Autonomia, dateci Sherlock Holmes per scoprire la legge quadro. Tutti ne parlano, nessuno l’ha letta. Tranne uno…

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di Paolo Franco – Ad inizio legislatura ci avevano presentato la rivoluzione della trasparenza: la diretta streaming doveva aprire i palazzi romani al cittadino comune, informare in via diretta senza sotterfugi e trame nascoste. Ora, a fine legislatura, il testo della bozza della cosiddetta “legge quadro” è chiuso in cassaforte e consultabile solo da pochi eletti. Così, novelli Sherlock Holmes, siamo costretti a cercare tra le righe dei giornali e le indiscrezioni di tecnici e politici per immaginare cosa mai ci sarà scritto. Naturalmente non è, il nostro, solo spirito di curiosità, ma diritto d’informazione di cittadini che hanno lavorato e desiderato che si compia il dettato costituzionale sulla questione dell’Autonomia.

Per questo, in questi ultimi mesi, a cinque anni dai referendum di Lombardia e Veneto, abbiamo consultato molti documenti, relazioni e dichiarazioni, cercando di comprendere se, e in quale modo, questo processo potrà avere compimento. Abbiamo già detto che il solo fatto di proporre una “legge quadro” è palesemente contrario a quanto prescrive l’articolo 116 della Costituzione e che quindi temiamo si tratti solo di un espediente per impedire la realizzazione dell’Autonomia. E abbiamo già detto che le diverse parti politiche in causa, invece, ritengono necessario questo processo legislativo per due distinti motivi: da un lato, appunto, chi vuole affossare l’Autonomia, dall’altro chi vuole poter sostenere che così si raggiungerà l’Autonomia, non potendo giustificare altrimenti il fallimento del progetto su cui aveva costruito la propria fortuna politica.

Noi, però, vorremmo giudicare dai documenti, dal testo della “legge quadro”, senza pregiudiziale alcuna, sapendo che la politica è l’arte del possibile, e quindi anche del compromesso (fino ad un certo punto). In questi ultimi giorni leggiamo su un quotidiano altre dichiarazioni del Professore Andrea Giovanardi, membro della commissione tecnica veneta che discute a Roma di questa annosa vicenda. Lui la “legge quadro” l’ha letta e ne parla col giornalista. Il titolo dell’articolo è emblematico: “Autonomia, è spuntata una legge blocca-Veneto”, e Lombardia ed Emilia-Romagna, aggiungiamo noi.

Le fosche previsioni che avevamo paventato nel recente passato sono confermate, forse addirittura peggiorate: i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) devono essere determinati su tutto il territorio nazionale prima della concessione dell’Autonomia (significa che si dovranno aspettare altri vent’anni, se va bene); le risorse saranno in parte provenienti da una compartecipazione regionale alle imposte statali, in parte da nuovi tributi propri (significa altre tasse per i cittadini delle regioni interessate); lo Stato si riserva di modificare il contenuto dell’Autonomia in ogni momento.

Allora comprendiamo la sibillina affermazione scritta nella relazione dei Consulenti del Ministro Gelmini: “ovviamente sarà rimesso all’autonomia regionale verificare il perdurante ed attuale interesse in relazione non solo al contenuto delle pre-intese già raggiunte, ma anche alla prosecuzione del procedimento di attuazione del regionalismo differenziato nel rispetto del quadro regolatorio posto nella legge-quadro”. Tradotto significa che le condizioni capestro saranno così pesanti che forse l’Autonomia non vi conviene più! Aspettiamo ora che la politica batta un colpo perché vanno rispettate sia la Costituzione che le volontà dei cittadini che hanno chiesto più autonomia per la propria Regione.

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