Deir Ezzor, proprio in quest’ultima provincia, per una di quelle strane coincidenze che capitano nella vita, è tornata a colpire una nostra vecchia conoscenza di cui non si sentiva la mancanza: l’ISIS.
Insomma, sembra di tornare più giovani di sette o otto anni, ai fantastici anni ruggenti di Obama allorquando l’Ucraina prendeva fuoco nel cuore dell’Europa e i terroristi islamici scorazzavano in tutto il medio oriente.
Nel frattempo, il sostegno che le ambasciate di Germania, Polonia e Svezia avrebbero fornito, secondo i russi, ai contestatori pro Navalny ha causato una gravissima crisi diplomatica culminata con l’allontanamento dei rispettivi ambasciatori.


La destabilizzazione è tornata, ed è tornata per restare a lungo.
D’altronde chi non ricorda il passato, è destinato a riviverlo.

Photo by Jon Tyson

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