Se l’Europa fosse davvero federale avrebbe trovato la strada per fermare la mattanza

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di Roberto Gremmo – Soltanto il federalismo può porre fine alla sanguinosa mattanza fra Russia e Ucraina. Un accordo per il riconoscimento della volontà popolare, il rifiuto delle suggestioni nazionaliste, la fratellanza fra genti vicine, sono queste le uniche vie per por fine alla guerra, al genocidio e ai crimini del militarismo.

Sia la Russia nostalgica dello zarismo che l’Ucraina stordita dalle sirene dell’Occidente speculatore non hanno orecchie per i messaggi di pace di un povero Papa ferito ed addolorato e per la voglia di normalità della povera gente e pensano di risolvere le controversie ricorrendo solo alle armi, al sangue e alle minacce apocalittiche.

Le responsabilità pari sono. Sia della superpotenza nostalgica delle sfere d’influenza e della sovranità limitata d’epoca sovietica ma anche dei governanti di Kiev che sognano un gregariato armato sotto l’ombra dell’allleanza guerrafondaia della Nato.

Occorrerebbe dissuadere i contendenti da nuovi scontri sanguinosi, sarebbe la strada giusta, concordare accordi di pacificazione, cercare un equilibrio fra le diverse componenti etniche e linguistiche dell’Est Europa. E questo dovrebbe  essere il compito nobile di un’Unione Europea degna delle sue migliori tradizioni. Ma questo parlamento non vuole o non può farlo ed anzi proclama l’intangibilita delle frontiere degli Stati, ostacola, come ha fatto in Catalogna, i pacifici processi di affermazione delle identità dei Popoli e spinge uno dei contendenti a nuove avventure, col miraggio di accoglierlo prima o poi nel club degli Stati per bene.

Accade addirittura che uno dei suoi Stati più importanti faccia strame della sua legge fondativa che proclama il ripudio della guerra e giunga a cedere armamenti di guerra ad uno dei contendenti, contribuendo, lo voglia o no, al prolungamento del conflitto. Senza sentir vergogna, anche un baldanzoso partito neo-nazionalista che per decenni ha fatto gargarismi col federalismo, si aggrega adesso alla squadra guerrafondaia, sperando così di essere prima o poi invitato al tavolo dei potenti. Ma si illude. Perché’ coi suoi fratelloni con fiamma sempiterna verrà al massimo fatto mangiare in cucina con la servitù. Ma la macchia d’un disonorevole militarismo non potrà cancellarla. 

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