di Giuseppe Olivieri – Un filo non troppo sottile sembrerebbe legare vicende apparentemente lontane fra loro nel tempo e nello spazio, ma connesse da un elemento che evidenzia come lo strapotere dello stato sia condizionante a tal punto da limitare e annientare i margini d’azione personali garantiti dalle inalienabili libertà individuali.
Charlie Gard era un bambino britannico affetto dalla sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, rara patologia inguaribile, e forse anche incurabile. “Forse”, perché nel 2017 i suoi genitori erano disposti, a spese loro, a sottoporlo ad una terapia sperimentale negli Stati Uniti prima, al Bambino Gesù di Roma poi, con la speranza che le condizioni cliniche potessero migliorare. I giudici inglesi lo impedirono dichiarando che il suo “best interest”, il suo “miglior interesse” fosse quello di morire. E così fu.
Chi scrive questo articolo si è spinto a Londra una domenica di luglio di quell’anno per abbracciare i genitori di Charlie Gard, in segno di solidarietà, ma anche con la profonda consapevolezza che quella “partita” fosse destinata a diventare emblema del contrasto fra la libertà di scelta individuale e l’imposizione di uno stato usurpatore della potestà genitoriale.
Dal 2017 ad oggi quasi quotidianamente siamo esposti a simili antitesi. Da un lato un individuo o una famiglia che decide come esercitare legittimi diritti; dall’altro lo stato, un apparato di burocrati, che dal loro piedistallo, nel nome della legge sentenziano chi, come, quando intervenire per influenzare e limitare le scelte personali.
In questi giorni la vicenda dei “bambini del bosco” di Palmoli (CH) sta interessando mass media e i social, dividendo chi legittima la scelta dei genitori di condurre una vita lontana dagli schemi tradizionali, da chi considera doveroso l’intervento di assistenti sociali e Tribunale dei minori, che ha emesso l’ordinanza di allontanamento dei tre figli dall’abitazione di famiglia.
Nell’ordinanza del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila si specifica che il provvedimento cautelare è fondato “sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione, produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”. “In considerazione delle gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all’integrità fisica e psichica, all’assistenza materiale e morale, alla vita di relazione e alla riservatezza, i genitori vanno sospesi dalla responsabilità genitoriale”.
Chiediamoci anche altro. Quanti minori in Italia sono attualmente sottoposti all’osservazione della Neuropsichiatria Infantile, per dipendenza patologica da strumenti tecnologici che inducono oggettive carenze nella vita di relazione e una precoce alterazione delle connessioni neuronali fondamentali? O, a proposito della “riservatezza”, quante foto o filmati di minori siano in circolazione ovunque?
E’ stato “concordato un accesso settimanale dell’intero nucleo familiare presso un centro psico-socio-educativo comunale, dove vengono svolte diverse attività di supporto alla genitorialità…” .
In altre parole l’istituzione pubblica insegnerà la genitorialità a chi preferisce gestirla secondo i propri canoni, che evidentemente non collimano con quelli dettati le teorie sociologiche elencate con minuzia all’interno dell’ordinanza.
Il Servizio Sociale affidatario è stato incaricato di valutare un migliore collocamento dei minori, “ove non vi fosse una relazione tecnica sulla sicurezza statica dell’immobile” e, quindi, si è disposto “l’allontanamento dei minori dall’abitazione familiare, in considerazione del pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa”.
La notizia fa discutere l’opinione pubblica. C’è chi ravvisa contraddizioni in questa scelta, se consideriamo che nel sud Italia almeno il 40% delle abitazione è abusiva, quindi sprovvista di qualsivoglia documentazione tecnica e che il 50% delle scuole italiche statali non risulterebbe a norma.
L’azione dei Servizi Sociali e del Tribunale appare doverosa, dopo le segnalazioni giunte, ma è lecito o no chiedersi se siano stati usati “due pesi e due misure”? Da un lato due genitori che hanno deciso di vivere in simbiosi con la natura, garantendo l’istruzione parentale ai tre figli, garantendo condizioni e abitudini di vita non diverse da tante famiglie di campagna fino a pochi decenni fa (bagno all’esterno dell’abitazione, carenza di acqua corrente, assenza di impianto di riscaldamento,…); dall’altro, siamo circondati da condizioni di vita “all’avanguardia” che sostengono un sistema pieno però di contraddizioni, abusivismi, violenze fisiche e psicologiche, patologie psichiatriche crescenti, vera solitudine, alienazione, insoddisfazione . Quanto vengono contrastate con vigore queste situazioni?
Lo stato intende prevalere su diritti non negoziabili, quello alla vita, quello alla felicità, quello all’educazione che sono personali, genitoriali, familiari. Non facciamo che le istituzioni appaiano lontane dalla vita reale, dai beni essenziali, e che spesso operano semplicemente per giustificare la propria esistenza.