Trump, la Corte Suprema apre la strada verso l’elezione. “Ha diritto a immunità” per Capitol Hill

1 Luglio 2024
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Lunedì la Corte Suprema ha stabilito che l’ex presidente Donald J. Trump ha diritto a un certo livello di immunità dai procedimenti giudiziari, in quegli atti considerati ufficiali e quindi garantiti dalla Costituzione. Con un voto di 6 a 3, diviso secondo gli orientamenti politici, i giudici supremi hanno di fatto deciso che il procedimento giudiziario che vede l’ex presidente accusato di aver complottato per sovvertire i risultati delle elezioni nel 2020 verrà di fatto rimandato a tempo indefinito, poichè va definito il valore delle sue azioni. Il presidente “non può essere perseguito per aver esercitato i suoi poteri costituzionali fondamentali, e ha diritto, come minimo, a una presunta immunità dai procedimenti giudiziari per tutti i suoi atti ufficiali”, ha scritto il presidente della Corte Suprema John Roberts anche a nome dei giudici Clarence Thomas, Samuel Alito, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, che hanno votato a favore della decisione. Roberts ha continuato spiegando che “il Presidente non gode di immunità per gli atti non ufficiali, e non tutto ciò che fa è ufficiale” e che ora spetta al giudice Tanya Chutkan del tribunale distrettuale di Washington, che sta visionando il coinvolgimento di Trump nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, stabilire quali atti siano ufficiali e quali non possono essere ritenuti tali. 

Il capo della Corte ha scritto che Trump è “assolutamente immune” dall’accusa per qualsiasi condotta legata alle sue discussioni con i funzionari del Dipartimento di Giustizia, incluse le minacce di rimozione di alcuni di loro. Inoltre i presunti tentativi di Trump di convincere l’allora vicepresidente Mike Pence a non certificare i voti del collegio elettorale, secondo i giudici conservatori della Corte “implicano una condotta ufficiale” e quindi Trump è “almeno presumibilmente immune” dalle accuse di aver esercitato pressioni su Pence. Tuttavia, Roberts ha specificato che spetta al tribunale distrettuale prendere la decisione finale se tale pressione fosse al di fuori dell’ambito dei doveri “ufficiali” di Trump. Nella sentenza la corte ha aggiunto poi che quando si tenta di distinguere gli atti ufficiali di Trump da quelli non ufficiali, i giudici non possono indagare sulle motivazioni di Trump. E ha detto che i pubblici ministeri non possono utilizzare gli atti ufficiali di Trump come prova per sostenere che abbia commesso un crimine con atti non ufficiali.

Il giudice liberale Sonia Sotomayor, con il sostegno delle altre due giudici, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson, ha scritto un parere di dissenso e di forte condanna per la decisione dei suoi colleghi. “Lasciate che il Presidente violi la legge, lasciate che sfrutti le trappole del suo ufficio per guadagno personale, lasciate che usi il suo potere ufficiale per fini malvagi”, ha scritto la giudice, aggiungendo che la sentenza odierna ha “cambiato irrevocabilmente”, il “rapporto tra il Presidente e il popolo che serve”. La Sotomayor ha spiegato: “Ordina al Seal Team 6 della Marina di assassinare un rivale politico? Immune. Organizza uno scambio militare per l’indulto? Immune. Immune, immune, immune”. La giudice ha concluso: “Il Presidente è ora un re al di sopra della legge”. La giudice Amy Coney Barrett, pur approvando l’opinione dei colleghi conservatori, ha presentato un’opinione differente sul punto che vieta ai pubblici ministeri l’utilizzo di atti ufficiali per provare reati imputabili ad azioni private. Citando un esempio di corruzione la giudice ha detto che la sentenza impedirebbe all’accusa “di dire alla giuria per quale atto ufficiale un ex presidente ha accettato una tangente”.

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