Che direbbe Chanoux a chi dimentica che Chivasso chiedeva autonomia per le valli alpine?

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di Roberto Gremmo – Mentre a Chivasso si celebra la dichiarazione del 1943 dimenticandosi colpevolmente che il documento era basato soprattutto sulla richiesta di autonomie per tutte le valli alpine, mi pare più opportuno ripubblicare di seguito un testo scritto allora da Emile Chanoux “autonomista valdostano, torturato ed ucciso dai fascisti, uscito dopo la sua morte sul giornale partigiano “Il Pioniere” che usciva clandestinamente in val Pellice:

“IL PERCHÉ’ DELLE NECESSARIE AUTONOMIE. L’Italia prefascista era specialmente organizzata per la dittatura. Tutto il potere era dello Stato, anzi della burocrazia statale, anzi dei ministeri da cui questa burocrazia prendeva ordini. Ne’ e’ senza motivo che il maggiore o migliore rappresentante di quel periodo storico fu Giolitti, cresciuto e formato nella burocrazia, vero primo dittatore dello Stato italiano sotto parvenze liberali. E fu per Mussolini molto facile ricevere dal Re le leve di comando della burocrazia, facendosi insediare nei ministeri e, di la’, governare dittatorialmente il paese. Poiché la presa di potere del dittatore avvenne, dopo la carnevalata della cosiddetta “Marcia su Roma” mediante il suo sprofondarsi nelle soffici poltrone di un gabinetto ministeriale. Di la’ con alcune telefonate fece del paese ciò che volle fare.E la camera dei deputati se ne andò in vacanza. E la libertà di parola e di stampa divenne un ricordo di altri tempi.

E l’esercito, l’alta finanza, la grande industria, tutte le cosiddette grandi potenze dello Stato s’inchinarono al nuovo padrone, poi lo applaudirono freneticamente, perché così egli voleva, poi lo seguirono ciecamente nelle avventure finanziarie interne di quota 90, nelle avventure economiche esterne dell’autarchia, nelle pazzie delle spedizioni etiopiche e spagnola, nelle follie dell’asse e della seconda guerra mondiale. E tutti s’inchinarono alla volontà del folle e le masse che applaudivano istericamente e le classi dirigenti che strisciavano servilmente davanti a lui.

Tutto questo perché egli teneva il paese nelle sue mani attraverso l’immensa ragnatela della burocrazia italiana la quale copriva il paese delle sue propaggini e di cui egli teneva le fila”.

L’analisi di Chanoux era lucida e chiara, individuava uno dei più insidiosi della democrazia nel centralismo statale, non criminalizzava astrattamente il fascismo ma lo bollava come una tappa inevitabile della formazione dello Stato imperialista. E proprio per questo lo combatteva.

Ma lo faceva indicando una strada opposta ed alternativa, nella creazione di un moderno regime federalista e cantonale, con ampie autonomie, sempre più e meglio sostitutive dell’accentramento parassitario romanocentrico.

Questa lotta e’ oggi la nostra.

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