Aspettando che Moratti parli di autonomia, federalismo…

Lettura 3 min

di Roberto Gremmo – Primo avvertimento: Moratti parla di tutto, non dell’autonomia.

Suona come un campanello d’allarme per i più tenaci lumbard, la prima ampia intervista rilasciata ieri a Francesco Bei di “Repubblica” dalla vice-presidente dimissionaria della Regione.

Mentre cresce la voglia di autonomia, la dottoressa Moratti mostra di non averla fra i suoi interessi e parla soltanto d’altro. E’ stata una dimenticanza e poi lo farà? Chissà.

Per intanto, con buona pace dei suoi potenziali sostenitori, circoscrive il perimetro dai possibili aderenti alla sua compagine solo a “riformisti, liberali e socialisti”, mostrando implicitamente di pensare che i federalisti che dovessero aggregarsi sarebbero solo dei tollerati gregari di seconda fila.

Poi rivela di voler difendere la libertà di manifestare strizzando l’occhio ai giovani; promette attenzione agli anziani; assicura che renderà eccezionale la sanità regionale; ribadisce un po’ conformisticamente la priorità della difesa dell’ambiente e alla fine esalta l’innovazione e la ricerca. 

Stop.

Intendiamoci. 

Le questioni citate sono certamente importanti e meritano attenzione, ma tutti ben sanno che soltanto una vera autonomia che faccia uscire dalla sudditanza centralista potrà risolvere i problemi di una gioventù allo sbando e senza cultura; di vecchi delle periferie lasciati a se stessi; di ospedali presi d’assalto da pazienti in trasferta dal Sud; di paesi a rischio di estinzione per l’urbanizzazione incontrollata; della lotta contro una criminalità ndranghetista padrona di mezza regione a per sviluppare una cultura basata sulle migliori tradizioni della nostra gente.

Nelle prime dichiarazioni della dottoressa Moratti avremmo voluto ascoltare precise assicurazioni che se verrà eletta attuerà  finalmente un progetto organico d’autonomia. Ma siamo rimasti delusi. 

Come un avvertimento ai naviganti, ci ha purtroppo servito la solita minestra riscaldata delle promesse generiche e poco originali. 

Le stesse dei soliti partiti romanocentrici, compreso quello nazionalista di Capitan mohito. Il vero beatificato delle omissioni della dottoressa Moratti e che potrebbe averla ancora vinta grazie al gioco delle tre carte della portentosa riforma epocale promessa da Calderoli che non muterà minimamente i rapporti di sudditanza a Roma ma verrà gabellata in campagna elettorale come grande vittoria politica dell’invitto Condottiero.

Se non cambierà la musica suonando la soave melodia autonomista, l’aspirante presidentessa difficilmente riuscirà a convincere a votarla gli autonomisti, i federalisti e i regionalisti. 

Che sono tanti, e considerano fondamentale la lotta per una nuova Lombardia nell’Europa dei Popoli. E chiedono, ora e subito, patti chiari e parole sincere. Non aria fritta.

Servizio Precedente

Ora Governo si gioca la carta della flat tax

Prossimo Servizio

Giorgetti, prima uscita in Europa. Avanti tutta col Mes. Quello di Draghi e che Meloni non aveva votato?

Ultime notizie su Elezioni Regionali