Robusti: La Lega è superata. Serve altro ormai

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di Giovanni Robusti – La situazione per la Lega è tale che l’unica soluzione è dividersi. Da buoni fratelli o metà per ciascuno. Che non è esattamente la stessa cosa. Vediamo perché? A mio modestissimo parere ovviamente.

Il sistema politico italico e non solo quello, si sta evolvendo. Il modo di relazionarsi tra le persone è profondamente cambiato. Siamo soli tra di noi essendo contemporaneamente sempre più connessi tra tutti. Questo stravolge l’impostazione classica, storica, di un partito. Le sezioni, i militanti, i manifesti, le assemblee, le proteste per strada, le feste, i banchetti, sono strumentazioni del secolo scorso ormai da museo. Oggi contano i leader, i click, le fake news. Oggi un partito è diventato un’impresa, una azienda che deve dare riscontri soprattutto economici. Sono macchine da guerra dove si è capovolto l’assioma. Si veda solo l’uso strumentale dei referendum. E mi fermo qui. Prima il partito era la sintesi degli interessi, delle aspirazioni, delle ideologie degli elettori. Gli elettori erano il fine. Oggi gli elettori sono il mezzo. Bisogna rispondere alla pancia degli elettori perché la loro adesione costituisce lo strumento, il bene strumentale, per fare fatturato.

Questo ha modificato anche l’approccio degli elettori al partito. Non c’è più la fede cieca se non nei pochi militanti veri rimasti. Pochi e con tanti capelli grigi. Escludendo quelli che prendono quella strada per avere un risultato concreto. Prima militanti, poi segretari, consiglieri comunali, regionali etc. etc. Ripeto, sempre con le dovute eccezioni che confermano la regola. L’elettore vota di volta in volta chi ritiene possa dare delle risposte ai problemi comuni. Seppur isolati, abbiamo tutti bisogno di cose comuni. La scuola, la sanità, la giustizia, l’ordine pubblico, le strade, i treni e tant’altro sono, per loro natura, spazi che sono gestiti dal pubblico e quindi dalla politica. Cioè dai vertici dei partiti. Quindi si vota in funzione a come si vorrebbe fosse gestita la vita comune. Si è persa l’appartenenza, l’ideologia.

Ma fino a un certo punto. Siccome l’uomo/donna non è fatto solo di se stesso e solo di interessi, resta una appartenenza di principio. Un contenitore in cui collocarsi. Li chiamano destra o sinistra, conservatori o laburisti, democratici o repubblicani. In molti paesi si è creata una vera polarizzazione con poche piccole comparse che raccolgono i resti.

In Italia, dopo il crollo di DC/PCI, il ventennio Berlusconiano ha temporaneamente rallentato la tendenza alla polarizzazione che è in corso nel resto del mondo. Finita l’era dell’inossidabile Silvio il processo si è rimesso in moto e si è visto palesemente nelle elezioni del 25 settembre. Masse di milioni di voti sono passate da un partito all’altro senza nessun problema. Partiti spesso tra di loro poco compatibili. Ma tutti o quasi sempre all’interno della grande barriera, destra/sinistra.

Se tutto ciò è vero sono chiare due evoluzione, a mio avviso. La prima che non c’è spazio all’interno degli attuali partiti e della divisione destra/sinistra per la logica nord/sud o viceversa. Sentire Molinari dire “ Il Nord? Lo abbiamo sempre ascoltato” fa capire benissimo che è stato stravolto il rapporto elettore/movimento.

Da vecchio leghista che ci ha messo la faccia e non solo, sentire che “siamo ascoltati” mi fa alzare il pelo sulla schiena. Ma come ascoltati. Tutti ci hanno sempre ascoltati. Che poi abbiano capito o voluto capire è ben altra cosa. Noi abbiamo bisogno di essere rappresentati. Ed in esclusiva. Diversamente non serve. Ergo questa che si ostina a chiamare Lega, ma che di fatto si chiama Salvini, non può, non sa, non vuole rappresentare il NORD in esclusiva e sino … alla morte. Quindi a che serve?

Dall’altra parte sarà inevitabile e non troppo in là nel tempo, che destra/sinistra si andranno ad identificare con un unico soggetto politico. Sdoganata la Meloni dal post fascismo con i voti che ha preso. Governando, la stessa, con un minimo di sale in zucca come ha dimostrato di saper fare portando un partito, e quale partito con quale storia, dal 4 al 24. A meno che non si voglia supporre che un quarto degli italiani è diventata militante di FdI o nostalgica del Duce. Se la Meloni riesce a tenere il pezzo sarà inevitabile che gli altri due compari verranno assorbiti assieme a comprimari e comparse varie. E’ solo questione di tempo. Forse non si chiamerà FdI ma poco importa il nome. Idem succederà a sinistra. Anche se con maggior difficoltà. Come nel resto del mondo. Perché la sinistra è più ideologica, più divisiva. I distinguo fanno principio. Alla fine solo uno prevarrà. E non è detto che sia il PD.

In questo contesto chi spera che dalla Lega/Salvini esca una posizione autonomista o anche solo autonomia differenziata, che già dal nome porta ad essere complicato capire bene cosa si voglia fare, credo dovrà mettersi il cuore in pace. Veti incrociati, scambi, mediazioni e l’autonomia già annacquata diventeranno “parole, parole, parole …. “

Serve rifondare un movimento autonomista che abbia quello come solo ed unico obbiettivo. Sino ad ipotizzare che non si debba nemmeno partecipare al Parlamento Italiano. Solo Regioni e Unione Europea. Europa dove non si facciano le comparse rispondendo a Le Pen / Orban o quale altro pseudo leader di destra. Si metta al primo posto la creazione di una vera alleanza di intenti e di azione con i movimenti indipendentisti europei. Dalla Scozia, alla Spagna. Dalla Germania all’Irlanda e a chi altro abbia gli stessi obbiettivi.


La Lega Nord ha perso la testa andando a Roma, come sempre, come tutti.

L’unico che la testa l’ha costruita a Roma è stata la chiesa cattolica, con tutto il rispetto. Che guarda caso di politica, quella attiva, ha smesso da tempo di occuparsi. E non ho scritto che abbia smesso di farla.

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