Sovranità e spread – Ma chi resta a difendere il voto? Solo Giorgia Meloni?

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di Fulvio Curioni – Il ciclone Draghi sta rendendo euforico l’opaco panorama della vita politica italiana, sempre più camaleontica sia nelle sue identità di base quanto nelle espressioni dei suoi parlamentari, preoccupati di mantenere quella poltrona, pezzo di potere utile a conseguire il vitalizio di questa XVIII legislatura iniziata il 23 marzo 2018 con termine naturale a marzo del 2023, salvo teatrini equiparabili ironicamente ad iniziative roboanti di dimissioni ministeriali, di mancate maggioranze di camera o senato, di patrioti o cespugli, di condottieri senza cavalli.


Tutto ciò, senza alcuna decenza, senza punto smentire questo innato senso di responsabilità (?) a favore del popolo sovrano eserciti il suo mandato parlamentare questa attuale legislature politica.

In Svizzera, invece, calendario politico alla mano, possiamo trovare le future date di rinnovo degli organi parlamentari e politici della confederazione, senza poterne ipotizzare rinnovi intermedi se non alla naturale scadenza. Il ciclone Draghi porta quale primo effetto sotto gli occhi di tutti, la diminuzione dello spread.

La parola inglese che all’ingrosso potrebbe essere tradotta con il termine “scarto” indica in generale una differenza fra due grandezze. La stragrande maggioranza delle volte in cui viene citata dai quotidiani lo spread fa riferimento alla differenza fra i rendimenti fra due titoli di stato, in genere fra l’Italia e la Germania.

Lo spread sotto i 100 punti base, galvanizza la finanza italiana ed internazionale, consacrandone un senso di sicurezza che piace agli investitori finanziari, a tal punto da attrarre una innata disponibilità da parte di ogni forza politica e partitica presente nell’arco costituzionale, quasi a ingaggiare una corsa, con diverse sfumature a voler partecipare al nascente governo Draghi, quale suggello nei secoli a venire della portata storica di tale gettonata partecipazione.

La politica quindi, ancora una volta nell’arco di un decennio, celebra se stessa narcisisticamente, chinandosi alla scelta di Mattarella nel fornire a questo povero paese affranto tra pandemia e giravolte progettuali politiche, l’asso nella manica, utile a riconquistare fiducia interna ed internazionale.

Unica nota stonata Giorgia Meloni, alla quale non possa che andare l’onesto riconoscimento di quanti tra di noi credono ancora nella democrazia, ovvero, per non dimenticare: forma di governo che si base sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce ad ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico.

Non possiamo allora non dimenticare, quasi fosse un nuovo giorno della memoria collettiva, come oggi vinca la troika della finanza internazionale, nel volere sugellare a capo del potere politico un eminente professore economico e finanziario il quale , a capo della Bce, non esitò ad incaricare i Black Rock , fondo mondiale con asset planetario che annovera nei propri clienti anche i governi e le banche di vari paesi, fondo che nel 2018 ha comprato quelle banche destinatarie dello stress test in quanto cattive gestrici della “distorta finanza italiana” negli anni 2013 -2019 nel nostro paese.

Tale incarico viene evidenziato da parte del sole 24 ore nel 2018, quale enorme conflitto di interessi tra ente controllore ed ente controllato, senza seguito. Lo troviamo anche nella veste di direttore del ministero del tesoro, avviandone una privatizzazione del mercato italiano, a svantaggio dei molti concittadini, a svantaggio del popolo, della gente comune, a svantaggio di un progetto politico, naufragato nel mare della ignoranza e mancata lungimiranza di un paese migliore, quasi a perpetrare l’immagine odierna di questi ulteriori recenti sbarchi di profughi algerini, approdati senza alcuna effettiva causa legata a guerre o violenze, semplicemente sbarcati nel nostro accogliente paese senza arte ne parte, senza un futuro di vita migliore, accolti dal solito buonismo, ormai neppure più utile a governi solidali, poiché di governi, appunto, andiamo a restarne orfani, giusto per non dimenticare.

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