Regioni, dalla nascita per sfamare la sinistra, all’aborto della devolution e dell’autonomia per referendum

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di Stefania Piazzo – Non sono un esempio di virtù. Sono diventate la succursale della corruzione, del lontano dagli occhi lontano dal cuore. Come se essere disonesti, puttanieri o mangiare soldi pubblici in periferia fosse meno evidente rispetto al farlo a Roma. Le Regioni quest’anno fanno 50 anni.  Quelle ordinarie sono nate nel 1970. Quelle ad autonomia speciale sono più datate, in due diversi scaglioni legislativi: nel 1948 fu la volta di Sicilia, Sardegna, Trentino- Alto Adige, Val d’Aosta, mentre nel 1963 toccò il riconoscimento al Friuli- Venezia Giulia.

In un ‘analisi firmata da Pietro di Muccio de Quarto, su Il Dubbio,  si ricorda come  dal momento del primo vagito, le Regioni siano subito state una ripartizione di potere territoriale. “Francesco Cossiga nelle sue memorie: “Il cammino verso l’alleanza tra Dc e Pci fu lento ma inarrestabile. Fu d’aiuto la convinzione che non si poteva tenere la sinistra parlamentare, un movimento così potente, fuori dalle sfere del potere. Per questa stessa ragione, in effetti, Mariano Rumor aveva avuto, anni prima, l’idea di sbloccare l’istituzione delle Regioni, le quali furono dunque varate per motivi eminentemente di equilibrio politico, non perché le si ritenesse necessarie per una migliore organizzazione dello Stato. Insomma, bisognava dare un po’ di potere ai comunisti lì ove erano più forti: in Toscana, in Emilia Romagna, in Umbria”. Perciò è appropriato considerare le Regioni alla stregua di un osso lanciato dai democristiani ai comunisti per placarne la fame di potere”.

Le Regioni ancora oggi sono un campo di battaglia. Lo sono state col tentativo di farne qualcosa dopo 22 anni dalla nascita della Costituzione, giusto per dare alla sinistra qualcosa di cui occuparsi, ed è stato così per 50 anni…. Poi E’ arrivato Bossi a minacciare la secessione, sfarinata poi in devolution di poteri. un referendum finito male, votato solo dal Nord nel giugno 2006. Poi ci si è messa la sinistra al potere a cambiare il titolo 5 della Costituzione. Un po’ per uno, insomma, generando il caos delle competenze e senza devolvere un ben niente.

Nel frattempo l’idea delle macroregioni di Miglio restava incastrata nel capitolo dei ricordi.

Ancora si ragiona di regionalismo ordinario, speciale e differenziato, a più velocità… Ancora si assiste al ripiano dei debiti sanitari delle regioni sprecone, commissariate. Già il solo fatto che la sanità non sia uguale per tutti, dovrebbe imporre qualche svolta. Già il fatto che la sanità sia l’80% almeno dei bilanci dovrebbe dire tutto. Le addizionali regionali sono diverse, diverso è il residuo fiscale regione per regione…

Hanno tanto criticato il federalismo bossiano come fosse il male assoluto. Invece solo il federalismo avrebbe portato responsabilità di spesa. Se sbagli vai a casa. Se sbagli paghi. Invece paghiamo solo noi. Più di venti sottostaterelli romani governano e si dividono alle elezioni il Paese, più che in concorrenza per il meglio, concorrenti per dire se l’Italia sia in mano al centrodestra piuttosto che al centrosinistra. Con tanto di tabelle rosse o blu per marcare l’occupazione. Perché di occupazione si tratta. Da ultimo, il referendum per l’autonomia del 2017, emblema del gattopardismo della Lega, adeguata all’andazzo comune.

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