Quel breviario di Miglio e la macroregione alpina

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di Fulvio Curioni – Assago, 1993. Il Professore delinea quel decalogo utile a realizzare il federalismo quale forma di gestione democratica della cosa comune, quella “res pubblica” così sputtanata in questi settatt’anni e nel contempo declamata quale sacra fonte alla quale attingere le norme civiche e democratiche del nostro bel paese. Orbene, tre repubbliche federali, del Nord, dell’Etruria e del sud, una ben delineata articolazione atta a gestirne l’ordinamento economico, etico e politico, prevedendone il concetto di residuo fiscale rimasto ad oggi ancora inevaso e fumosamente asserito al potere centrale o romano dir si voglia. Già, ad oggi, nonostante referendum popolari celebrati, ancora privo di efficacia! Infatti il cuore istituzionale, il nostro comune senso civico, il nostro appartenere, resta ancora ferito ed indefinito nella sua coscienza più profonda, poiché la costituzione del ’47, arrivata ormai al capolinea, non credo possa reggere ancora alle future elezioni politiche del 2023, poiche’ implosa su se stessa. Implosione accertata sia a livello economico quanto a livello giudiziario quanto a livello amministrativo, priva quindi di quelle riforme fondamentali auspicate da tutte le forze attuali politiche, volute, ma altrettanto temute, in quanto profondamente rivoluzionarie di quello “status” politico ormai obsoleto ed incapace di un pragmatismo indispensabile a sopravvivere a se stesso.

Una grande sfida ci attende, in una aggregazione di donne ed uomini, detentori di liberi pensieri e quindi forti di una memoria storica ed un progetto concreto: render federale il nostro paese, fornendo strumenti e risposte idonee alla globalizzazione già presente in Europa, dando perciò corpo ed anima alla macroregione alpina, ambito territoriale vocato a rendere nobile e reale la profezia Migliana.

Il Professore quindi dal ’93 profetizzava quanto accade ora, con la speranza per tutti noi, come dopo il tunnel nel quale siamo inseriti, potremo vedere una luce federale, e non l’abbaglio di un treno che ci stenda senza se e senza ma, al nostro becero e piccolo destino.

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