Vaccini, un po’ di chiarezza per favore. Garantisce di più il tampone o il green pass?

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di Giuseppe Rinaldi – La Gazzetta del Sud, quotidiano di Messina, nel silenzio dei grandi media, ha dato notizia del decesso di due infermieri, morti a distanza di 20 giorni l’uno dall’altro, dopo essersi sottoposti alla seconda dose del vaccino, appartenente a uno stesso lotto di Pfizer.

Trattasi del 49venne Antonio Mondo che lascia moglie e due figli, e di Giacomo Venuto amico e collega del Mondo. Dopo i tragici fatti la conclusione è sempre la stessa, vale a dire: ”saranno però ora gli accertamenti a chiarire, con assoluta certezza, le cause della morte e verificare un eventuale collegamento tra i due decessi e la vaccinazione”.

La lista di coloro che hanno accusato serie conseguenze dopo la vaccinazione è ormai lunga, basta scorrere i giornali e le pagine internet. Non basta più pontificare sul fatto che la bontà ed efficacia del vaccino è tale da superare i marginali rischi che l’inoculazione comporta. Questo è un discorso buono per incoraggiare la vaccinazione, in generale, ma contiene un assunto cinico che cessa di avere fascino nel momento in cui il fatto avverso colpisce in prima persona. Affermare che di Covid si muore e di vaccino si rischia di morire è un assioma sbagliato, unicamente terroristico, giacché si sopravvive benissimo a entrambe.

Altrettanto sbagliato è lasciare intendere che il vaccinarsi sia un passaporto verso l’immunità. La verità è che il vaccinato può essere portatore sano di Covid, pertanto può infettarsi e infettare, con l’unica differenza che per coloro che si sono sottoposti al vaccino la trasmissione del virus dovrebbe non avere conseguenze serie e tantomeno letali. Ne consegue che il green pass non attesta nulla in fatto d’immunizzazione, in quanto non garantisce il buono stato di salute del titolare nel momento in cui lo mostra. L’unica prova che coglie l’attimo in fatto di assenza d’infezione in atto (nelle 48 ore) è data dal tampone, non v’è altro mezzo.

Per essere chiari: se ricevo la visita di un “tamponato” sono certo che egli sia sano, non così se viene a trovarmi un titolare di green pass. Questo è unicamente un pezzo di carta il cui valore è volto a obbligare surrettiziamente al vaccino.

Tornando ai casi avversi di cui si è detto in premessa, questi sono gli ultimi di una lunga lista riportata dai giornali. Gli stessi giornali che si premurano di scrivere che saranno gli accertamenti a chiarire, con assoluta certezza, le cause del fatto avverso e verificare un eventuale collegamento tra questo la vaccinazione, però, non riferiscono dell’esito delle indagini che all’evento sono seguite, vale a dire l’esito delle autopsie e la chiusura dei fascicoli che alcune procure hanno aperto in proposito a suo tempo.

Pubblicare la notizia di un decesso senza poi seguirne l’iter sino alla notificazione dell’esistenza o meno del rapporto di causa effetto tra vaccino e danno, è meglio non darla, giacché la parte che più interessa il lettore è data dal sapere se trattasi di coincidenze, il che significa che l’evento dannoso sarebbe avvenuto a prescindere dal vaccino, oppure se il rischio vaccino sia più alto di quanto vuole farsi apparire. Tale informazione, per gli effetti che ne derivano, dovrebbe essere incoraggiata dalle stesse autorità sanitarie a tutti i livelli.

Poiché con la vita non si scherza, un po’ di chiarezza, per favore.

Nato in Piemonte cresciuto in Sicilia: Siracusa, Adrano, Giardini Naxos. Cavaliere della repubblica, pensionato, 46 anni di servizio presso l’Agenzia delle Entrate già Uffici Imposte Dirette. Ha scritto per Tribuna del Mezzogiorno; Gazzetta del Sud;
Il secolo d’Italia; La Padania e qualche testata locale.

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