Ratzinger e il ’68

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di Sergio Bianchini – Nelle varie analisi del contributo di Ratzinger alla chiesa e alla cultura europea lo si presenta spesso come un conservatore che negò la rivoluzione culturale sessantottina che ha spazzato l’Europa e l’Italia.

Però si segnala anche che fu “progressista” nel lanciare il Vaticano II e perfino nelle sue dimissioni dal papato.

Lo schema ormai dominante ovunque dello scontro perenne tra progressismo e conservatorismo soffoca qualunque analisi creativa e qualunque vera comprensione delle cose.

Il ‘68 è stato esaminato migliaia di volte e su alcuni aspetti tutte le analisi concordano ma molti aspetti sono ancora incompresi, soprattutto per il ’68 italiano e milanese in particolare.

Certamente vi fu l’impatto della guerra che le promesse pacifiste del dopoguerra mondiale avevano totalmente delegittimato. Invece la guerra era rimasta in corso, principalmente quella del Vietnam. E complessivamente era in corso la guerra fredda, tra capitalismo a guida americana e socialismo a guida URSS.

La chiesa allora con Papa Giovanni si schierò contro la guerra fredda e contro tutti i militarismi a quei tempi sostenuti dagli USA e dal Regno Unito nel centro e sud America ma anche Grecia, Spagna, Irlanda del nord. E con minacce perfino in Italia.

L’Italia aveva il più grande partito comunista di tutto l’occidente con un peso perfino maggioritario nelle regioni dell’Italia centrale.

Nel nord Italia invece il Partito Comunista non superava mediamente il 25% dei voti con eccezioni particolari nelle periferie delle maggiori città come Milano Torino e Genova.

Le spinte politiche di varia natura erano dirette generalmente contro l’egemonia USA dominante in Italia tramite il sistema NATO ancora vigente. Berlinguer riuscirà a farsi accettare dagli USA 15 anni dopo il ‘68 dichiarando di preferire la Nato al patto di Varsavia.

Questa dichiarazione veniva dopo dieci anni di scontro interno al PCI nel quale le fedeltà antiche all’URSS e alla rivoluzione socialista erano ancora forti. Specialmente nel partito del nord Italia a base industriale e operaia di cui Luigi Longo era stato l’espressione come ultimo segretario dell’ala rivoluzionaria del PCI.

Le vicende politiche internazionali e quelle interne ebbero a Milano (Milano come epicentro di un fuoco che si diffuse ovunque) una convergenza potentissima che diede origine a dieci anni di terrorismo.

A Milano pervenne anche la spinta del meridionalismo, un meridionalismo attivo nella metropoli industriale amata e odiata che caratterizzò fortemente il movimento studentesco della Univerità Statale di Festa del Perdono dove i capi più famosi erano Capanna, Cafiero e Toscano, nessuno milanese e nemmeno nordico ma provenieti da Umbria, Campania e Sicilia.

Diversamente nelle facoltà scientifiche il meridionalismo era assente. A Fisica Avanguardia Operaia era tutta costituita da nordici prevalentemente vicini alla sinistra cattolica. La prima riunione del comitato di agitazione di Fisica si tenne nel giugno ‘68 nel convento bergamasco di padre Turoldo.

Ad Ingegneria divenne prevalente nelle agitazioni studentesche un gruppo guidato da frange di Lotta Comunista, un movimento extraparlamentare radicato a Genova.

Tra Avanguardia Operaia, prevalente a Città Studi, e “quelli della Statale” avvenivano continuamente scontri anche fisici e dopo uno di questi si tenne a Città Studi una sfilata di AO in cui lo slogan più gridato era “Cafiero Toscano banditi a Milano”.

La violenza fisica organizzata contro gli avversari ed i fascisti era una delle caratteristiche di “quelli della Statale”, assieme alla base teorica stalinista che proveniva dalla “destra” PCI.

Violenza fisica unita ad uno spessore storico filosofico ineguagliato negli altri movimenti. Il prestigio di questa particolare combinazione era fortissimo e attirava moltissimi giovani nella, allora gloriosa, struttura militare del servizio d’ordine che finì per essere imitata in tutte le formazioni studentesche con conseguenze gravissime sia negli scontri interni ai vari gruppi che nella caccia anche mortale al fascista.

Ma accanto alle spinte sociali e politiche operava la spinta allora innominata ed innominabile, quella della rivoluzione sessuale. Il vetero comunismo e il cattolicesimo “di sinistra” esaltavano la militanza politica ma sul rapporto uomo donna erano sostanzialmente tradizionalisti.

Ma sotto tutti agiva e si ingigantiva la spinta del liberismo sessuale accettata all’inizio solo tangenzialmente. Ricordo che il sostegno al divorzio nella sinistra extraparlamentare era prevalentemente legato alla lotta contro la Democrazia Cristiana. Bisognava fare un danno alla DC, perno del governo “autoritario e filo atlantico e filofascista degli USA”.

Nella sinistra extraparlamentare milanese era ancora prevalente la famiglia tradizionale, basata certo romanticamente su un magico e libero amore iniziale ed unita su una visione sociale comune.

Ma dopo la fine del terrorismo, agli inizi degli anni ’80 il liberismo individualistico, prese il sopravvento sugli orizzonti socialisti ed il nuovo mondo prospettato divenne quello antiautoritario, e l’antifascismo divenne l’opposizione non ad un progetto politico ma a qualunque imposizione morale.

La morale tradizionale divenne il bersaglio, ma non tutta la morale, principalmente quella sessuale e familiare e con questo la tradizionale morale religiosa.

Ormai sono 30 anni che il liberismo e il dirittismo impazzano in Italia ignari e/o indifferenti del disastro sia dello stato e della finanza pubblica sia dell’organizzazione base della vita umana. Quella familiare che non ha per ora alcuna alternativa se non il single, il cittadino del mondo, amante di qualsiasi cosa lo entusiasmi almeno momentaneamente e lontano da desideri e capacità progettuali sia individuali che collettivi.

Probabilmente la “destra cattolica”, con Ratzinger in testa, ha percepito questa china discendente fin dall’inizio ma non è riuscita a contrastarla con argomenti religiosi e politici sufficienti e convincenti.

La sinistra cattolica e politica in Italia allo stesso modo non sono capaci di riposizionare il quadro politico e morale del paese.

C’è bisogno di un ritorno dello spirito creatore.

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