Se il Capitano milanesissimo conoscesse almeno i proverbi della saggezza

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di Roberto Gremmo – Benché sia milanesissimo, ho l’impressione che il nostro Capitanissimo conosca poco o per niente la miniera di saggezza racchiusa negli antichi, sempre validi, proverbi raccolti da Eugenio Restelli nella lingua del Porta. Il Capitano lascia il Nord e va al Sud? La saggezza popolare lo ammonisce: “ca’ sia e poeu più’” perché’ “la cusinna a Milan, la cort a Roma” (a Milano si lavora, a Roma si gode) e bisogna scegliere dive stare.

C’è l’imbarco di tutto e di più oltre il Rubicone? Attenzione: “a on tris villan no da’ baston in man” (a un individuo poco raccomandabile non dare in mano il bastone) e cariche e prebende non e’ il caso di distribuirne troppe L’invitto condottiero fa il furbo e gioca a governativo e oppositore tutto assieme? Mel gliene incolga, perché “se po’ minga fa’ do part in comedia” o peggio ancora “tegni’ el pe’ in do’ scarp”.

Non passa giorno che la grande stampa partitocratica gli dedichi paginate per le sue starnazzanti e contraddittorie esternazioni? Meglio diffidare, perché “quand vun l’è cioch, tuc ghe dan da beve” (quando uno e’ ubriaco tutti gli danno da bere) perché più straparla e più si fa del male da solo. E non pensi di fare bella figura vantando la propria lungimiranza politica. Lui si crede un grande stratega da quando al Pepeete ha dato un calcio al solo governo in cui contava davvero qualcosa. Invece, “fa come quell ch’e’ borla’-gio’ de l’assen, ch’el diseva ch’el voreva desmonta’” (fa come quel tale che cadde dall’asino e diceva di voler discenderne). Saggezza dei nostri vecchi.

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