A caccia di nuove paure. Il populismo in affanno scopre i pipistrelli cinesi. Ma non legge il Report UE sulla sperimentazione animale

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di Stefania Piazzo – Ha infiammato i social l’ultima, si fa per dire, “scoperta” di Matteo Salvini, un servizio del 2015 del programma Leonardo sulla Rai dedicato al coronavirus dei pipistrelli, studiato in laboratorio indovinate dove? Bravi, in Cina.

E i giornali subito a dire che no, che la comunità scientifica smentisce i virus nati in laboratorio.

Era da un po’ che il leader dell’opposizione (finché Meloni consente) non era in favore di video. La paura per la pandemia ha preso il posto della paura e delle insicurezze legate al fenomeno migratorio, nei consensi.

L’uscita del video cosa può insinuare? Che si possa trattare di un virus scappato dalla muraglia cinese per un complotto. Ordito già nel lontano 2015. Della serie…. “visto? ve lo avevo detto…”.

E allora, facciamo un po’ di giornalismo senza dietrologie e ammiccamenti su spy story da laboratorio segreto. E senza fermarci alla superficie. Non basta riportare che la comunità scientifica smentisce. Occorre dire perché è corretto smentire.

Di segreto sugli enti che fanno ricerca sul coronavirus non c’è proprio nulla. Sono in rete. Anche l’Italia ha laboratori attivi da anni sul coronavirus. Ed è la medicina veterinaria quella più vicina allo studio dei virus, perché li conoscono bene. Arrivano dagli animali.

Però, fateci caso, avete mai visto un veterinario invitato in qualche talk show in queste settimane? Nessuno. Forse è tempo che il giornalismo apra i suoi orizzonti.

Giusto qualche giorno fa, il 17 marzo, su queste colonne, prima che Salvini scoprisse l’acqua calda, usata con abile populismo, realizzavamo una inchiesta dedicata alla sperimentazione animale in Europa. La fonte non è facebook (di questi tempi…) ma la Commissione Europea.

E cosa esce dal Rapporto europeo? Che il mammifero per il quale si è registrato il boom di importazioni da paesi extraeuropei per la sperimentazione scientifica in Europa è il pipistrello. I dati sono contenuti nella Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio denominata “Relazione 2019 sulle statistiche relative all’uso di animali a fini scientifici negli Stati membri dell’Unione europea nel periodo 2015-2017” e ufficializzata da Bruxelles il 5 febbraio 2020.

Dunque, recentissima, e accidentalmente casuale.

Il dato che subito è in evidenza è l’incremento di ben il 60% di importazioni di animali provenienti da Paesi extraue, in particolare il pipistrello.

Senza essere Ilaria Capua o Burioni, si comprende l’interesse altissimo della comunità scientifica di indagare sul chirottero. E così, si legge infatti a pagina 7 che “Tra il 2015 e il 2017 il numero di animali nati nell’UE ma non presso un allevatore registrato è diminuito (-23 %) e il numero di animali nati al di fuori dell’Europa è aumentato (+60 %) a causa delle importazioni di pipistrelli (non allevati in Europa)”.

Visto? Lo riproponiamo perché pone molte domande. Se sul coronavirus si lavora da anni, e così tanto da non avere abbastanza pipistrelli in casa da doverli importare, ebbene, se la comunità scientifica lavora sul fronte del virus, com’è che la politica non se ne è accorta? E che anzi la sanità, le misure di prevenzione sono state smantellate, ospedali compresi?

Poi ci sono testate che invece sostengono che sui pipistrelli non si possa sperimentare. Avevamo smontato pure questo abbaglio. Ripercorriamo anche questo passaggio.

Lo scrive Repubblica, intervistando il ricercatore del San Raffaele, Andrea Locatelli, il quale il 10 marzo scorso alla collega Elena Dusi . Ma si legge però che sul chirottero non si possa fare sperimentazione.

Vietato studiarli in laboratorio
Studiare i pipistrelli in laboratorio non è ammesso. E non c’entra il rischio di essere contagiati dalla pletora di virus, effetto probabilmente della capacità di adattarsi a qualunque habitat e vivere in grandissime colonie, anche con specie simili. «In realtà sono animali molto fragili», spiega Locatelli. Nonostante i “superpoteri”, quasi tutte le specie sono protette. «Colpa soprattutto della distruzione dell’habitat».
 https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/03/10/news/che_fenomeni_i_pipistrelli_diffondono_i_virus_ma_non_si_ammalano_e_sono_campioni_di_longevita_-250862051/?ref=RHPPTP-BS-I250860321-C12-P7-S4.4-T2

Le cose stanno un po’ diversamente. Sono diverse anche rispetto a quanto fa immaginare il video sui pipistrelli rilanciato da Salvini come scoop. L’Istituto sperimentale zooprofilattico delle Venezie studia i chirotteri da anni.

Ricordiamo ancora una volta come si possa leggere sul sito dell’Izs che “Presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie sono svolte diverse attività sui chirotteri, a scopo sia di sorveglianza che di ricerca”. Vedi anche: https://www.izsvenezie.it/temi/animali/pipistrelli/

Avevamo infatti riportato nella nostra inchiesta quanto scrive l’istituto di ricerca e cioè che ” …a partire dagli anni 2000 si è visto un incremento esponenziale dell’interesse per questi animali nell’ambito della sanità pubblica, anche a seguito della loro presunta implicazione nell’emergenza nell’uomo di malattie tra cui la Severe Acute Respiratory Syndrome (SARS), l’Ebola e la malattie di Nipah. Ad oggi nei chirotteri è stata descritta un’ampia variabilità di virus, sebbene per la maggior parte non siano ancora state definite le potenzialità di causare malattia nell’uomo”.

E, ancora, “La sorveglianza sanitaria dei chirotteri è fondamentale per proteggere l’uomo, e deve riguardare sia il monitoraggio dei virus già classificati come zoonotici (in grado, cioè, di essere trasmessi all’uomo) che la valutazione del rischio correlato a quelli descritti per la prima volta. In Italia è stata confermata la presenza di diversi ceppi di coronavirus, reovirus ed astrovirus”.

Poi magari il populismo scopre solo ora grazie al programma Leonardo sulla Rai che nel mondo si fa ricerca sui pipistrelli.

Suggeriamo anche di dare un’occhiata all’attività dell’Izs che collabora con “il Laboratorio zoonosi e virus emergenti e riemergenti della SCS5 – Ricerca e innovazione, collabora alla sorveglianza attiva e passiva nei confronti di altri virus a potenziale zoonotico, tra cui principalmente coronavirus e reovirus, e si occupa della caratterizzazione genetica e patogenetica di alcuni virus di nuova scoperta oltre che alla caratterizzazione genetica delle popolazioni di chirotteri italiani; e con il Centro di referenza nazionale e di collaborazione OIE per le malattie all’interfaccia uomo-animale”.

Insomma, va bene che tutti abbiamo paura della pandemia, ma la domanda da porsi non è quale cattivo cinese abbia sparato dal cielo il virus in Italia, quanto piuttosto come mai la politica continui imperterrita a fare demagogia, populismo, a caccia di nuove paure per risalire la china, piuttosto che interpellare la scienza, gli scienziati medici veterinari, che forse ne sanno più di noi. E dei politici col fiato corto nei sondaggi.

Riproduzione riservata @lanuovapadania.it

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