100 giorni da Draghi. Voto 4

24 Maggio 2021
Lettura 3 min

di Luigi Basso – Il Premier Mario Draghi ha tagliato il simbolico traguardo dei primi 100 giorni di governo.
I primi 100 giorni sono presi convenzionalmente come un momento ideale per tracciare un primo bilancio dell’attività di un esecutivo, per misurarne la velocità di attuazione del programma, per effettuare una ricognizione della distanza che separa obiettivi annunciati e realtà.


Per dare un giudizio equilibrato sul governo Draghi occorre innanzitutto partire dai due motivi (come tali proclamati) che avrebbero imposto la figura di Draghi come Premier: la scrittura del Recovery Plan, che il Governo Conte 2, a dire dei suoi detrattori, non era in grado di effettuare in modo soddisfacente e la necessità di migliorare la finanza e l’economia mettendo a Palazzo Chigi un nome rinomato, che potesse funzionare da garanzia internazionale per l’Italia.

Dopo 3 mesi, Draghi ha inviato a Bruxelles una proposta di Piano molto barocca, verbosa, troppo lunga a furia di ripetizioni che, in buona sostanza, si può riassumere col proposito di continuare a mantenere il Sud con i soldi del Nord potenziando Burocrazia e personale dell’Agenzia delle Entrate con un programma di assunzioni; per il resto, il Recovery Plan di Draghi è un elenco di buone intenzioni che più o meno tutti i Governi hanno sempre elencato.

Non deve stupire, dunque, che oggi la Commissione Europea inizi a muovere obiezioni al Recovery di Draghi.
Sul fronte economico, i dati che arrivano dalla Borsa segnalano che l’arrivo di Draghi ha comportato una crescita del MIB a ritmo più lento di quanto non accadesse durante gli ultimi mesi del Conte 2: oggi la Borsa di Milano è poco più alta dei livelli di due mesi fa.


Sul lato finanziario, lo spread BTP – Bund decennale che l’arrivo di Draghi avrebbe magicamente dovuto quasi azzerare, è invece passato dai 91 punti del 12 febbraio ai 116 di oggi.


Nel campo della Politica Estera, Draghi ha forse esibito tutti i suoi veri limiti come Premier (e con un Ministro degli Esteri come Di Maio, la cosa di certo non è di buon auspicio): la vicenda della sua gaffe su Erdogan Dittatore (nonostante i giornaloni italiani abbiano cercato di farla passare come una finezza, un capolavoro di astuzia degno di una faina, si tratta di una gaffe degna di Salvini ai tempi d’oro dei mojitos al papeete) ha causato una crisi diplomatica con la Turchia senza precedenti.


Il risultato della gaffe di Draghi è vedere oggi Lampedusa piena zeppa di migranti e i pescherecci italiani alla disperazione a causa della dura presa di posizione della Libia, guarda caso partner di ferro di Erdogan.

Sul piano internazionale l’Italia è sempre più isolata e l’atlantismo vintage e rugoso che esibisce il Governo Draghi non ha nessuno sbocco pratico: a Biden interessano solo le basi USA in Italia, sono finiti i tempi del Piano Marshall.

Il dossier delle crisi aziendali è deprimente: l’unica idea che finora è balenata nel Governo è quella di mettere i debiti delle aziende in crisi a carico dello Stato; per fare questo bastava chiedere a Cirino Pomicino una consulenza.

Sulla giustizia il Governo naviga a vista, senza un disegno complessivo di riforma veramente moderna dei processi (basterebbe, per dire solo una cosa, prevedere nel processo civile un solo rito per tutte le materie, per avere la più grande semplificazione giudiziaria della storia d’Italia).


La pandemia è stata gestita sulla falsa riga del Conte 2, fatte salve due differenze: (i) un peggioramento del quadro del rispetto dei diritti della persona davvero preoccupante (sembrava difficile fare peggio di Conte sotto questo profilo, ma Draghi c’è riuscito con l’introduzione goffa e arrogante del Green Pass in spregio addirittura delle prerogative del Garante della Privacy) e (ii) gli aiuti economici alle categorie produttive ed alle partite iva sono addirittura minori di quelli stanziati da Conte.

La campagna vaccinale ristagna e l’appuntamento con l’autunno rischia di tramutarsi in un brusco risveglio: le notizie che arrivano dai Paesi che hanno vaccinato a tappeto, vedi UK, sono molto preoccupanti e pongono più di un dubbio sull’efficacia dei vaccini di fronte alle varianti.


Sotto il profilo etico, la difesa del sottosegretario Durigon da parte del Premier in Parlamento contro ogni regola di buon senso può essere accostata solo al voto su Ruby come nipote di Mubarak.
Il capitolo autonomia e federalismo è semplicemente assente, anzi: il centralismo è la quintessenza del governo Draghi.
Insomma, in conclusione, il voto a Draghi è un 4 di incoraggiamento (di incoraggiamento per noi, che ci troviamo nostro malgrado su un vascello con tale ammiraglio).

IL GIORNALE

Direttrice: Stefania Piazzo
La Nuova Padania, quotidiano online del Nord.
Hosting: Stefania Piazzo

Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Servizio Precedente

Draghi supera la prova sondaggi. Meloni sempre sopra Salvini nel gradimento

Prossimo Servizio

Tragedia Mottarone, il soccorritore: una scena di guerra mai vista, neppure a Rigopiano. “Freno emergenza non ha funzionato”

Ultime notizie su Politica

TornaSu

Don't Miss