Sindaco Appendino, condanna in rito abbreviato e si autosospende da 5Stelle

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La sindaca di Torino Chiara Appendino assolta dall’abuso d’ufficio, ma condannata a sei mesi per falso in atto pubblico. La pronuncia del tribunale di Torino nel processo Ream, in rito abbreviato, non fa quindi incappare la prima cittadina a capo della giunta a 5 Stelle negli effetti della legge Severino e non la fa decadere da sindaca.

La sentenza riguarda il caso dell’ex area Westinghouse e di una caparra da cinque milioni che la Ream, società partecipata della Fondazione Crt, aveva versato al Comune, ai tempi della precedente giunta, per avere un diritto di prelazione sulla zona interessata da un progetto di rilancio che prevedeva la realizzazione di un centro congressi. Nel 2013 fu aggiudicato a un’altra società. I cinque milioni dovevano essere restituiti nel 2016.

Per l’accusa, i pm Enrica Gabetta e Marco Gianoglio, l’amministrazione Appendino non avrebbe inserito nel bilancio 2017 la cifra versata come caparra. Secondo la procura quindi il Comune avrebbe garantito l’equilibrio del bilancio del 2016 attraverso un falso, conteggiando cioè un credito ma non il relativo debito. Per il giudice Alessandra Pfiffner non c’è stato alcun abuso d’ufficio da parte di Appendino, ma il falso del 2016 c’è stato. Assoluzione, invece, per il falso in bilancio relativo al 2017 e per i due abusi d’ufficio, sia del 2016 sia del 2017, “perché il fatto non sussiste”. Sono stati condannati nel processo anche Paolo Giordana a otto mesi e l’assessore comunale Sergio Rolando a sei mesi. Prosciolto da tutte le accuse, invece, il direttore del settore finanza Paolo Lubbia che aveva scelto il rito ordinario.

La sindaca, che ricorrerà “fiduciosa” in appello, ha ribadito che “se è stato fatto questo errore, è stato fatto in assoluta buona fede e senza alcuna volontarietà di commettere il falso”. E tiene a puntualizzrae: “Non ho tratto alcun vantaggio personale, anzi: l’accusa, nella sostanza, era di aver ingiustamente ‘avvantaggiato’ il Comune”. Per il legale della amministratice a 5 Stelle, Luigi Chiappero, “questo non è un fatto penale”, “ma è una discussione che poteva finire anche solo in consiglio comunale”. Perché “erano tutte questioni talmente tecniche”. Appendino a questo punto va avanti a Palazzo Civico: “Come previsto dal codice etico mi autosospenderó dal M5S ma continuerò a essere sindaco di Torino. Ho sempre agito nell’interesse dell’ente”. La sentenza del tribunale torinese con la parziale assoluzione però, anche se non pregiudica la prosecuzione del mandato della prima cittadina pentastellata, potrebbe cambiarne il destino politico. L’ipotesi di un direttivo del M5S guidato da Chiara Appendino tramonta con la sua autosospensione dal Movimento. Non potrà correre per la leadership. Intanto, subito dopo la pronuncia a Palazzo di Giustizia di Torino, alla domanda se si ricandiderà la sindaca ha tagliato corto: “Non è il momento di parlarne”. 

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