di Stefania Piazzo – La morte di Martina Luoni, la giovane di Solaro malata di cancro, ferisce tutti. Non ce l’ha fatta. Lo scorso anno, in pieno covid lombardo, aveva denunciato i ritardi della sanità regionale, aveva necessità di cure e interventi ma la pandemia aveva fermato tutto. Si era fermato il mondo, anche per lei. Il suo messaggio non era certo quello dei ventenni che vediamo abitualmente rincoglioniti dietro ad un telefonino, o agli happy hour. Quelli che se non vanno in discoteca si muore, quelli che se non si sballa non è vita.
Ci sono giovani e giovani, e ci sono anche politici politici, regioni e regioni. Se Martina non avesse affidato ai social la sua denuncia, il suo grido di vita, non avremmo saputo nulla. Lo potevamo immaginare. Lo abbiamo provato chi più e chi meno sulla nostra pelle, quando in covid pieno un amico, un nostro caro, è stato ricoverato, passando le pene dell’inferno. Ancora oggi davanti all’ostilità dei no green pass, dei no vax, ci si interroga sulla capacità umana di comprendere e decidere. Il gesto di una persona, cambia la vita di tutti. Per chi non si vaccina, per chi denuncia i ritardi dell’eccellenza sanitaria, per chi non usa o usa la mascherina. Un solo gesto o è vita o è morte. Quello di Martina è stato vita per sempre. Quella dei politici che ammiccano e ambiguamente ammiccano un po’ qui e un po’ là a seconda di cosa dice la gente, è morte per sempre. Ricordiamocelo quando dovremo mettere una croce sopra qualcuno. In cabina elettorale, ovviamente.