Regionali: Cottarelli, no grazie, non mi candido. Moratti, la sfida al centro. Intanto Renzi annuncia a Milano il 4 dicembre federazione del Terzo Polo

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di Stefania Piazzo – La candidatura di Carlo Cottarelli è già andata in pensione. Il Pd vaga nello spazio. L’economista, venuta meno un’ampia coalizione, non ci sta a correre per le regionali 2023. Mentre il Terzo Polo, che piaccia o no, viaggia spedito per conquistare e consolidare un’area di centro, di moderati, e di imprenditori, che è lì pronta ad essere occupata. Non dal centrosinistra, prigioniero di se stesso, non dal centrodestra, che non è geneticamente orientato verso quello spazio. E non da Forza Italia, che non è più quella del 1994.

Calenda e Renzi, con quest’ultimo che annuncia a Milano il 4 dicembre la convocazione dell’Assemblea di Italia Viva, non a caso nel capoluogo lombardo, per siglare la federazione con Azione, marciano insieme per andare a drenare il voto e il consenso al Nord, partendo dal ceto medio, dagli ambienti che contano e di cui aprirà le porte Letizia Moratti. Chi, se non lei?

Calenda il romano potrà diventare il nuovo punto di riferimento, antipopulista ma al tempo stesso populista del “buon senso”, che piace perché più pragmatico e anti ideologico rispetto alla sinistra. Quel parlare indicando soluzioni possibili o accettabili senza libri dei sogni che può fare breccia in un elettorato onestamente sfiancato dalle promesse elettorali alla Salvini o all’eloquio blando di Letta.

Anche la scelta di una donna candidata al Pirellone è una marcia in più. Moratti può piacere o meno, ma questo è il momento delle donne. Come Meloni, può piacere o meno, però è una novità.

Il governo di Giorgia si gioca il tutto per tutto, O la va o la spacca. Se vincerà, sarà la vittoria di tutto il centrodestra. Se perderà, sarà solo la sconfitta di Giorgia Meloni.

Di lato si prepara un Terzo Polo che è il solo ad avere i requisiti per pescare un po’ a destra e un po’ a sinistra l’elettorato in bilico, stanco o curioso, attratto da una alternativa che non urla, nel pieno della tempesta.

Nei prossimi mesi, e probabilmente nei prossimi anni, sarà il fronte politico che più di altri potrà giocarsela. Non a caso Renzi l’assemblea del 4 dicembre la farà a Milano (non Roma, non Reggio Calabria, come piace ultimamente a Salvini), ed ha un titolo: Il tempo è galantuomo.

Se non lo è la politica, galante, almeno lo può essere una bella partita a scacchi. Quanto manca per lo scacco al re e alla regina dipenderà da come Pd e centrodestra sapranno rispondere alle mosse dei due incomodi Calenda e Renzi. Se poi volessero pronunciare le parolone magiche federalismo e autonomia, al Nord, sarebbe forse quasi fatta.

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