Se le Regioni contano di più in Europa rispetto agli Stati

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di Giovanni Robusti – Capisco se qualcuno scuote la testa all’ipotesi che lo Stato possa soccombere a favore dell’Europa politica e giuridica. Ipotesi fantascientifica? Non credo e nemmeno tanto remota. Cerco di spiegarlo parlando di soldi. Inizio dall’attualità. La pandemia porta l’Europa a stanziare 1.100 miliardi di euro di cui 200 circa verranno a casa nostra. Condizionati a determinati investimenti e riforme. Non a caso. Se va tutto bene e l’economia cresce, post crisi pandemica, saremo in grado, noi e gli altri, di restituire.

Ma se non fosse, l’Europa dovrà metterci altri soldi. Soldi che non nascono sotto i cavolini di Bruxelles. Il bilancio dell’Unione viene alimentato da una quota parte dell’IVA che ogni Stato membro gira all’Europa. Punto di domanda per inciso. Quindi l’evasione dell’IVA è una evasione al bilancio europeo, con tutte le conseguenze? Si. Proprio così. Se, come purtroppo accadrà, la crisi economica e sociale sarà più dura delle previsioni che i politici cercano di venderci, il bilancio europeo che dovrà pagare di nuovo e sarà costretto a cambiare impostazione. Secondo me, percorrendo la strada che dal 1960 ha adottato con l’agricoltura. Infatti l’agricoltura è, da sempre, delegata al solo bilancio europeo. Nessun paese può stanziare un centesimo per la propria agricoltura. Tutto viene deciso ed erogato da Bruxelles. Compresi i controlli a post.

Gli Stati membri decidono solo come finalizzare nel dettaglio locale le risorse. Stampano i moduli per le pratiche. Sempre sulla base di un quadro normativo approvato dalla Commissione, dal Consiglio e dal Parlamento Europeo. Seppur in diminuzione negli ultimi anni, il bilancio europeo destina all’agricoltura circa la metà del suo consistente valore. Ed ha funzionato, eccome. È quindi facilmente prevedibile che sanità, ambiente e industria, oggi oggetto del Recovery fund, possano venire assorbite totalmente dal bilancio europeo togliendo ogni competenza, capacità di spesa e programmazione ai singoli paesi. Non nel 2022. Suppongo non molto dopo, forse nemmeno un decennio visto che il prossimo bilancio settennale partirà da 2027.

E un altro pezzo significativo di sovranità dello Stato verrà ceduto. Da notare un dettaglio. Oggi nella gestione dei fondi europei all’agricoltura la funzione dello Stato centrale è quello di trasferire, tradurre, le linee guida e i soldi di Bruxelles, alle Regioni. Sono le Regioni che, ciascuna per le sue specifiche esigenze, traducono in concreto quelle linee. Molte, tutte quelle del nord certamente, erogano direttamente i soldi ai propri agricoltori. E mi taccio sulle regole degli aiuti di Stato che hanno di fatto tolto molte carte al gioco degli Stati “sovrani”.

Quindi superare lo Stato, perché le funzioni vengono traferite a Bruxelles, non elimina le Regioni. Anzi ne rafforza il ruolo. Forse anche per questo i moti e movimenti indipendentisti, brace sotto la cenere di molti Stati europei, stanno cambiando, tra mille litigi, la loro strategia. Ne parleremo.

Occorre altresì non dimenticare le condizioni poste dalla Commissione per poter accedere alle risorse del Next generation Eu. Denominazione alternativa del Recovery fund. Fare le riforme. Riforme da fare sotto condizione di ben 200 miliardi. Che vuole dire sotto “suggerimento”, con una pistola alla tempia. E non avremo scampo. E anche quei settori, in tutta Europa, verranno riformati ad immagine e somiglianza della nuova Europa togliendo potere effettivo agli stati nazionali.

A quel punto, e siamo sempre entro il 2030/50, ritornerà di prepotenza all’ordine del giorno la Costituzione Europea stoppato nel 2007 dalla Francia e dai Paesi Bassi con un convitato di pietra rappresentato dalla Chiesa Cattolica. Riforma indispensabile perché altrimenti verrebbe trasferito un potere di fatto all’Unione che non ha configurazione giuridica e non ha base democratica se non per le poche competenze in codecisione con il Parlamento Europeo. Forse 20 anni dopo e con una pandemia che ha rivoluzionato il mondo, i tempi sono maturi.

E i cittadini europei anche. Perché se molti paesi, compreso il nostro, avessero dovuto affrontare la crisi con i mezzi propri, saremmo regrediti verso il nord Africa. Europa che alla gente comune pare sempre più indispensabile, compresa la gestione, non certo brillante, sui vaccini che non arrivano. Se avessimo dovuto cavarcela da soli? Senza soldi, sempre in ritardo nelle decisioni, organizzati alla Brancaleone. Avremmo fatto la fine di San Marino, che pare si sia fidato di noi ed è dovuto correre ai ripari elemosinando gli Sputnik da Putin. Avremmo forse vaccinato, tardi e con gli occhi a mandorla dei vaccini arrivati sulla “via della seta”.

Tutto questo alla faccia di chi ancora si ostina a immaginare che si possa uscire dall’euro e fare tutto da soli. E non ho toccato la sorte che avrà il nostro immane debito pubblico.

Photo by Christian Lue 

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